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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 539
RAGUSA - 26/08/2011
Attualità - L’Asp nella tempesta sanitaria discute di piani e di rapporti con l’informazione

Morti sospette e accorpamenti di reparti, l’Asp detta regole alla stampa!

Catalano direbbe: meglio morire nel pronto soccorso più vicino, o campare in quello più lontano e meglio attrezzato? La Direzione sanitaria si difende dalle critiche Foto Corrierediragusa.it

Dal collegio di Direzione dell’Asp che si è svolto ieri e dal successivo comunicato stampa che è stato inviato abbiamo appreso due cose: che si sono «insediati i nuovi membri» (chi e dove?) e che i rapporti fra organi di informazione e azienda sanitaria sono critici. Vero o falso? Tutto inizia dalle morti improvvise avvenute negli ospedali di Vittoria e Ragusa in questo tragico mese di agosto. La nostra anticipazione riguardo all’accorpamento dei pronto soccorso di Scicli e Comiso con Modica e Vittoria, dopo, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Da parte di questa testata giornalistica non c’è nessun preconcetto né criticità verso la Direzione generale di piazza Igea. Se raccontare fatti di cronaca e dire che la magistratura ha aperto inchieste nei confronti dei sanitari in conseguenza di morti sospette significa alterare i rapporti d’informazione con l’azienda, allora siamo davvero usciti fuori dal seminato.

Non servono comunicati stampa che assomigliano a trattati accademici socio-psicologici sulla comunicazione, come a voler dare lezioni sui «modi» e sui «tempi» d’intervento, o meglio ancora indicazioni su ciò che si può scrivere e su quello che di deve omettere. Non abbiamo accertato responsabilità, né condannato medici. Tali compiti non rientrano fra le prerogative dei giornalisti. Quando i magistrati diranno che sulle morti di quegli sventurati la sanità non c’entra, lo scriveremo con grande gioia e a caratteri cubitali.

«La Direzione dell’Asp di Ragusa- scrive il direttore Ettore Gilotta (foto) o chi per lui- è aperta a qualunque suggerimento e indicazione su temi, anche nodali, come la dotazione organica, gli accorpamenti strutturali, la gestione delle risorse e quant’altro». Accettiamo l’invito.

Al di là delle piazzate di sindaci e deputati, a cui siamo abituati, ogni qualvolta si parla di modificare qualcosa dell’esistente, siamo d’accordo con le anticipazioni che ci ha fornito il direttore sanitario Pasquale Granata, che presupponiamo siano state autorizzate dal direttore Ettore Gilotta, in merito all’inutilità di lasciare in vita reparti doppioni e geograficamente troppo vicini. Non siamo per gli sprechi ma per accorpare strutture di prima linea distanti appena 6 chilometri! E’ il piano voluto dal governo Lombardo? I deputati che adesso ringhiano a difesa del territorio non sostengono forse il governo Lombardo? A che gioco giochiamo?

Questa degli accorpamenti dei reparti doppioni e inutili è storia vecchia che comincia dai tempi della Ausl e che mai nessun governo regionale e manager sanitario, dai tempi di Carmelo Oliva, hanno avuto il coraggio o la volontà di affrontare. Al primo urlo della piazza è stata resa incondizionata. Una patata bollente consegnata al successore. Quando si accettano incarichi di responsabilità così elevata o si ha il coraggio ed attributi per realizzare i progetti o si persegue l’istituto delle dimissioni, tanto i manager durano in carica non per meriti ma fino a quando cade in disgrazia il governatore che li ha nominati. I problemi sanitari non si risolvono introducendo ticket, tagliando mezzi e attrezzi e non assumendo medici disoccupati che vorrebbero lavorare: si eliminano togliendo qualcosa a chi ha troppi privilegi per favorire chi ne ha pochi, come vorrebbe la legge della solidarietà.

Tagli, riforma, accorpamenti, razionalizzazione; scegliete il vocabolo migliore, mettetevi attorno a un tavolo, direttori, medici e politici, e alzatevi quando avrete deciso la cosa più saggia senza usare i bisturi: solo per il bene del malato. Da parte mia non vorrei arrivare nel più vicino pronto soccorso e morire perché manca un bravo medico o un apparecchio ad alta tecnologia, ma in quello più attrezzato a salvarmi la vita.


Comunicato stampa. Sanità iblea.
28/08/2011 | 14.57.45
salvatore Rando

Mi permetto evidenziare il comunicato stampa riguardante la sanità Iblea.

In questi ultimi tempi, purtroppo, alcuni decessi avvenuti nelle strutture dell’ASP di Ragusa hanno provocato una serie d’interrogativi sulla sanità iblea. Molti altri decessi sono rimasti nell’anonimato è giunta l’ora di fare chiarezza e di intervenire nelle sedi opportune per modificare questa «p*****ata» di riforma sanitaria (sono stato accusato da parte di chi oggi fa finta di indignarsi: linguaggio scurrile) che anziché migliorare la sanità siciliana ha peggiorato i servizi esistenti come era prevedibile. Ovviamente la Magistratura farà il suo corso per rispetto ai familiari delle vittime e alla stessa istituzione dell’ASP di Ragusa.
Chi ha addossato la responsabilità alla Direzione Generale, come ha fatto qualche perditempo chiedendone le dimissioni, farebbe meglio a stare zitto e chiedersi perché, quando fu lanciato l’allarme durante la discussione sul piano di riordino non è intervenuto per frenare quelle scelte che ha visto la provincia di Ragusa la più penalizzata?
La pianta organica dell’ASP di RG legata ai posti letto al 2,2 per mille p.l. abitanti rispetto al 3,5 p.l. come in tutto il resto del Paese ha ridotto i servizi e i reparti di personale medico, infermieristico ed ausiliario, che non riesce a lavorare con serenità ed è continuamente costretto a lavorare sotto stress.
Qualche tempo fa, c’è stata un’audizione in VI° Comissione all’ARS, dove si decise di avanzare delle proposte all’Assessore alla Sanità per migliorare o correggere alcune criticità: personale, reparti e posti letto. Ebbene erano presenti alcuni deputati, alcuni sindacaci, le OO.SS. e la Direzione dell’ASP: a tutt’oggi non è emersa alcuna proposta!
Non sono più i documenti a cambiare le cose ma occorre un’iniziativa forte e decisa, direzione Palermo, alla quale devono partecipare tutti i parlamentari (maggioranza e opposizione), Presidente della Provincia, Sindaci, le OO.SS., l’Ordine dei Medici, la FIMMG, e ovviamente la D.G. dell’ASP; devono incontrarsi, ed avanzare una proposta credibile all’Assessore per modificare i parametri, che non sono appropriati al territorio.
Assistiamo a tante proposte per riempire le pagine dei giornali, a partire da presunti accorpamenti o di lasciare invariate le cose, a cominciare dai Pronto Soccorso che così come sono organizzati non tutelano e non garantiscono la salute dei cittadini.
Quando si dice difendere una struttura o potenziarla, si deve pensare, o no, quali servizi occorrano a supporto per garantire il cittadino oltre alle semplici risorse?
Si è mai parlato alla gente, spiegando che le cose inutili sono dannose per la salute delle persone? Un P.S. può funzionare con poche unità di personale medico ed infermieristico, quando non si riesce a garantire i turni per le 24 ore? Qualcuno è mai stato negli ospedali come ad esempio a Modica, dove a quasi mezzanotte c’è una ressa di persone che devono essere visitate ed un solo medico e qualche infermiere, che non sono in grado di garantire una assistenza decente? E le emergenze sbarchi che hanno necessità di essere seguite prestando soccorso è stato spiegato all’Assessore che deve più attenzione a questo fenomeno che non è più casuale? E con quali risorse e personale?
Sarebbe auspicabile che la Politica pensasse di fare un solo ospedale con almeno 800 p. l. e trovare tutto ciò che serve nello stesso ospedale, ma finché questo non accade, occorre che i tre poli ospedalieri vengano organizzati al meglio integrandosi; individuare dei poli di eccellenza (senza avere la presunzione di primeggiare a «ghi pensi mì») aumentando i p.l.. e personale anziché avere doppioni che non servono. Gli ospedali di Comiso e Scicli potranno integrare l’offerta sanitaria nel campo della riabilitazione e della lungodegenza e delle cose possibili senza far correre rischi hai cittadini.
Fare le cose normali in questa provincia è ancora possibile? Lo sportello della salute dello SPI CGIL ci vuole provare assieme alla Confederazione. Il tavolo tecnico parli, per una volta, della vita delle persone e si faccia il possibile per rasserenare i cittadini e trovare le giuste risposte ai bisogni di salute.
Modica, 25/08/2011
Sportello Salute SPI CGIL
Salvatore Rando