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RAGUSA - 08/10/2010
Attualità - Da Ragusa a Modica, passando per Vittoria e Comiso

Studenti e docenti in piazza contro la riforma Gelmini

A Modica gli studenti si sono confrontati con la Cgil
Foto CorrierediRagusa.it

Da Ragusa a Modica, passando per Vittoria, gli studenti sono scesi in piazza per dire no alla riforma Gelmini. E’ stata la prima delle giornate che il movimento studentesco ha programmato per portare alla ribalta il disagio e la disaffezione dei giovani per una riforma che non convince. Le aule di tutti gli istituti superiori sono rimaste deserte e solo il cinque per cento è stato il numero dei presenti a scuola; molto meno massiccia invece la protesta dei docenti e del personale scolastico per il quale era stata indetto lo sciopero della prima ora di lavoro.

In piazza Matteotti a Modica ed in piazza del Popolo a Vittoria hanno preso la parola i rappresentanti del comitato studentesco e del sindacato. Davanti ad un migliaio di studenti a Modica hanno parlato anche Gianluca Floridia di Libera ed il segretario provinciale della Cgil Giovanni Avola (nella foto); agli studenti ha portato il suo saluto e la sua solidarietà anche il sindaco Antonello Buscema.

In piazza S. Giovanni a Ragusa il concentramento provinciale degli studenti della provincia è stato altrettanto partecipato. Slogan, striscioni, cori hanno caratterizzato la giornata ed inframmezzato gli interventi dei rappresentanti dei vari istituti. Per il comitato studentesco la giornata di mobilitazione è punto di partenza per un anno che si annuncia ricco di iniziative dentro e fuori gli istituti scolastici.

Massiccia adesione anche degli insegnanti dell’istituto secondario «G. Carducci» di Comiso allo sciopero indetto dal sindacato Cgil-Scuola. Oltre il novanta per cento dei docenti e del personale Ata delle tre sezioni dell’istituto non si è presentato per la prima ora di servizio e ha spiegato in un documento le ragioni della protesta.

"Noi insegnanti - dice il dirigente scolastico Corrado Roccaro - in un momento così difficile per la scuola italiana, abbiamo l’obbligo morale di rendere pubblico il disagio che oggi si vive all’interno delle scuole".