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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 1071
RAGUSA - 06/07/2011
Attualità - Il rapporto Ires sullo stato dei rapporti tra comunità straniera e locale

Ragusa quinta provincia in Italia per il rischio di conflittualità sociale

L’occupazione stanziale in agricoltura attenua i conflitti, condizione abitativa precaria
Foto CorrierediRagusa.it

Ragusa è una provincia ad alto rischio di conflittualità sociale rispetto al rapporto tra comunità locale e straniera. La provincia iblea è al quinto posto nella speciale classifica nazionale elaborata dall’Istituto ricerche economiche e sociali, Ires, in collaborazione con la Cgil. Ragusa è infatti preceduta solo da provincie molto «calde» quali Caserta, Crotone, Napoli e Siracusa. Ragusa inoltre è al secondo posto per il peggior indice di qualità d´insediamento della popolazione immigrata e al terzo in quello relativo alla qualità sociale, che tiene in considerazione i servizi a disposizione, abitativi e non, inclusione sociale e integrazione con le comunità locali.

Va meglio invece per lo sviluppo occupazionale ed economico visto che i lavoratori stranieri trovano spazio nel mondo del lavoro limitando così il rischio di conflittualità sociale così come è accaduto in altre realtà come Rosarno dove nel 2010 scoppiò la rivolta dei lavoratori immigrati. Proprio partendo dai fatti di Rosarno è partita l’indagine della Cgil e dell’istituto di Ricerca che ha redatto il rapporto su «Immigrazione, sfruttamento e conflitto sociale».

Giuseppe Scifo, segretario della Cgil di Vittoria ed esperto di immigrazione del sindacato, valuta così l’aspetto occupazionale in provincia soprattutto nel campo dell’agricoltura: «L’occupazione in provincia è stanziale e non legata dunque ai flussi stagionali delle produzioni agricole che vedono un´elevata concentrazione di immigrati in alcuni periodi dell´anno. Questo aspetto allontana alcuni rischi di conflitto sociale, come il caporalato o altre forme di sfruttamento ma la situazione resta problematica rispetto a diritti dei lavoratori, salario e condizioni sociali».

La provincia non figura tra i quattro casi di studio scelti dal rapporto Ires per l´approfondimento, in un Mezzogiorno d´Italia dove non mancano le aree ad alto rischio, ma resta una realtà da monitorare, anche a causa della evoluzione dei flussi migratori: «Negli ultimi anni la composizione dei lavoratori stranieri ha subito un cambiamento drastico – dice Scifo –. A Vittoria, primo comune a vocazione agricola del territorio, con oltre diecimila lavoratori nel comparto, nel 2006 erano 36 i lavoratori di origine romena contro oltre 1400 tunisini; in pochi anni i lavoratori romeni sono diventati 1120.

A questo turn-over si accompagnano spesso condizioni di lavoro peggiorate per gli stranieri, rispetto ad orari e salario, aspetto che rappresenta una possibile base di conflitto sociale, non solo tra etnie diverse, ma anche nei rapporti con le comunità locali. La difficile situazione lavorativa e sociale degli immigrati – conclude Scifo – va abbattuta attraverso azioni che contrastino lavoro nero e sfruttamento, e una politica di integrazione in condizioni di prossimità, da parte di istituzioni e categorie produttive e sindacali che coinvolgano tutto il territorio».

Le istituzioni da parte loro hanno risposto a questi cambiamenti con progetti di assistenza e di inclusione. Diversi i progetti europei che sono avviati dalla Prefettura di Ragusa ma anche le iniziative della Caritas e di altre associazioni hanno favorito l’integrazione della popolazione straniera. Molto tuttavia resta ancora da fare in termini di edilizia, istruzione e di assistenza sociale soprattutto per capire le reali dimensioni di un fenomeno che resta sostanzialmente sotto controllo.