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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 596
RAGUSA - 28/01/2011
Attualità - Ragusa: non ci si improvvisa «autonomisti» a pochi mesi dalle elezioni

Ragusa provincia autonoma? Una proposta velleitaria

Un vero autonomista non si avventura, alla vigilia delle consultazioni elettorali di Ragusa città capoluogo burocratico-amministrativo, e di Vittoria, città capoluogo economico-produttivo della provincia iblea, in una proposta buttata nella mischia, senza un attento studio di fattibilità, così, tanto per dimostrare di essere autonomisti

Leggo di un sindaco di Ragusa pronto a imboccare la via dell’autonomia, a legare il proprio futuro politico ad una proposta del prof. Giorgio Sortino: non ci credo, nemmeno se lo vedo con i miei occhi. No, no, mille volte no! Nello Dipasquale è persona troppo intelligente per riaprire la partita elettorale (praticamente già vinta), rimettendo tutto in discussione. A meno che non voglia farsi del male da solo, libero di farlo.

L’auspicio di convertire il sindaco di Ragusa ai principi autonomistici è quanto mai un fatto concreto, ma da qui a ritenere che la via da percorrere è quella della provincia autonoma di Ragusa, come gli suggerisce questo suo consulente, è un’altra storia. Tutta un’altra storia!

Vediamo di operare con ordine e metodo. Innanzitutto, partiamo dal consolidato, incontrovertibile: stiamo parlando di una provincia regionale, quella di Ragusa, la cui vita è (o meglio, dovrebbe) essere regolata dalla legge 9/1986, che vive assieme ad altre otto all’interno dei confini geografici di una Regione – la Sicilia – che è regione a statuto speciale fin dal 15 maggio del 1946; successivamente, occupiamoci del quotidiano: il consulente del sindaco Dipasquale ritiene che la provincia di Ragusa, in virtù di «titoli» pregressi (si legge dell’essere stata contea di Modica; di essere stata governata da un conte (converrete che tutto ciò è abbastanza ovvio), che a sua volta era anche vice Re di Sicilia (è accaduto almeno una volta, non era certo una conditio sine qua non); infine, forse oso troppo, ma è d’obbligo: qualcuno ritiene ancora che il mondo non si esaurisce nella pur splendida Ragusa? Qualcuno ricorda ancora che la provincia in parola consta di altri undici comuni, governati da altrettanti sindaci, giunte, presidenti di consigli, consigli comunale, democraticamente eletti?

Ora, l’argomento in sé non lo si può liquidare così, come se il problema non meritasse attenzione e ponderatezza; il vulnus sta, semmai, nella tempistica e nella provenienza della proposta. Mi spiego meglio: un vero autonomista non si avventura, alla vigilia delle consultazioni elettorali di Ragusa città capoluogo burocratico-amministrativo, e di Vittoria, città capoluogo economico-produttivo della provincia iblea, in una proposta buttata nella mischia, senza un attento studio di fattibilità, così, tanto per dimostrare di essere autonomisti.

Pur ritenendo assolutamente fuorviante una proposta del genere, che rischia di apparire assolutamente velleitaria, per il comune sentire dell’Uomo ibleo; proposta che così come appare dalla stampa non è supportata dalla volontà del tessuto economico e produttivo, nonché di quello del mondo associativo, di quello delle professioni, di quello finanziario, di quello giovanile e femminile, etc. Allora perché viene fatta una proposta del genere? Quali sono le motivazioni culturali che sottendono alla formulazione di una siffatta proposta?

In definitiva: a Ragusa, si sta tentando di percorrere una strada autonomista, pur sapendo che la proposta è irricevibile, oltre che velleitaria, per il solo motivo di dare al progetto Pdl una «mano» di vernice autonomista? o ancora, la carta autonomista o pseudo tale serve anche a tentare di convogliare nei confronti del sindaco Dipasquale il consenso di quanti, nell’occasione elettorale, andranno via dal Movimento, a trazione catanese/modicana, dimenticando che quella è un’altra storia: cioè, la plastica dimostrazione di come non si fa autonomismo!