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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 426
POZZALLO - 18/09/2009
Attualità - Pozzallo: contatti fra la Capitaneria di porto e l’Agenzie delle Dogane

Pozzallo: "carrette del mare" da demolire al porto

Oltre 100 natanti utilizzati per i viaggi della speranza stazionano nella struttura Foto Corrierediragusa.it

Sono ripresi i contatti fra la Capitaneria di porto di Pozzallo e l’Agenzie delle Dogane di Ragusa per la demolizione dei natanti utilizzati dagli extracomunitari per la traversata dall’Africa in Italia, che, da più di due anni, stazionano all’interno della struttura portuale di Pozzallo.

Nelle intenzioni dell’ente dell’Agenzie delle Dogane di Ragusa, vi sarebbe la promulgazione di un apposito bando che permetterebbe ad un’impresa privata, dedita alla demolizione e allo smaltimento di queste «carrette del mare», di poter operare al fine consequenziale di poter bonificare un’area, all’interno del porto grande di Pozzallo, dove, attualmente, stazionano più di cento natanti.

La Capitaneria di porto di Pozzallo si è posta il problema di liberarsi dei natanti proprio perché alcune imbarcazioni si stanno letteralmente sbriciolando sotto il sole. È stato il nuovo comandante della struttura portuale pozzallese, Ennio Garro, a chiedere ai sottoufficiali della Capitaneria quali fossero stati, in passato, i passaggi effettuati per la prima operazione di demolizione (avvenuta l’anno scorso) e a prendere provvedimenti in tal senso.

"Seguiamo con attenzione il procedimento – dichiara il neo-comandante della Capitaneria di porto di Pozzallo, Ennio Garro - anche per motivi di sicurezza portuale; all’ufficio delle Dogane di Ragusa forniamo ogni possibile collaborazione per procedere nel più breve tempo possibile allo sgombero dell’area interessata dalla presenza di barconi".

Una volta dissequestrato il natante, difatti, è la circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 13 febbraio 2003 (denominata «Distruzione di imbarcazioni utilizzate per reati di immigrazione clandestina») a dare man forte all’operato dell’Agenzia delle Dogane. "Il nuovo comma 8-bis – è scritto nella circolare - prevede infatti la possibilità, da parte delle competenti autorità doganali, di procedere, in mancanza di istanze di affidamento, alla distruzione dei mezzi sequestrati a seguito di cessione con apposite convenzioni. Dette convenzioni possono essere stipulate in deroga alle norme sulla contabilità generale dello Stato, direttamente con una o più ditte del settore".

A tal fine, il Dipartimento delle politiche fiscali del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Comando generale delle Capitanerie di porto, predispone un elenco-albo delle ditte demolitrici presenti sul territorio nazionale, in possesso delle autorizzazioni necessarie e dei requisiti di impresa richieste per la categoria di attività in questione.
Una volta promulgato il bando, l’attesa, poi, è tutta rivolta alla conoscenza della ditta demolitrice che si accollerà l’onere di procedere alle opere di distruzione e smaltimento delle «carrette», sempre all’interno della struttura portuale.

Non è, però così facile arrivare a questa soluzione. Prima il dissequestro, poi il bando, per chi mal sopporta la vista dei quasi cento natanti, dovrà aspettare qualcosa come sei o sette mesi (sempre se vi è la volontà di rispettare tutti i tempi) prima che qualcuno faccia transitare le barche demolite degli immigrati fuori dal porto di Pozzallo.

Non è la prima volta, comunque, che l’Agenzia delle Dogane autorizza la demolizione di alcune barche. Già l’anno scorso, furono demolite 11 natanti, presi in consegna da una ditta che vinse un appalto, fra le poche ditte che si presentarono con un’offerta. Solo con la modalità dell’affidamento del natante, le barche possono lasciare da subito, sequestro permettendo, il porto. Per il resto, il problema maggiore è rappresentato dal costo per ogni demolizione. Molte ditte demolitrici, constatando in bando un ammontare inferiore rispetto alle reali esigenze di costo, decidono di non parteciparvi, proprio per non rimetterci.

Il problema del tempo, però, è strettamente legato alla sicurezza. I militari assicurano che vi è una telecamera a circuito chiuso che è «puntata» sull’area in questione, proprio per evitare che un folle possa dar fuoco ai natanti di legno. Con l’arrivo delle telecamere, questo problema è stato risolto. Adesso, tocca all’Agenzie delle Dogane velocizzare il tutto per poter sgomberare l’area.