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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:52 - Lettori online 725
RAGUSA - 25/11/2010
Attualità - Ragusa: lungo la tratta Siracusa Gela servizi alternativi con gli autobus

Treni soppressi, tra i pendolari è protesta contro Trenitalia

Sono disattivati i pannelli informativi,chiuse le sale di attesa, non funzionano le obliteratrici e ci sono continui guasti alle biglietterie automatiche

I pendolari protestano e scrivono a Trenitalia. Vogliono che i treni della fascia mattutina siano ripristinati.

Sono i convogli che Trenitalia ha di fatto dimezzato, bloccandone le corse in alcune stazioni e sostituendole con bus alternativi. I pendoloari non ci stanno e chiedono il ripristino per l´intera tratta Siracusa-Ragusa-Gela dei treni pendolari della fascia mattutina (Siracusa-Gela con partenza da Siracusa alle 5.15 e Gela-Siracusa con partenza da Gela alle 12.50.

Invocato, inoltre, "il mantenimento del treno pendolare della fascia serate (Gela Siracusa con partenza da Gela alle 17.21). Nella lettera denuncia sono anche prospettate le violazioni dei diritti del pendolare, senza assicurare alcuna tutela ai pendolari, specialmente quelli con l´abbonamento mensile.

Un appello viene rivolto, poi, a Regione, Provincia e sindacati perché si mettano in atto «tutte le iniziative possibili per mantenere, migliorare e possibilmente incrementare i treni della tratta Siracusa-Gela e tutti i servizi essenziali per i passeggeri.

Sulla questione dei tagli ai convogli dei pendolari interviene anche il vice sindaco Giovanni Cosentini, che invoca «un monito forte da parte di tutto il territorio, affinché Trenitalia prenda coscienza che non può trattarci in questo modo, come se fossimo l´ultima provincia d´Italia». Il vice sindaco invita tutte le forze politiche della provincia ad aggregarsi «per dare vita ad una protesta, civile ma efficace, in grado di fermare un andazzo non più tollerabile». Ed aggiunge: «Hanno voluto colpire a tutti i costi, nelle maniere più disparate, quella che un tempo era considerata l´isola nell´isola. Adesso, però, diciamo basta».