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RAGUSA - 25/12/2010
Attualità - Da monsignor Paolo Urso e da monsignor Antonio Staglianò

I messaggi natalizi dei Vescovi Urso e Staglianò

Per un Natale all’insegna della riflessione e della speranza

MESSAGGIO DI NATALE DEL VESCOVO DELLA DIOCESI DI RAGUSA MONSIGNOR PAOLO URSO

Buon Natale, amici miei. In questo periodo capiterà tante volte di scambiarci questo augurio. Sarebbe però deludente se fosse limitato a questi giorni; è come se dicessimo "Vi auguro di essere felici, di stare bene, di sperimentare la pace, la serenità e la gioia", ma soltanto per una settimana. Il nostro augurio vuole essere un invito intenso a prendere coscienza di un evento che ha cambiato il mondo e cambia la nostra vita: Dio si è fatto uomo per essere compagno di viaggio lungo le nostre strade. Egli è l´Emanuele, il Dio con noi, il Dio vicino. A Betlemme è nato il nostro Salvatore!
Questo è l´evento che noi contempliamo a Natale, è la forza della nostra esistenza. «Il Natale non è una favola per bambini, ma la risposta di Dio al dramma dell´umanità in cerca della vera pace» (Benedetto XVI, 20.12.2009).

In questo Natale vi chiedo di fare discernimento sul Bambino che è nato a Betlemme. Il vangelo di Matteo ci racconta che mentre il Battista è in carcere, i discepoli gli parlano di Gesù, di ciò che predica e fa. Il Battista aveva presentato «colui che deve venire» come colui che «tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile» (Matteo, 3, 7-12). Invece Gesù ha un comportamento diverso. È esigente e, nello stesso tempo, parla di amore, perdono, misericordia, riconciliazione; guarisce gli ammalati, si avvicina ai lebbrosi, entra nella casa di pagani e peccatori. I comportamenti di Gesù lo disorientano! Invia, quindi, i suoi discepoli da Gesù perché gli chiedano: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù li invita a riferire a Giovanni ciò che sentono e vedono: «I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. Beato colui che non trova in me motivo di scandalo!» (Matteo, 11, 2-6).

Riconosciamo nel Bambino di Betlemme il nostro Salvatore o aspettiamo altri salvatori? Siamo convinti che, scoprendoci ciechi, zoppi, lebbrosi, sordi, morti, Lui è la nostra guarigione e la nostra salvezza? Papa Benedetto ci ha ricordato che altri si sono presentati come salvatori dell´umanità, ma hanno provocato «grande vuoto e grande distruzione» (Omelia, 12.12.2010).

C´è un altro aspetto che può diventare tema di discernimento e che presento con un racconto ebraico: «Un giorno due discepoli corsero trafelati alla casa del rabbi per dirgli che al mercato era rimbalzata la lieta notizia: è arrivato il Messia! Il maestro non si mostrò sorpreso, anzi fece capire subito le sue perplessità. Poi si alzò, aprì la finestra e invitò i due discepoli ad affacciarsi. Giù nella piazzetta si vedevano i soliti mendicanti che chiedevano l´elemosina; un mercante di schiavi vendeva all´asta alcuni giovani della Nubia...; un gruppo di farisei inferociti voleva lapidare una donna sorpresa in adulterio: era lo spettacolo di sempre. Senza commentare, il maestro chiuse la finestra con un sospiro; poi si rivolse deluso ai discepoli e disse: "Non è possibile che il Messia sia venuto; avete capito male"» (F. Lambiasi, Il pane della domenica).

La «credibilità del Natale» dipende anche dalla nostra vita di cristiani. Se tutto continua come prima, è facile che si pensi che il Natale è solo una bella favola! Buon Natale a tutti.

MESSAGGIO DI NATALE DEL VESCOVO DELLA DIOCESI DI NOTO MONSIGNOR ANTONIO STAGLIANO’
Natale è giorno di grande gioia per i cristiani e per l’intera umanità. E’ una
grande festa per il mondo e per la storia degli uomini. Non può essere pertanto ridotta ad estetismo sentimentale. E’ invece tempo per «rinascere» e rivivere nell’amore, attraverso la contemplazione di un Dio che nasce per farsi vedere, di un Dio che non rimane più nascosto, ma si svela. Lo fa per amore. Lo fa perché noi possiamo amarci sempre più e sempre meglio.

Solo l’amore infatti ci risuscita realmente dalle catene del nostro dolore e dalle sofferenze delle nostre alienazioni: così rinasciamo anche
noi, come il Figlio di Dio ogni anno nasce per noi, tra noi e con noi. A Natale, perciò, rafforziamo la nostra fede. La fede è il dono di occhi nuovi su noi stessi, sugli altri, sul mondo, anzitutto perché crea occhi nuovi per vedere «Dio come veramente è».

Ascoltiamo cosa dice il Catechismo della Chiesa cattolica: «Per mezzo della
ragione naturale, l’uomo può conoscere Dio con certezza a partire dalle sue opere. Ma esiste un altro ordine di conoscenza a cui l’uomo non può affatto arrivare con le sue proprie forze, quello della Rivelazione divina. Per una decisione del tutto libera, Dio si rivela e si dona all’uomo svelando il suo Mistero, il suo disegno di benevolenza prestabilito da tutta l’eternità in Cristo a favore di tutti gli uomini. Egli rivela pienamente il suo disegno inviando il suo Figlio prediletto, nostro Signore Gesù Cristo, e lo Spirito Santo» (CCC n.50). Insomma, il «Dio nascosto» (Is 45.15) che nessuno può vedere faccia a faccia (Dt 34,10) e di cui si possono scorgere solo le tracce (Es 33,23), nell’incarnazione del Figlio suo ha comunicato assolutamente il suo
«volto vero», facendo conoscere il «mistero della sua volontà» (Ef, 1,9) volendo
portare gli uomini alla comunione con sè, rendendoli partecipi della sua natura divina
(Ef 2,18; 2Pt 1,14) e trattandoli come amici (Gv 15,14-15)».

Con il Natale, allora non si può più credere in un Dio che sia alla fin fine la
mia idea di Lui: il Dio-idea non ha più diritto di albergare nel cuore degli uomini. Un Dio-altro da come noi lo immaginiamo si rivela e si mostra a Natale, «Dio ha carne, Dio è nella carne». Accogliamo la rivelazione: «il Verbo di Dio si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, a fare la sua tenda tra noi, si è reso nostro compagno di strada». Così, la Sapienza in persona si è edificata una casa tra gli uomini nel seno immacolato di Maria.

Allora, Dio non è lontano, Dio è vicino. Dio non è indifferente alla mia vita,
anzi la considera in ogni istante. Dio non è freddo rispetto al mio dolore e alle mie gioie, tutt’altro, si è fatto carne per poter camminare con me in ogni sofferenza, animando e proteggendo il mio desiderio di felicità: è venuto perché avessimo la gioia in abbondanza.

Carissimi, ho sempre insistito nella mia predicazione (e registro con piacere
che non vi annoiate affatto di sentirlo ripetere di continuo) che il nostro è un Dio corposo. Troppo spesso si dimentica questo aspetto centrale della nostra fede cristiana. Invece proprio questo oggi andrebbe annunciato. E’ questa la buona novella, la bella notizia. In Gesù, Dio è persona vivente nella storia degli uomini ed è «per» gli uomini. Usciamo allora dalla genericità religiosa che presume di rapportarsi a Dio come una vaga idea di infinito o come un tutto che avvolge il mondo. Al contrario Dio è un agente, uno «che parla», «che comunica». La sua Parola è «incarnata».

Afferma la Dei Verbum «Dio esce dal suo silenzio e pronuncia in Cristo la Parola della salvezza che richiede una risposta dell’uomo» (DV 1). Il dialogo con l’uomo è possibile, perchè ogni essere umano è come sintonizzato.

L’inquietudine umana è il segno più chiaro della sua apertura infinita, della sua trascendenza inappagabile. E’ importante però
chiarire la struttura di questo dialogo, perchè non si tradisca la verità di questo incontro. L’uomo è aperto infinitamente, ma Dio «non è» questa apertura infinita. L’uomo è alla ricerca di Dio, ma Dio è libero nella sua gratuita manifestazione. Dio «si mostra» e l’uomo lo può «vedere», «toccare»: nell’esperienza religiosa, l’iniziativa è di Dio. Dio si dà visibilità, egli viene. L’uomo non si può chiudere materialisticamente nel «suo mondo», ha orecchi e occhi per riconoscere Dio come Dio.

Tutta la realtà che lo circonda «simbolizza» la presenza di Dio: i cieli narrano lagloria di Dio.Ecco dunque il significato vero del Natale: accogliere nella fede Gesù è guardare Dio nel suo volto concreto. Natale è rivelazione di Dio come veramente è. Dio ha un «nome», quello che Gesù «mostra» con la sua vita di vicinanza e di solidarietà con e in mezzo agli uomini. La via per incontrare Dio allora coincide con la «condivisione di una esperienza», quella di Gesù: solo Gesù porta al Padre, perchè lo fa conoscere, perchè lo simbolizza sacramentalmente in ogni suo gesto e in ogni sua parola.

Come per Gesù anche per ogni cristiano, il Dio da comunicare e da vivere
non è un idea, un concetto, un sentimento di assolutezza, ma un evento di
incarnazione, una vicinanza vera all’esistenza di ogni uomo, in qualsiasi situazione esso si possa trovare, ricco o povero, intelligente o incolto, potente o ai margini della società, bisognoso o sazio di beni materiali.

Il Dio che in Gesù si dona un volto è, infatti, l’Amore non escludente, ma includente tutti e ognuno. Perciò è un Dio che si lascia incontrare in ogni esperienza di amore che porti le tracce vere e autentiche della sua verità, manifestata nella storia d’amore del Figlio suo, Gesù di Nazareth. Ora, si potrebbero individuare tante esperienze, personali e pubbliche, sia di carattere civile che religioso, dalle quali si evince la tendenza degli uomini a disincarnare Dio per farlo diventare uno strumento a servizio delle proprie comodità.

Questa operazione, purtroppo sempre più diffusa anche tra i cristiani, è tuttavia impraticabile per il cristianesimo: ne costituisce, infatti un tradimento del suo contenuto centrale. In particolare essa si riflette in quella tendenza, non rara nemmeno tra i cattolici, a privatizzare la fede, usandola e consumandola secondo interessi e gusti del momento.

Se Dio resta una idea, allora l’uomo può liberamente (=libertariamente, che è
schiavitù) pensarla a modo proprio. Ma se Dio si è incarnato, l’uomo è soltanto libero di obbedire alla sua verità, cominciando ad accogliere il dono della sua rivelazione oggettiva, custodita nella fede della Chiesa. La verità di Dio salva. E’ però la «sua verità», quella chiaramente manifestata nel gesto del Crocifisso per amore. Qui Dio manifesta la sua identità divina, inequivocabile: nella situazione dell’estrema impotenza della morte in croce, Dio è Padre, cioè Colui che rivela la sua onnipotenza nell’amore, perchè, anche quando gli uomini donano la morte al Figlio, Egli continua ad essere, nel suo perdono misericordioso, il Dio che dona la vita, sempre e oltre ogni ostacolo.

Se Dio è così, così dovrà essere anche l’uomo, fatto a sua immagine e
somiglianza: l’amore, la vicinanza solidale, la carità non sono per il cristiano un optional, ma l’identità dell’esistere, per un motivo semplice: Dio lo ha incontrato. Perciò, scoprire Gesù è per il cristiano e per tutti una necessità di vita, il bisogno vero dell’esistenza. Proviamo allora ad assaporarne la ricchezza del suo mistero e a goderne la bellezza, il cui splendore riempie di luce e di gioia i giorni degli uomini di buona volontà.

Auguro perciò a tutti di scoprire Gesù per poter vivere la «vita buona del
Vangelo», cui dobbiamo essere educati e a cui dobbiamo educare per essere sempre
più e sempre meglio «umani», cioè uomini felici e gioiosi di esistere perché capaci di portare agli altri gioia e felicità. Vi benedico nel Signore che avviene e ci porta la pace.