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RAGUSA - 07/06/2011
Attualità - Le rassicurazioni del sottosegretario allo Sviluppo Economico Catia Polidori

Polidori: "Niente perforazioni al largo delle coste iblee"

"La recente notizia dell’imminente esecuzione di perforazioni per ricerche di giacimenti petroliferi nel Canale di Sicilia, ad opera della Northern petroleum, è destituita di ogni fondamento" Foto Corrierediragusa.it

E’ destituita di ogni fondamento la notizia circa l’imminente esecuzione di perforazioni per ricerche di giacimenti petroliferi nel Canale di Sicilia ad opera della Northern Petroleum. Ad affermarlo è il sottosegretario allo Sviluppo economico Catia Polidori (foto), rispondendo alla interpellanza del esponente del Pd, Angelo Capodicasa. Tirano, quindi, un sospiro di sollievo gli ambientalisti, gli operatori del turismo e quanti sono contrari alle trivellazioni nelle viscere della Terra, alla ricerca di idrocarburi nel Canale di Sicilia.

"La zona di mare – afferma la Polidori - comprendente il Canale di Sicilia è da sempre interessata da programmi di ricerca da parte di numerosi operatori, tuttavia, dal mese di agosto 2010 sono entrate in vigore le rigorose misure restrittive particolarmente incisive sull’attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi nei mari italiani, che hanno introdotto il divieto assoluto di ricerca, prospezione ed estrazione di idrocarburi all’interno delle aree marine e costiere protette e per una fascia di mare di 12 miglia attorno al perimetro esterno delle zone di mare e di costa protette".

Inoltre, "le attività di ricerca ed estrazione di olio – continua la Polidori - sono vietate nella fascia marina di 5 miglia lungo l’intero perimetro costiero nazionale. Al di fuori di queste aree di divieto dunque, le attività in questione saranno tutte sottoposte a Valutazione di Impatto Ambientale, sentiti gli Enti territoriali costieri interessati che potranno esprimere il proprio avviso ed eventuali opposizioni".

Al momento, sul tavolo del sottosegretario sono arrivate 29 istanze di ricerca, di cui sedici fuori dalle zone di divieto e quindi possono proseguire nell’iter, otto dentro e quindi rifiutate, cinque al confine della linea di demarcazione fra le due aree, che andranno ridotte. In particolare, la Northern Petroleum è titolare di due permessi già approvati di ricerca per idrocarburi nel canale di Sicilia ma ha ottenuto la sospensione del decorso temporale e, conseguentemente, anche la sospensione delle attività programmate.

Altre compagnie petrolifere hanno fatto richiesta di sondare i fondali. La Shell, ad esempio, titolare di sei permessi, ha presentato tre istanze di sospensione del decorso temporale e, quindi, delle attività programmate, mentre per le altre tre è stato chiesto il differimento del termine di perforazione del pozzo esplorativo al marzo 2012, scadenza indicata in ogni permesso che, però, necessita di ulteriori autorizzazioni le quali, allo stato attuale, non dovrebbero essere concesse.

La Regione Sicilia ha, altresì, manifestato la netta contrarietà al rilascio di titoli per idrocarburi presenti e futuri, e sono inoltre pervenute al ministero dello Sviluppo economico diversi pareri contrari da parte dei Comuni di Racalmuto e Ragusa per l’attuazione del programma relativo alle trivellazioni nel Canale.

Non è tutto rose e fiori, comunque. Una nuova «minaccia», oltre alla provvisorietà dello stop per i mandati esplorativi, spaventa ambientalisti e operatori nel campo turistico, soprattutto per chi risiede nelle province di Ragusa, Siracusa ed Agrigento. Il Governo maltese, infatti, ha autorizzato, lo scorso 1. giugno, la compagnia petrolifera italiana Mediterranean Oil & Gas a prolungare il periodo relativo alle esplorazioni per i prossimi 18 mesi nelle proprie acque territoriali. "Siamo molto lieti – è scritto in una nota - di aver raggiunto un accordo con il governo di Malta al fine di estendere la fase di esplorazione per tutti i blocchi di «Zona 4» - ha detto la società - Gli ulteriori 18 mesi ci permetteranno di progredire la nostra analisi della superficie e, auspicalmente, identificare gli obiettivi di perforazione che riteniamo utili alla causa".

Per la precisione, «Zona 4» si trova in un’area a dieci miglia marine a sud di Malta, a 22 miglia circa dalla costa iblea. Ma è chiaro che, se la compagnia italiana riuscisse a trovare i giacimenti di idrocarburi, si creerebbero le condizioni per ulteriori perforazioni lungo il Canale di Sicilia.

Sulle trivellazioni fuori dai confini nazionali, il presidente della commissione Ambiente del Senato, Antonio d’Alì, ha le idee chiare. Il Senatore d’Alì ha, difatti, ricordato "la necessità – dice - di applicare integralmente la Convenzione di Barcellona per garantire la tutela dell’ambiente marino. In «estrema ratio», la via diplomatica. Ci associamo, difatti, a proteste e preoccupazioni, ma oltre le dodici miglia marine dalle coste, in acque internazionali, occorre agire per vie diplomatiche".