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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:51 - Lettori online 1151
RAGUSA - 15/09/2011
Attualità - Si è aperto l’anno scolastico, finirà il 12 giugno, popolazione scolastica stabile in provincia

In 42 mila in classe. Proteste e tagli: la scuola arranca

Nei dodici comuni 78 istituti in tutto; 8 mila studenti nelle scuole dell’Infanzia, 15.500 alle elementari, 10.700 alle medie, 16 mila alle superiori
Foto CorrierediRagusa.it

800 mila in Sicilia, poco più di 42 mila in provincia di Ragusa distribuiti su 78 istituti; oltre ottomila nelle scuole dell´infanzia, 15.500 nelle scuole primarie, 10.700 nelle medie inferiori ed infine quasi 16 mila negli istituti superiori. Per tutti questi studenti stamane è il primo giorno di scuola.

Contrariamente agli altri anni solo poche scuole in tutta la Sicilia ed anche in provincia che hanno anticipato le lezioni preferendo attenersi al calendario regionale. Questo prevede la prima vacanza per Tutti i Santi, il 1° novembre, l’8 Dicembre , e poi Natale dal 23 dicembre al 9 gennaio, Pasqua dal 5 al 10 Aprile. Confermata la festa dell’Autonomia siciliana del 15 maggio; mentre l’ultimo giorno di scuola sarà il 12 giugno. Le scuole hanno programmato autonomamente alcuni giorni di sospensione dell’attività didattica in coincidenza di ponti o ricorrenze come il Carnevale o la festa del patrono che da quest’anno non rientra nel calendario ufficiale.

In provincia l’anno che si apre non è diverso dal punto di vista occupazionale da quelli precedenti o almeno dagli ultimi tre. Così al taglio di 400 unità di tre anni fa ed altrettanti dello scorso anno si aggiungono i 352 del 2011 per una cura dimagrante che ha effetti devastanti sull’occupazione e sulla qualità didattica. Per molti precari l’anno è cominciato all’insegna delle proteste, dello sciopero della fame, dei sit – in ed anche Ragusa è stata l’epicentro delle manifestazioni con personale precario che si è ritrovato senza posto dopo tanti anni nonostante, come riferisce il sindacato autonomo Gilda, in provincia c’è una mancanza di 122 posti di docenti di sostegno, 92 collaboratori scolastici, 70 assistenti amministrativi, 31 assistenti tecnici. Anche per i docenti non va meglio perché nella scuola dell’Infanzia ci sono stati solo 39 immissioni in ruolo e nessuna alle elementari, solo 37 i posti di sostegno rispetto ai 58 dello scorso anno. E’ andata un po’ meglio alle superiori con 51 ammissioni in ruolo ma non è rimasto nulla o quasi per gli incarichi annuali.

Non ci sono cattedre libere ed è rimasto solo qualche spezzone; i giovani dovranno accontentarsi di supplenze per maternità o malattia per lavorare e non sono stati pochi che hanno scelto di andare al Nord nonostante il clima non facile imposto dalla Lega. Il tutto perché i parametri imposti dalla riforma Gelmini, ovvero il rapporto tra personale e numero di alunni, è stato alzato con tutte le conseguenze del caso. Negli istituti superiori inoltre si entra nel secondo anno della riforma che diminuisce di fatto il tempo orario, ovvero l’orario che gli studenti restano a scuola, e quindi calano le cattedre a disposizione. Diritto e Lettere le materie più falcidiate. La qualità didattica non migliora neanche con la reiterazione delle presidenze affidate in reggenza per le scuole sottodimensionate con i dirigenti obbligati a fare la spola tra gli istituti assegnati.

«La situazione è molto difficile» dice Salvatore Brullo della Cgil. E non serve a molto la solidarietà del presidente della provincia Franco Antoci ai precari in lotta così come quella esternata in questi giorni da altri rappresentanti istituzionali. Partiti e parlamentari dovrebbero provvedere con i loro voti ed i loro interventi al momento della formulazione delle leggi in parlamento e nelle sedi opportune piuttosto che solidarizzare poi a cose fatte.

La scuola dunque riparte con il suo carico di problemi ma ha dalla sua la forza di una classe docente sin larga parte motivata e preparata, che lotta quotidianamente sul campo per risolvere problemi spiccioli come fotocopie e libri, pur avendo tutti i motivi per essere demotivata e disillusa. Ma per una scuola di qualità, di livello europeo, competitiva, come vuole il ministro Gelmini, tutot questo non può bastare; ci vogliono risorse, un progetto,e soprattutto la convinzione che la scuola è un patrimonio di tutti e del Paese innanzitutto e su questa bisogna investire.