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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 1135
RAGUSA - 17/01/2011
Attualità - Ragusa: il trentenne ha lasciato la moglie e un bimbo di 4 anni

Suicidio Cannì, le prese di posizione delle parti in causa

Il giovane sindacalista lavorava nel supermercato Conad come addetto alle vendite. Il segretario provinciale della Uiltucs, Angelo Gulizia, esprime rammarico profondo dolore. L’intervento di Gianni Di Gennaro (sindacato bancari)
Foto CorrierediRagusa.it

C’erano colleghi, amici e sindacalisti al corteo nel piazzale – parcheggio del centro commerciale Le Masserie di Ragusa, per rendere omaggio a Paolo Cannì (nella foto). Appena sette ore prima erano stati celebrati, nella chiesa di San Pio X, i funerali del trentenne, impiccatosi un mese dopo essere stato licenziato dal supermercato Conad annesso al centro commerciale, dove lavorava come addetto alle vendite.

A quanto pare il licenziamento era scattato perché Paolo Cannì aveva speso 5 euro di buoni sconto per compare un regalino al figlio di quattro anni. Anche altri colleghi della vittima avevano speso i buoni sconto, e avevano chiesto al datore di lavoro lo stesso trattamento riservato a Paolo Cannì. Un gesto di solidarietà collettiva verso un uomo solare e tenace, ma che non ce l’ha fatta a sopportare l’amaro sapore di una umiliazione pretestuosa, decidendo di farla finita lo stesso giorno in cui aveva firmato l’impugnativa al licenziamento assieme al segretario provinciale della Uil Tucs, il sindacato di cui Paolo Cannì era componente attivo.

Forse proprio l’attività sindacale della vittima è stata la causa scatenante del licenziamento, visto che nessun altro dei dipendenti del supermercato che aveva speso i buoni sconto è stato cacciato. Quegli stessi colleghi che ieri sera, nel piazzale del centro commerciale, rivendicando giustizia, hanno salutato con corone di fiori e striscioni il loro caro amico: «Ciao, Paolo».

LA NOTA DELLA PITIMA GROUP
Intanto si registra la replica del consiglio d’amministrazione della Pitima Group, la società che gestisce il supermercato dove lavorava il suicida Paolo Cannì. Stando al contenuto della nota, Cannì sarebbe stato licenziato per giusta causa in quanto era venuto meno il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e dipendente, in quanto quest’ultimo sarebbe stato sorpreso a sottrarre merce dal supermercato, nella fattispecie confezioni di batterie. «In ogni caso – conclude la nota – il rapporto di lavoro era a tempo determinato e sarebbe cessato tra qualche mese».

LA RIFLESSIONE DEL SINDACALISTA GULIZIA
«Questo ragazzo che conoscevo personalmente – dice Angelo Gulizia, segretario generale della Uil Tucs – è come se ci ha lasciato una sorta di testamento, quando si è raccomandato che venisse fatta giustizia per questo suo licenziamento pretestuoso. Ci eravamo sentiti fino a poche ore prima con il ragazzo – prosegue Gulizia – ed insieme eravamo andati dall’avvocato per concordare l’impugnativa contro il licenziamento. Il ragazzo era provato, amareggiato, ma nessuno avrebbe mai potuto neanche immaginare che si sarebbe spinto così oltre. A Paolo non era stata concessa neanche la possibilità di avere un’audizione sindacale con il datore di lavoro

E’ adesso nostro dovere che la morte di questo nostro collega sindacalista non resti impunita. Chi ha eventualmente sbagliato – conclude il sindacalista – deve pagare». Un assurdo episodio che ha rovinato per sempre una famiglia fino ad allora serena.

LO SGOMENTO E LA PRESA DI POSIZIONE DELLA UIL TUCS
«Togliersi la vita a trent’anni. Un dramma di cui non ci saremmo mai voluti, e dovuti, occupare». Il segretario provinciale della Uiltucs, Angelo Gulizia, esprime il proprio rammarico e il profondo dolore per quanto accaduto, in queste ultime ore, ad un giovane operatore, residente a Ragusa, della grande distribuzione.

Il giovane si è impiccato nella sua abitazione estiva in territorio di Santa Croce. Pare che la causa dell´insano gesto sia imputabile al licenziamento, per il quale da qualche giorno il trentenne non riusciva a darsi pace. Del giovane non si avevano più notizie da 24 ore e i familiari ne avevano denunciato la scomparsa. Poi, l´amara scoperta.

«Non vorremmo che tutto ciò – spiega Gulizia – fosse addebitabile solo ai seri problemi di lavoro che il giovane stava attraversando e che lo stesso, in più di una occasione, ci aveva comunicato. Se così fosse, anche perché il ragazzo era a capo di una famiglia con un bambino di pochi anni, sarebbe un dramma in cui ciascuno, per i propri livelli di competenza, deve assumersi le proprie responsabilità.

Ogni giorno che passa, assistiamo a vere e proprie situazioni disperate che ci convincono che ancora non esiste, da parte dei rappresentanti delle istituzioni e della politica, la reale percezione di ciò che sta accadendo. Drammi che si consumano sulle spalle di ciascuno di noi, spesso in maniera silenziosa. Oggi, nell’aver appreso questa notizia, siamo rimasti attoniti, oltre che sconvolti. Non può andare avanti così. Una soluzione, ad un periodo che rischia di diventare ancora più complesso con il trascorrere dei mesi, deve pur essere trovata».

Ad esprimere il cordoglio alla famiglia, a nome di tutta la Uil, anche il segretario generale Giorgio Bandiera. «E’ un episodio limite – aggiunge – che ci fa comprendere ciò a cui stiamo andando incontro. Tra qualche mese il panorama complessivo è destinato a peggiorare perché molte imprese che, finora, avevano fatto ricorso alla Cassa integrazione, non avranno alcuna opportunità di attivare altri ammortizzatori sociali. E quindi non potranno far altro se non licenziare. I drammi che si consumano nelle varie famiglie devono spingerci ad un impegno straordinario. Non vogliamo strumentalizzare il dolore di nessuno. Stiamo dicendo che la situazione nel mondo del lavoro della provincia di Ragusa è gravissima e che in pochi se ne sono realmente accorti».

L´INTERVENTO DEL SEGRETARIO PROVINCIALE DEL SINDACATO DEI BANCARI GIANNI DI GENNARO

Un corteo mesto, silenzioso e composto, quello che nella tarda serata di domenica 16 gennaio, ha sfilato nel parcheggio del centro commerciale di Ragusa di cui Paolo Cannì, sindacalista trentenne della Uil, era dipendente e attivista sindacale di categoria. Poche ore prima, nella chiesa San Pio X si erano svolti i funerali del giovane che ha lasciato la moglie e un bambino di appena 4 anni.

Un gesto estremo quello di «Paolo» che si è impiccato perché non ha retto all’umiliazione che il datore di lavoro gli aveva inflitto, licenziandolo, con l’accusa pretestuosa di avere speso, 5 euro di buoni sconto per comprare un regalo al figlioletto. In segno di solidarietà, altri colleghi della vittima, hanno speso buoni sconto ed hanno chiesto al datore di lavoro di riservare loro lo stesso trattamento riservato a Paolo.

Un drammatico segnale dei tempi quello che si è verificato a Ragusa, un segnale di intolleranza assoluta nei confronti di chi, si espone per tutelare i colleghi nei luoghi di lavoro. Lo scorso mese di novembre la nostra Organizzazione ha manifestato, in segno di solidarietà, nei confronti di un sindacalista di categoria licenziato nella città di Bolzano. Anche in quell’occasione, il datore di lavoro, in questo caso una banca, con un pretesto, ha licenziato un «elemento scomodo», un uomo impegnato a far si che, i diritti dei lavoratori, conquistati in anni di lotte sindacali, non venissero calpestati e annientati di colpo.

Due episodi che si sono verificati in due punti opposti dello Stivale, due episodi che sono sintomatici e che rispecchiano un momento storico molto particolare che stiamo vivendo, e non in una parte definita d’Italia, bensì in una Nazione che si è «drogata» di potere e di denaro, ponendo al di sopra di tutto questi due elementi che consentono un arricchimento sproporzionato di pochi, a scapito di un impoverimento incalzante di tanti. Basti pensare che oggi, dieci famiglie in Italia, rappresentano la ricchezza del Paese che nel frattempo, chiude le fabbriche, delocalizza, licenzia e «imprigiona» le categorie in un contesto sociale di infimo livello.