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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:51 - Lettori online 651
RAGUSA - 09/10/2010
Attualità - Ragusa: in campo il dirigente generale del dipartimento dei beni culturali Campo

Piano paesistico, ora tocca agli amministratori e ai politici

Per la classe dirigente della provincia è l’occasione giusta per trovare un punto di equilibrio

Ora tocca agli amministratori, ai politici, agli enti locali. Il dirigente generale del dipartimento dei beni culturali, Gesualdo Campo, è intervenuto sul dibattito in corso in provincia sul piano paesistico. Contro le proteste per un piano calato dall’alto, non rispondente alle esigenze del territorio l’assessorato è disponibile ad ascoltare, a verificare le proposte che verranno dal territorio. Chiarisce il direttore generale

«Il Piano restera’ pubblicato per 90 giorni ed essendo l’ultima data di pubblicazione il 20 agosto 2010, da essa decorre il termine di 120 giorni lavorativi (90 di pubblicazione piu’ 30 per la predisposizione di osservazione e/o opposizioni) entro il quale i Comuni, la Provincia regionale, le associazioni portatrici di interessi diffusi, individuate ai sensi delle disposizioni di legge in materia di ambiente e danno ambientale, cosi’ come tutti gli altri soggetti interessati (anche singoli cittadini) possono presentare osservazioni e/o opposizioni sia all’organo proponente, la Soprintendenza per i beni culturali e ambientali sia al Dipartimento regionale dei beni culturali e dell’identita’ siciliana.

«Tutte le osservazioni e/o opposizioni saranno valutate dall’Osservatorio regionale per la qualita’ del paesaggio, il quale, acquisite le controdeduzioni della Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Ragusa, proporra’ all’Assessore eventuali modifiche e/o integrazioni agli elaborati cartografici e alle norme da introdurre in sede di approvazione definitiva del piano». Alla luce delle controdeduzioni proposte sarà alla fine l’assessore regionale, sentiti gli organi tecnici, ad introdurre quelle modifiche che saranno ritenute necessarie.

Per la classe dirigente della provincia è l’occasione giusta per trovare un punto di equilibrio, per individuare proposte condivise che tutelino il territorio e le esigenze di sviluppo. Non è più tempo di convegni, proteste e comizi ma la fase dell’elaborazione per essere finalmente credibili.

DIPASQUALE CONFERMA IL SUO "NO"
Il dibattito sul piano paesistico continua ma non approda a nulla di concreto. Anche la riunione del consiglio comunale aperto convocato nell’auditorium Cartia della Camera di Commercio non è servito ad entrare nello specifico del tema. Il sindaco Nello Dipasquale ha ancora una volta ribadito la sua posizione affermando che il piano è calato dall’alto, che non rispetta le aspirazioni del territorio, che rischia di bloccare lo sviluppo; il primo cittadino ha anche contestato, pur non facendo mai specifico riferimento, le valutazioni di Legambiente che ha assunto una posizione del tutto opposta a quella di Di pasquale; Claudio Conti a nome dell’associazione ha parlato infatti dei vantaggi del piano si per gli agricoltori che potranno sviluppare anche attività turistiche sia per la conservazione delle peculiarità del paesaggio ibleo.

Il rappresentante di Legambiente ha anche attaccato i comuni e la provincia affermando che i loro delegati non si sono mai presentati alle diverse riunioni che si sono tenute proprio per discutere del piano. «Il futuro non può essere deciso da un burocrate palermitano» ha affermato Di Pasquale che si è ben guardato di entrare nel merito delle questioni sollevate dal piano. Così come non lo hanno fatto gli altri intervenuti, pur se Giovanni Avola, segretario Cgil, ha annunciato alcune proposte di modifica che il sindacato sta elaborando. Rosario Alescio, presidente dell’Asi, ha cercato di volare alto e di investire imprenditori, politici ed amministratori del loro ruolo «Vorrei capire –ha detto- quale modello di sviluppo intendiamo seguire come classe dirigente. In questo piano paesistico mi pare manchi l´anima della nostra politica.

Uno strumento che cade senza dubbio dall´alto e che lede le prerogative del nostro territorio. Mi auguro che attraverso un impegno comune si possa tornare a decidere da soli la strada da percorrere per il nostro sviluppo. Basta con le polemiche e cerchiamo di recuperare le possibilità di sviluppo che sono presenti». Alla fine della lunga seduta non ci sono stati né passi avanti né indietro; ognuno è rimasto sulle proprie posizioni ma per incidere la classe politica dovrà abbandonare vittimismi e proteste e cominciare ad essere propositiva con i fatti, elaborati tecnici e documenti.

GLI AMBIENTALISTI SI RIVOLGONO ALL´UNESCO
Sul piano paesistico è scontro totale. Sei associazioni ambientaliste si appellano all’Unesco mentre sindacati, amministrazioni e parlamentari chiedono la revisione del provvedimento firmato dall’ex assessore regionale al territorio Armao. L’iniziativa di Italia Nostra, Cai, Lega Ambiente, Cirs, Fai, e Tto ha rotto gli equilibri in provincia e sda tanto di braccio di ferro. Da Ragusa è infatti partito un appello ai commissari Unesco per segnalare che le trivellazioni ed altri possibili interventi potrebbero mutare la connotazione del territorio.

Se è infatti vero che il riconoscimento Unesco di otto anni fa è arrivato per le chiese ed i monumenti barocchi è anche vero che anche la tutela dell’ambiente circostante, così come la cura delle città e l’attenzione per i beni materiali ed immateriali concorrono per meritare l’inclusione nella Unesco World Heritage List. La campagna iblea, caratterizzata da muri a secco, carrubbi, prati e ville rischia di scomparire, ribadiscono le associazioni, e nel corso degli anni è sotto gli occhi di tutti il consumo del territorio con maggiore antropizzazione ed insediamenti di ogni tipo, alberghi, villini, aziende, capannoni.

Le preoccupazioni degli ambientalisti non sono campate in aria e devono far riflettere soprattutto se si vuole mantenere l’identità del territorio anche se le richieste avanzate a Palermo di un confronto e di una maggiore attenzione al momento di definire il piano è legittima. Si sono mossi in questo senso i consigli comunali ed in ordine sparso i parlamentari che non sono riusciti ancora a trovare una posizione comune. Il piano paesaggistico e con esso il Parco degli Iblei sono visti come fattore negativo e sicuramente limitativi dello sviluppo soprattutto in relazione agli insediamenti agricoli. Chi ha redatto questi due strumenti di pianificazione del territorio ha pensato alla sua migliore valorizzazione e a preservarne l’identità.

Tra queste due visioni contrapposte si gioca il futuro assetto della provincia ma il punto ineludibile è che uno strumento di pianificazione dovrà esserci ed a questo bisognerà fare riferimento eliminando alla base libere interpretazioni da parte del sindaco, della giunta o del consiglio comunale di turno.

(Nella foto il panorama di Monterosso Almo)