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RAGUSA - 06/09/2010
Attualità - Ragusa: ricomincia il via vai di navi al largo della costa ragusana

Petrolio, i primati della Sicilia, isola di raffinerie e petroliere

Sotto l’ombrellone, guardando le navi cariche di greggio al largo del Mediterraneo

Chiunque ha trascorso le proprie vacanze sulla costa iblea, avrà notato sicuramente il transito giornaliero di una o più petroliere che solcavano il mare antistante. Quest´anno le petroliere sul nostro mare sono state sensibilmente più numerose rispetto agli anni precedenti, forse anche per la riapertura del campo Vega, la più grande piattaforma petrolifera offshore nei mari italiani, a 12 miglia a largo di Pozzallo, chiusa per manutenzione dal 2007 e riaperta da poche settimane.

Secondo l´ultimo rapporto di Legambiente, Marea Nera, reso pubblico a fine agosto, il Mar Mediterraneo è una delle aree più a rischio di oil spill, ovvero sversamento in mare di petrolio a causa dell´elevatissimo transito di petroliere e di attività legate allo stoccaggio e alla raffinazione.
I dati riporti dalla ricerca di Legambiente parlano di un traffico petrolifero nel Mediterraneo che rappresenta circa il 20% del traffico marittimo mondiale di idrocarburi, pari a oltre 360 milioni di tonnellate annue.

L´elevato transito di petroliere è legato, da una parte alla posizione centrale del mare Mediterraneo nelle rotte del greggio. L’Italia si trova al centro di un complesso reticolo di rotte che collegano il Maghreb all’Europa del Nord e direttamente il Medio Oriente allo stretto di Gibilterra verso l’America settentrionale.

Al traffico legato al transito va aggiunto anche l´attracco per le operazioni di carico/scarico, con particolare riferimento alla Sicilia, alla Sardegna, al Lazio, alla Liguria, alla Toscana, al Friuli Venezia Giulia e al Veneto. Ma oltre alle petroliere in transito, va considerato anche che in Italia sono presenti 14 importanti porti petroliferi e 9 piattaforme off-shore.

Ad aumentare i rischi di incidenti c´è anche l´elevato numero di raffinerie sparse sul territorio nazionale. Di queste, com´è facilmente intuibile, la maggior parte si trova in regioni che affacciano sul mare e raffinano quasi l´80% del greggio lavorato in Italia.

Anche in assenza di gravi incidenti come quelli nel Golfo del Messico, già l’elevato traffico di idrocarburi nel Mediterraneo costituisce un grave pericolo. Secondo il Rempec con sede a Malta (Regional Marine Pollution Emergency Response Centre for the Mediterranean Sea) si stima che 400 mila tonnellate di idrocarburi vengano sversate ogni anno in mare, con un incremento del 60% nella decade 1996/2006.
In questo quadro nazionale la Sicilia ha degli indiscussi primati. L´isola ha cinque raffinerie, il più alto numero in tutto il Paese, che lavorano circa il il 40% del greggio totale.

La Sicilia ha anche il primato sulle piattaforme off-shore: quattro sulle nove totali. Inoltre i cinque porti dell´isola (Milazzo, Gela, Siracusa-Melilli, Priolo e Augusta) hanno il più elevato transito di greggio di tutta Italia con più del 30% del totale.

Questa è la situazione ad oggi, se consideriamo che sul tavolo del mancante Ministro dello Sviluppo Economico ci sono circa altre 20 richieste di trivellazione nel mare siciliano, comprendiamo bene come la situazione potrebbe diventare ancora più pericolosa.

Non contenti di tutto il greggio che già passa nel nostro mare, come ai tempi di Mattei, l´assedio dei petrolieri alla nostra isola arriva anche dalla terra ferma. Alle trivellazioni a mare va sommato l´aumento di richieste per le estrazioni a terra, estrazioni queste ampiamente pubblicizzate dal sindaco di Ragusa in un´intervista di qualche giorno fa a Sky tv. Sostiene infatti Nello Dipasquale, che se da un lato «non sono mai stato fautore delle trivellazioni a mare. Anzi in mare tutto va affrontato con grande oculatezza perché anche semplici distrazioni possono diventare catastrofi immense. Ovviamente tutto ciò cambia quando discutiamo di estrazioni a terra.»