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POZZALLO - 03/08/2009
Attualità - Pozzallo: l’odissea infinita dei marinai, rimasti a corto di viveri

Sciopero della fame per l´equipaggio della "Fortuna II"

"Senza la Caritas, saremmo tutti morti di fame". Sopralluogo dell’assessore ai servizi sociali Puzzo nell’imbarcazione abbandonata a sè stessa
Foto CorrierediRagusa.it

Sciopero della fame ad oltranza, fino a quando non arriveranno gli stipendi pregressi per i marittimi della Fortuna II. Non recedono neanche di un passo tre degli otto marittimi che, da ieri mattina, cartelloni alla mano, hanno inscenato uno sciopero della fame sul molo commerciale del porto di Pozzallo, in attesa di ricevere gli emolumenti pregressi da parte della compagnia navale della «Dopmar».

I tre siriani (l’altro siriano e i quattro rumeni hanno fortemente dissentito dall’azione di protesta) non vogliono saperne di aspettare l’arrivo di notizie confortanti da parte della Capitaneria, né dalle istituzioni politiche, né dalla compagnia navale partenopea. Vogliono i fatti. E i fatti sono tre mesi di stipendio non retribuito (l’ultimo non saldato alla fine del mese di luglio) per tutti i dipendenti a bordo del natante battente bandiera moldava.

"Non mangiamo nulla e beviamo solo acqua – dicono all’unisono i tre – e chi vuole aiutarci, lo può fare sollecitando i responsabili della Dopmar, gli unici che possono pagare tutti noi e mandarci via da questa nave, con o senza la nave. A noi non importa nulla del sequestro ingiuntivo, vogliamo i nostri soldi, così come vogliamo tornare dai nostri cari, senza essere ostaggio dell’Italia e di chi ci ha bloccato in questa situazione. Non siamo animali, pretendiamo rispetto".

Eppure, la giornata, per gli otto marinai, era iniziata nel migliore dei modi con l’arrivo di alcune provviste, recapitate da don Giovanni Bottarelli, parroco della chiesa di Santa Maria di Portosalvo, il quale, con l’ausilio dell’assessore comunale ai servizi sociali, Guglielmo Puzzo, hanno riempito la cambusa della nave con pasta, frutta e ortaggi. Scortato da un militare della Capitaneria di porto di Pozzallo, Puzzo è riuscito a salire sulla Fortuna II al fine di constatare quali siano le condizioni di salute dell’equipaggio.

"Una circostanza drammatica immane – ha raccontato successivamente Puzzo – per la quale tutti dobbiamo fare qualcosa. Ho già interessato la Prefettura di Ragusa e, di contro, mi hanno risposto che saranno attivati tutti i canali possibili affinché queste persone abbiano i loro compensi e siano messi in grado di lasciare la città di Pozzallo per far ritorno a casa. Intanto, portiamo, grazie alla Caritas cittadina, qualcosa che dia loro ristoro, in attesa che la situazione si sblocchi".

Alla vista delle derrate alimentari, i tre siriani hanno consigliato agli altri marinai di non imbarcare sulla nave i «regali» (come li chiamano gli otto marinai) che la Caritas aveva loro donato. Facendo salire le provviste, secondo quanto hanno riferito i tre che protestano, si rischierebbe di far perdere di credibilità la loro protesta. Di parere opposto, gli altri cinque marinai, i quali, senza ulteriori tentennamenti, hanno fatto salire sulla nave pasta e frutta in pochi minuti.

Intanto nel pomeriggio, agli otto marittimi che, da tre mesi, vigilano sulla Fortuna II, è arrivata la notizia che un nuovo armatore italiano (ma la notizia deve essere ancora confermata) avrebbe acquistato la Fortuna II, col preciso intento di pagare i quattro marinai siriani e i quattro marinai rumeni e di far ripartire, dopo nove mesi di permanenza della nave presso la banchina del molo commerciale di Pozzallo, il natante verso il porto di Napoli. Neanche questa notizia, seppur da confermare, ha fatto cambiare idea ai tre marinai al fine di rimuovere i cartelloni, in segno di protesta, e di aspettare giovedì o venerdì prossimo, quando, verosimilmente, dovrebbe arrivare la notizia ufficiale della vendita della nave.

Dal canto loro, la Capitaneria di Pozzallo ha effettuato, nel corso della giornata, alcuni sopralluoghi sul luogo di protesta. Calma piatta e nessun malore, così come riferiscono i militari della Guardia Costiera di Pozzallo, per i tre siriani. Sono rimasti solo i cartelli attaccati alla Fortuna II. Frasi in arabo e italiano, dove si chiede aiuto ed assistenza. Oggi sarà un altro giorno di protesta, assicurano i tre. Un altro giorno senza mangiare.

LE CONDIZIONI DISUMANE DELL´EQUIPAGGIO DELLA "FORTUNA II"
I marinai sono senza stipendi da due mesi, versano in condizioni igienico-sanitarie precarie, con un’afa insopportabile all’interno della stiva, da togliere il fiato, pochissimi viveri. Condizioni di vita pessime, una nave che, piano piano, va perdendosi a causa della ruggine, senza poter avere ulteriore manutenzione. Il quadro desolante in cui versano da due mesi gli otto dipendenti (4 rumeni e 4 siriani) della nave battente bandiera moldava «Fortuna II» è preoccupante.

"Tiriamo avanti da due mesi con pochi viveri – afferma Costantin Dragan, l’unico rumeno che parla un italiano discreto – senza stipendi e siamo stati abbandonati dalla nostra compagnia, la quale non ne vuole sapere di effettuare i pagamenti. Sconosciamo le motivazioni per la quale non possiamo entrare in possesso dei nostri soldi. Oltre ai soldi, poi, c’è solo la Caritas di Pozzallo che, qualche giorno fa, ci ha portato cibo sufficiente per qualche giorno. Senza la Caritas, saremmo tutti morti di fame".

Basta fare un giro all’interno della nave per capire che le condizioni di vita degli otto uomini sono davvero al limite della sopravvivenza. In cambusa, infatti, scarseggia il cibo. Fino a ieri, l’equipaggio aveva solo cinque sacchi di patate, qualche confezione surgelata, qualche cipolla e qualche mela. I due frigoriferi, poi, funzionano con discontinuità, con l’aggravante che, parte del cibo, va guastandosi (e quindi, da cestinare). "Ci sono giorni – afferma Dragan – in cui il pasto è rappresentato da una mela e bisogna aspettare il giorno dopo per poter mangiare un’altra cosa".

La cucina della nave è parzialmente non utilizzabile in quanto rotta in alcune sue componenti. La ruggine, poi, sta lentamente consumando ogni cosa. Problemi vi sarebbero anche al motore di bordo, il quale sversa, così riferisce il macchinista di bordo, olio inquinante in mare. Senza condizionatore d’aria, nelle ore di punta, la temperatura sfiora i cinquanta gradi, al limite della sopportazione. "C’è pericolo sulla nave – afferma Dragan – Abbiamo chiamato la Capitaneria di porto di Pozzallo e segnalato il problema. Ci hanno detto di aspettare perché c’è un sequestro. Sì, ma aspettare cosa? Che la nave coli a picco? Dov’è la polizia? Dov’è lo Stato Italiano".

Farmaci scaduti a bordo della nave, altri con la data prossima alla scadenza. Nessuna siringa per effettuare un’iniezione. "Se chiamiamo il dottore – dichiara Dragan – questi non può salire a bordo perché nessun dottore è autorizzato dalla Capitaneria di porto. Possiamo anche morire, senza che nessuno se ne accorga".

L’unico aiuto è arrivato da parte dei volontari della Caritas di Pozzallo, con in testa don Aldo Modica, il quale ha preso nota, nei giorni scorsi, di cosa mancava, portando, successivamente, frutta, pasta, acqua e qualche vestito. La Caritas, a detta dei marinai, è stata l’unica a «muoversi» a loro favore.

Il natante è fermo dal 6 novembre scorso per effetto di un provvedimento emesso dal tribunale di Catania in seguito al decreto ingiuntivo di alcuni creditori. L’armatore della «Fortuna II» è la società Atlantic Minibulk SA, con sede ad Oslo. La «Dopmar» di Torre del Greco è una compagnia navale che ha preso «in affitto» il natante, i quali dipendenti hanno dichiarato, nei mesi scorsi, che la nave è ferma per alcuni pagamenti non rispettati da parte di un’altra compagnia, escludendo qualsiasi coinvolgimento nel sequestro ingiuntivo.

Secondo quanto riferito dai marinai a bordo, i quattro rumeni sono sotto contratto con la «Dopmar», i quattro siriani con la «Atlantic Minibulk». Tutti sono senza stipendio da due mesi, tutti temono che si possa ripetere la stessa storia che ha visto protagonisti i nove dipendenti che, fino a qualche mese fa, sono rimasti a bordo della nave per otto lunghi mesi, aspettando che la situazione si sbloccasse per i pagamenti pregressi.

"Se sapevamo cosa era successo ai dipendenti che stavano sulla nave prima di noi? – dice Dragan – Qualcosa avevo letto su internet, ma ci avevano promesso che non si sarebbe verificata la stessa situazione. Speriamo solo di non restare a Pozzallo per tanti mesi".

Sotto la foto dell´equipaggio mentre inscena lo sciopero della fame dinanzi alla nave "Fortuna II". Per ingrandire la foto, cliccateci sopra.

I marinai dell´equipaggio inscenano lo sciopero della fame dinanzi alla nave "Fortuna II"