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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 846
POZZALLO - 26/08/2009
Attualità - Pozzallo: nostra intervista al comandante in seconda

Capitaneria di porto: partono i comandanti Donato e Maltese

Lasciano un porto che è cambiato nei numeri e nella sostanza
Foto CorrierediRagusa.it

Tempo di partenze per la Capitaneria di porto di Pozzallo. Giorno 4 settembre, sarà il giorno dell’addio del comandante Antonio Donato, da due anni alla guida degli uffici della Guardia Costiera di Pozzallo e che lascerà il posto al nuovo Capitano di Fregata, Ennio Garro. Giorno 6 settembre, invece, sarà l’ultimo giorno per il comandante in seconda Michele Maltese (nella foto), prima di approdare a Roma, dove, per nove mesi, seguirà un corso all’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze.

Comandante Maltese, Lei si è insediato, a Pozzallo, il 1. maggio 2005. Che porto trovò quattro anni fa e che porto lascia?

"Un porto che è cambiato nei numeri, da quel maggio del 2005. L’anno scorso, ad esempio, abbiamo superato il milione e mezzo di tonnellate di merci arrivate a Pozzallo, un traguardo «storico» che deve far pensare alla valenza e all’importanza di questa struttura. Aumento dei traffici, però, da non ascrivere alla Capitaneria di porto bensì agli operatori portuali che sanno «attirare» i traffici al fine di veicolare più merce possibile. Il nostro compito è stato quello di essere parte terza, garantendo la sicurezza, dove, per sicurezza, intendo non solo l’incolumità per chi lavora all’interno del porto ma anche la tutela per quel che concerne la qualità delle merci arrivate, secondo le disposizioni delle leggi. Un voto? Abbiamo fatto benissimo, non dico altro. Garantendo lo sviluppo, il porto è cresciuto grazie allo sforzo di tutti, militari della marina compresi".

Eppure, Lei, nel 2005, trovò un porto «allo sbando», senza alcuna manutenzione in essere.

"Ricordo perfettamente. Ricordo il porto al buio, senza nessuna delle torri-faro accese, con alcune luci che sono state attivate grazie all’operatività di qualche operatore portuale. Era l’emblema di una struttura abbandonata a sé stessa. Dopo 4 anni, abbiamo un porto illuminato. Ma non si sono accese solo le luci, all’interno della struttura. Sono state effettuate delle opere di manutenzione nelle canalette, nelle banchine, sono stati messi a nuovo gli impianti relativi alle acque, sia nere che bianche. Il tutto grazie all’attività dei vari comandanti di porto che si sono succeduti, i quali hanno chiesto e scritto decine di volte, prima dell’effettiva realizzazione. Un grazie, poi, va ai dirigenti del Genio Civile di Ragusa, che, da qualche mese, hanno preso l’incarico dal Genio Civile Opere Marittime di Palermo, lavorando in maniera impeccabile".

Lei è stato protagonista, in questi anni, di molti sbarchi di clandestini. Cosa porterà, a Roma, nel suo bagaglio personale, relativamente a questa voce?

"Porterò via con me l’esperienza di 7 mila persone salvate, in questi anni. Non c’è grado o riconoscimento che possa valere anche solo una vita di questi nostri fratelli sfortunati. Il fatto di averli sottratto da morte certa è, per me, motivo di vanto e di orgoglio. Plaudo, inoltre, al lavoro dei miei uomini della Capitaneria. Respingimenti? Solo nei casi dove è assicurata l’incolumità dei clandestini, così come è scritto dalle vigenti leggi".

Va via anche il comandante Antonio Donato…

"Un lavoro, quello del comandante, assolutamente meritorio, in questi due anni, da quando, cioè, ha preso servizio a Pozzallo. Un’operazione su tutte da ascrivere alla sua persona è stata quella relativa alla «Vega Oil» la quale, se da un lato ha tolto una «carretta del mare», priva di doppio scafo, ormai vetusta e arrugginita, dall’altro ha garantito che il danno ecologico non continuasse a perpetrarsi lungo l’asse dov’era posizionata la nave. Sono fiero di essere stato comandato da Antonio Donato proprio perché ho accresciuto ulteriormente il mio bagaglio di conoscenze e, di questo, gli sarò grato per tutto. Posso aggiungere un ultima cosa"?

Prego.

"Un grazie, infine, agli organi di stampa, i quali, il più delle volte, sono stati un pungolo propositivo per la Capitaneria".