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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:51 - Lettori online 817
RAGUSA - 11/03/2011
Attualità - Ragusa: sul ruolo del conciliatore gli avvocati accendono un interessante dibattito

Conciliazione, scontro tra avvocati favorevoli e contrari

Al legale Guglielmo Barone, componente dell’Associazione nazionale giovani avvocati, risponde l’avvocato Maria Antonietta Miccoli dell’Angec

I nostri articoli sul corso dell’Angec che forma i nuovi conciliatori ha suscitato un forte dibattito all’interno del quale emergono i favorevoli e i contrari a questa nuova figura voluta dal legislatore. Registriamo la posizione dell’avvocato Guglielmo Barone, componente della giunta nazionale dell’Associazione italiana giovani avvocati; e dell’avvocato Maria Antonietta Miccoli, rappresentante dell’Angec.

A proposito dell’articolo sulla Conciliazione scrive l’avvocato Guglielmo Barone: «Il servizio presenta solo aspetti positivi di un nuovo istituto che, ad onta di quello che si afferma, avrà i seguenti effetti negativi: l’obbligatorietà della mediazione finalizzata alla conciliazione limita la tutela processuale ed impedisce di fatto l’accesso immediato dei cittadini alla tutela giudiziaria prevista dalla Costituzione;
- la mancanza dell´obbligo di assistenza di un avvocato rischia non solo di pregiudicare il principio di eguaglianza, ma anche di comprimere i diritti di difesa;
- l’obbligo di esperire il tentativo di conciliazione dinanzi agli appositi organismi costringe le parti in lite a sostenere un costo anche nel caso in cui la conciliazione fallisca;
- la possibilità di ricorrere ad un qualunque organismo territorialmente competente espone la parte resistente al rischio di non potersi difendere nei confronti dei poteri forti (banche, assicurazioni, società di telecomunicazioni) che già si sono attrezzate sul territorio.
In buona sostanza partire dal 21 marzo i cittadini che vogliano agire in giudizio non dovranno più rivolgersi al tribunale forti di assistenza legale ma dovranno rivolgersi ad una società di mediazione privata. Obbligatoriamente, non volontariamente, senza possibilità di scelta.
Per questi motivi gli organismi dell´avvocatura civile nazionale hanno deliberato una astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria dal giorno 16 marzo 2011 al giorno 22 marzo 2011, nel rispetto della normativa di legge in materia di "autoregolamentazione».

Secondo il punto di vista dell’avvocato Maria Antonietta Miccoli, le cose stanno in questo modo: «La tutela processuale dei cittadini non risulta limitata, ma ampliata, perché gli si dà uno strumento in più per potere risolvere le controversie. Infatti, l´art. 24 Cost. garantisce a tutti l´accesso alla giustizia per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi, ma oggi il processo non sembra essere più l´unica strada percorribile per soddisfare i propri interessi, anzi. La garanzia dei propri diritti ed interessi legittimi viene garantita da un lato, dall´essere il processo istituzionalizzato e, quindi, con l´istituzione di un giudice, garante di terzietà ed imparzialità (e da questo punto di vista trova attuazione l´art. 24); dall´altro la tutela dei diritti e interessi dipende anche dalla prontezza che un ordinamento ha di attuare concretamente ed in tempi celeri la tutela del soggetto che vede leso il suo diritto o interesse legittimo.

Da questo secondo punto di vista i tempi lunghi che caratterizzano il nostro ordinamento sicuramente non danno attuazione al principio di garanzia di cui all´art. 24 Costizione. Ne deriva, pertanto, che la predisposizione di strumenti alternativi possono portare i soggetti a vedere risolte le controversie in cui sono coinvolti in molto meno tempo di quanto è previsto per l´ordinario procedimento. In tal modo, inserendo nuovi strumenti risolutivi, si facilita l´accesso alla giustizia, non la si intralcia.

«La mancata assistenza dell´avvocato non comprime i diritti di difesa, perché la mediazione non è un processo, ma anzi se ne differenzia enormemente. Il conciliatore non è un giudice, non decide niente, sono le parti che decidono quindi, non si vede la lesione del diritto di difesa. Peraltro, la parte può sempre decidere di farsi assistere da un avvocato, così come avviene per il Giudice di Pace dove le parti, anche se non obbligate si rivolgono ugualmente all´avvocato per farsi assistere.

I costi che vengono affrontati in conciliazione sono di gran lunga inferiori a quelli che si devono sostenere per un processo, è previsto, inoltre che fino ad una certa cifra le parti possono detrarsi il costo dalla dichiarazione dei redditi, nonché non sono soggetti ad imposta di trascrizione e registrazione se non superato il valore di euro 50.000. Se, peraltro, la conciliazione fallisce le conseguenze relative al pagamento delle spese possono gravare sulla parte che ha fatto fallire la conciliazione, con ristoro, quindi, di chi le ha sostenute.

I cittadini, essendo liberi di decidere l´organismo, possono scegliere quello che, secondo loro, risulta più imparziale, peraltro, il mediatore è obbligato ad una posizione di terzietà rispetto alle parti e l´organismo risponde in prima persona ove questa venga meno. Pertanto, non credo che il cittadino sia indifeso di fronte ai poteri forti».