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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:31 - Lettori online 1355
RAGUSA - 25/09/2011
Attualità - Intervista del Corriere di Ragusa.it al diplomatico - imprenditore

Le prime 2 settimane di Gambuzza da presidente della Camera di Commercio

Le nuove strategie per aggredire la crisi? «La Camera di Commercio vuole essere ambasciatrice di sviluppo nel territorio. Niente finanziamenti a pioggia, ma solo per progetti utili. Io erede di chi? Roccella mi ha svezzato, Tumino formato»
Foto CorrierediRagusa.it

Sandro Gambuzza (foto), nato a Scicli 49 anni, sposato, un figlio, studi universitari all’Elliot College dell’Università di Kent a Canterbury, una laurea in Economia, parla e scrive inglese e spagnolo, imprenditore, titolare dell’azienda agricola «Piombo». Gambuzza è già da due settimane il nuovo presidente della Camera di Commercio di Ragusa. Se non avesse fatto l’imprenditore? «Mi sarebbe piaciuto intraprendere la carriera diplomatica- risponde il neo presidente- invece sono diventato imprenditore senza accorgermene, destinato a seguire i consigli di papà e le aziende agricole di contrada Piombo».

In effetti, il piglio del diplomatico Sandro Gambuzza ce l’ha nell’eleganza griffata, nel portamento anglosassone e nel bon ton in generale. Da rappresentate della Confagricoltura, categoria sindacale che tutela i datori di lavoro insieme a Cia e Coldiretti, non perde la calma neanche quando discute di cartelle pazze o di contributi esosi che strozzano il comparto, né sbatte le nocche sul tavolo per fare valere le sue ragioni, caratteristiche rozze e sanguigne di chi, a corto di idee e diplomazia, vuole solo intimorire la controparte. Sandro Maria Gambuzza, parla e si esprime con un filo di voce, idee chiare e persuasive, non s’irrita e non fa perdere le staffe a chi sta dall’altra parte del tavolo. Anche coloro non l’hanno votato affermano: «E’ l’uomo giusto per la Camera di Commercio».

Presidente, l’evento merita un’intervista a 360°.
«Io preferirei attendere l’elezione della giunta camerale fissata per il 4 ottobre. Dopo possiamo sviscerare qualsiasi problema da tutti i punti di vista».

D’accordo. Da chi è formata la giunta
«Quattro membri rappresentanti di Agricoltura, Commercio, Industria e Artigianato. Vengono eletti dal Consiglio camerale in un’unica votazione a scrutinio segreto».

Lei è il primo presidente che proviene dal settore agricolo.
«E’ vero. Essendo questa una provincia ad alta vocazione agricola, mi sento caricato di particolari responsabilità. Ma anche gli altri comparti hanno bisogno di grande attenzione».

Giuseppe Cascone voleva la riconferma; Angelo Chessari sperava di sedere al suo posto. Poi i colpi di scena, gli accordi trasversali, la spaccatura della triplice agricola: la sua candidatura è stata imposta oppure è entrata in punta di piedi?
«Mi è stata chiesta la disponibilità. Ho detto sì, ma anche di essere pronto a ritirare il mio nome qualora si fosse trovato un accordo unitario su un altro».

Domanda ovvia, che attende risposta anche scontata. I rapporti con Cascone come sono?
«Libero di credere o no: i rapporti con Cascone sono ottimi, ma anche con tutti gli altri. Del resto sono già stato in giunta, conosco bene i meccanismi dell’ente camerale. Di chi mi sento erede? Posso affermare con certezza che Riccardo Roccella mi ha svezzato e Pippo Tumino mi ha valorizzato».

Dalla politica si tiene a debita distanza?
«Sono stato per due legislature consigliere comunale a Scicli con una lista civica».

Basta e avanza?
«No, io non parlo male della politica, mi ha fato crescere e mi ha formato nei rapporti interpersonali e relazionali».

Come intende governare nei prossimi anni?
«Ma non abbiamo detto di risentirci dopo il 4 ottobre?»

Vero…, ma ormai che ci siamo consideriamo questa chiacchierata solo un antipasto. Cosa cambierà rispetto al passato?
«La Camera di Commercio non riceve solo dentro il palazzo, ma deve andare a fare visite a domicilio, presso i comparti, per verificare sul posto lo stato di salute delle imprese dei settori. Dobbiamo intercettare i bisogni e le esigenze del sistema. Se mi fa passare un termine diplomatico, la Camera di Commercio vuole essere ambasciatrice di sviluppo del territorio».

Parliamo delle aziende in crisi, di quelle che aprono e chiudono a velocità supersonica. Delle aziende fallite vere e di quelle fallite per finta?
«No, a questa domanda vorrei rispondere un’altra volta con dati alla mano. E’ un argomento delicato, mi permetta di svilupparlo successivamente».

Per ora è impegnato nei saluti di cortesia, dopo riceverà le visite per richieste di aiuto.
«La Camera di Commercio non vuole essere il dodicesimo ente locale che spalma finanziamenti alla cieca. Non ci sono soldi per progetti inutili. Ogni uscita vuole ottenere un feedback preciso e volto allo sviluppo economico del territorio in generale».