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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 19:51 - Lettori online 810
POZZALLO - 22/05/2009
Attualità - Pozzallo: il sindaco chiede conto e ragione al ministro dell’interno

Pozzallo: dopo l´ultimo sbarco, Sulsenti si è rotto i... Maroni

Una nota di protesta è stata spedita dall’amministrazione al ministero

Sbarco di 27 immigrati africani sulle coste del ragusano, nella mattina di giovedì. È il secondo sbarco, nel giro di poche settimane, dove si assiste all’arrivo di uno sparuto gruppo di migranti clandestini. Sembra, quindi, cambiare la modalità degli sbarchi, dopo i respingimenti che alcune «carrette del mare» hanno subito qualche giorno fa da parte di alcuni pattugliatori della Guardia di Finanza.

La pratica dei respingimenti in acque internazionali di barconi di migranti verso le coste europee adottata da alcuni giorni dal governo ha sicuramente «aguzzato» l’ingegno degli scafisti, i quali hanno capito che la politica del barcone appesantito da quasi 300 immigrati è più facile da individuare e quindi ancor più facile da ricacciare dal punto dove sono salpati. La «carretta» di dimensioni ridotte, nei fatti, sfugge più facilmente ai controlli delle forze dell’ordine e non è difficile intuire che la modalità degli sbarchi con pochi immigrati possa ritornare «di moda» nelle prossime settimane, visti gli ultimi accadimenti sulle acque del Mar Mediterraneo.

Lo sbarco non ha avuto particolari difficoltà anche grazie alle condizioni meteo-marine favorevoli che hanno facilitato il trasbordo a terra degli immigrati. I clandestini erano stipati su una barca di vetroresina intercettata a dieci miglia Sud-Ovest dalla costa da un’unita navale appartenente alla sezione operativa navale della Guardia di Finanza di Pozzallo. Arrivati a terra, i ventisette immigrati (tutti uomini e tutti in ottima salute) sono stati trasferiti presso la palestra comunale, sita in via dello Stadio, dove sono stati rifocillati e medicati per alcune lievi scottature rimediate nei giorni di traversata.

I migranti clandestini, dopo le prime procedure di identificazione, saranno trasferiti, nei prossimi giorni, nei due Cpt di Cassibile e Crotone. Nessuna novità, fino a ieri sera, della presenza di eventuali scafisti nel gruppo dei ventisette. I funzionari della Questura di Ragusa non escludono che il gruppo di migranti possa provenire dall’isola di Malta.


IL SINDACO DI POZZALLO SI ARRABBIA: "LE NOSTRE COSTE NON SONO PATTUGLIATE"

Il sindaco di Pozzallo Peppe Sulsenti dichiara che le coste del Ragusano non sono pattugliate a dovere al fine di respingere, così come successo in altre occasioni in prossimità dell’isola di Lampedusa, i migranti clandestini. "Sono appena arrivati – ha detto il primo cittadino di Pozzallo - al porto di Pozzallo 27 clandestini nei confronti dei quali non è stato assunto il provvedimento del respingimento adottato negli ultimi tempi su specifica direttiva del ministro Roberto Maroni.

Delle due l’una: o Pozzallo e la provincia di Ragusa, secondo il Ministro leghista, non fanno parte del territorio italiano e quindi non è territorio da pattugliare e salvaguardare dagli sbarchi degli immigrati, oppure il Ministro ha receduto dalla linea dura ed intransigente non appena gli approdi sono stati quelli della costa ragusana. Mi dichiaro indignato per questa ennesima reiterazione di sbarchi nel porto e nel territorio di Pozzallo, sottolineando che non è possibile affidare la tutela delle coste mediterranee a quanti operano politicamente in danno del sud e della Sicilia".

Per Sulsenti un conto è l’accoglienza e lo spiccato senso di ospitalità e di umanità della gente del sud, un altro è la difesa e la tutela delle popolazioni residenti da tutti i pericoli ed i rischi collegati ai problemi migratori, sia di carattere medico che sociale ed economico. Una nota di protesta è stata spedita dal sindaco Sulsenti e dalla sua amministrazione al ministro Roberto Maroni.

Intanto si parla di un possibile incontro tra Italia, Malta, Libia e Alto commissariato Onu per i Rifugiati, al fine di contrastare l’arrivo di immigrati in Europa. E da Tripoli, il segretario generale per la Sicurezza Pubblica, Younis Al-Obeidi, respinge le accuse di trattamento inumano nei centri per gli immigrati libici dicendo che questi non sono peggiori di quelli italiani.


IL PUNTO DI VISTA DI PADRE AMBROISE TIN

Non è della stessa opinione padre Ambroise Tin, direttore di Caritas Senegal, intervistato da radio Vaticana. "Respingere tutti questi migranti – dice Tin - che cercano una vita migliore in Italia, mi sembra veramente sbagliato a livello politico e strategico. La questione fondamentale è quella della povertà e della dignità umana. In Africa, soprattutto in Senegal, Paese di transito e di partenza, il 68 per cento della popolazione non riesce ad avere un euro al giorno per vivere. Se questa gente, arrivando nel Mediterraneo o in Italia, viene respinta, non rispettando la dignità umana e i diritti umani, verso la Libia, dove ci sono almeno 25 centri di detenzione, di prigioni, significa mandarla all’inferno: non mangiano come si deve, non hanno l’acqua e ogni tanto vengono spinti nel deserto, dove muoiono".