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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:03 - Lettori online 1425
POZZALLO - 27/06/2010
Attualità - Pozzallo: al largo della costa si rimette in moto la macchina petrolifera

Attivo il campo «Vega»: può produrre 12 milioni di barili

Lo spettro della tragedia del Golfo del Messico. Mentre Obama spinge per la conversione verso la green energy e la green economy, in Italia si investe ancora sul petrolio
Foto CorrierediRagusa.it

Torna in funziona il campo «Vega», la più grande piattaforma petrolifera offshore del mare di Sicilia. La piattaforma (60% Edison e 40% Eni) si trova a 12 miglia a largo di Pozzallo ed era inattiva dall’ottobre del 2007 per consentire la realizzazione di un nuovo sistema di stoccaggio. La nave Leonis (nella foto), ancorata a mezzo miglio dalla piattaforma sostituisce la precedente imbarcazione di stoccaggio perché non aveva il doppio scafo e il doppio fondo, come previsto dalle normative europee.

ll campo «Vega» è attivo dal 1987 e ad oggi ha prodotto 55,5 milioni di barili di greggio. Secondo le stime dei gestori il pozzo potrebbe produrre ancora circa 12 milioni di barili prima del suo esaurimento.

Con il nuovo sistema, il greggio arriva attraverso tre condotte sottomarine dalla piattaforma alla nave Leonis, trasformata in una imbarcazione di stoccaggio, Fso (Floating Storage and Offloading), che immagazzina il greggio per poi essere caricato sulle petroliere. La nuova imbarcazione e le tecnologie messe in campo, dovrebbero garantire la totale sicurezza del pozzo e del campo.
Il ritorno in attività della piattaforma non può non portare però alla memoria la tragedia che ancora oggi si consuma irrisolta nel Golfo del Messico. Dal 20 aprile, dopo l´esplosione di una piattaforma offshore, una «marea nera» (fra i 35mila e i 65mila barili di petrolio al giorno) si riversa ininterrotta sulle coste del Golfo.

Il danno economico e ambientale causato da questo incidente non ha precedenti. Turismo e pesca, settori economici multimiliardari, sono saltati e ci vorranno decenni per ritornare produttivi. Ancora più lunghi sono i tempi per ripristinare i danni ambientali, di cui ancora non si può prevedere la complessità e le implicazioni future.

I progettisti del campo «Vega» assicurano però che le due piattaforme e le tipologie di pozzo non sono paragonabili, ed è vero: il pozzo nel mare di Sicilia è molto meno profondo e la sua produzione giornaliera è nettamente inferiore, anche i nuovi sistemi di stoccaggio messi in campo sono più sicuri.
Resta comunque vivo il timore, non tanto per un potenziale incidente al campo «Vega», quanto per una politica, non solo energetica, miope ed inefficace con elevati rischi potenziali non adeguatamente valutati.

Mentre Obama spinge per la conversione verso la green energy e la green economy, ancora più motivato dal dramma di questi giorni, in Italia si continua a pensare e ad investire sul petrolio. Aumentano infatti le autorizzazioni alle multinazionali degli idrocarburi per scandagliare i mari italiani in cerca di petrolio, soprattutto i mari siciliani. Con il silenzio totale del ministro dell´ambiente Prestigiacomo (fra l´altro fiera siciliana), senza interpellare i territori e senza tenere conto dell´economia locale spesso legata alla pesca, all´agricoltura e ad un turismo sensibilmente in crescita. Tutti settori poco compatibili con l´oro nero.