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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 0:33 - Lettori online 401
RAGUSA - 04/02/2008
Attualità - Ragusa - Un problema che in Sicilia riguarda 55mila persone

Oltre 3mila precari in provincia:
circa il 60% lavora in nero

Stipendi che oscillano dai 700 agli 800 euro Foto Corrierediragusa.it

In Sicilia, ci sono circa 55.000 precari di lunga/media durata. Detto così, il numero è alto, ma espresso in percentuale il problema del precariato in Sicilia, riguarda circa l’ 1% della popolazione. Sarà sicuramente per questa singola unità che la risoluzione del problema, viene procrastinata dal 1989, quando partirono i famosi progetti dell’articolo 23, divenuti poi LSU, LPU, ASU, EX ASU, e poi , come se non bastasse , vi si aggiunsero i CO.CO.CO.

In provincia di Ragusa, i numeri sono alti in proporzione agli abitanti, si parla di circa tremila unità precarie, che hanno già oltrepassato la soglia dei quarantanni. Lo stipendio medio di un precario, oscilla da € 690/00 a € 800/00 al mese. Infatti, quasi il 60% è obbligato ad una seconda attività, possibilmente in nero.

Il problema dunque abbraccia 4 livelli di discussione: il primo, riguarda l’insufficienza evidente dello stipendio con tutto ciò che ne consegue. Il secondo riguarda la situazione contributiva, poiché essendo quasi tutti contratti di lavoro part-time, ci vuole il doppio degli anni, per raggiungere il minimo pensionabile.

Il terzo, è quello del lavoro doppio a nero, che se da un lato aiuta economicamente le famiglie «precarie», dall’altro toglie occupazione ai disoccupati, e non produce introiti allo stato, visto che è lavoro nero. Il quarto livello di discussione, concerne la mancanza di competitività che investe tali precari che, essendo impiegati da circa ventanni, hanno perso altre occasioni che invece sono riservate ai nuovi diplomati e laureati che hanno agevolazioni maggiori per entrare nel mondo del lavoro.

Infatti, sebbene i concorsi abbiano eliminato i limiti di età, vengono ovviamente privilegiati i giovani. Non solo. Questi tipi di contratti applicati ai precari, sono a tempo determinato, il che per legge non consente la ricostruzione di carriera fin quando non viene stipulato un contratto a tempo indeterminato? Quando si dice tempo perso. E adesso, viene il bello della discussione.

Chi dovrebbe risolvere questo ventennale problema? A sentire i nostri politici, locali, regionali, nazionali, tutti sono disposti a parole a mettere la parola fine, ma nei fatti la «palla» del precariato, viene fatta rimbalzare da su a giù, da destra a sinistra. Adesso si aprono tutte le campagne elettorali , locali, regionali e nazionali. Scommettiamo che tutti metteranno come primo punto all’ordine la stabilizzazione dei precari? Se è così, nessuno dirà cose originali.