Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 829
POZZALLO - 19/07/2008
Attualità - Pozzallo - Dopo 6 mesi d’attesa disavventura per un pozzallese

Malasanità: il Cup cancella
la prenotazione di un utente

Il 72enne si sarebbe dovuto sottoporre ad un intervento Foto Corrierediragusa.it

Un uomo di 72 anni, C.A., chiama il Cup (Centro ufficio prenotazioni) di Ragusa per chiedere lumi su un intervento da effettuare e scopre di essere stato cancellato dalla lista degli interventi da eseguire in quanto già finito sotto i ferri con esiti anche positivi. Succede a Pozzallo l’ennesimo caso di malasanità in quanto l’anziano non ha mai subito alcun intervento, in nessun presidio ospedaliero pubblico. La storia del settantaduenne è, a dir poco, sbalorditiva.

Il calvario per C.A. inizia due anni quando gli viene diagnosticata una forma quasi inesistente di idrocele. L’uomo non ci pensa su due volte e si reca presso uno specialista che gli consiglia di intervenire chirurgicamente per evitare conseguenze più gravi. C.A. chiama subito il Cup ibleo chiedendo quali sono i tempi per un intervento e, dall’altra parte del telefono, gli viene risposto che, non essendoci una grande richiesta per questi interventi, il tempo d’attesa oscilla sui sei mesi.

C.A. decide di aspettare sei mesi, prenotando, dietro impegnativa medica, l’intervento che doveva eseguirsi entro sei mesi, come da accordo preso. In effetti, la telefonata, dopo sei mesi, arriva. L’operatore, però, intima all’uomo di presentarsi a Ragusa, presso il "Paternò-Arezzo", entro mezz’ora per il ricovero. In caso di rifiuto, l’intervento sarebbe slittato a data da destinarsi.

Impossibilitato a muoversi, il settantaduenne decide di far slittare l’intervento, chiedendo quali fossero i tempi per una ulteriore degenza. L’operatore rassicura il paziente che, a giorni, si sarebbero fatti sentire per concordare il secondo intervento. Il tempo passa inesorabile, la forma lieve di idrocele comincia a dare i primi fastidi. Passa un anno. L’anziano ripetutamente chiama telefonicamente il Cup per avere qualche aggiornamento, senza però avere mai una risposta esaustiva.

Riuscito, finalmente, a trovare una delle responsabili del Cup ibleo, la stessa dichiarava telefonicamente che non riusciva a trovare il nominativo di C.A. fra i files del computer. Ergo, secondo la responsabile, l’assenza del nominativo era sinonimo che C.A. era stato operato e che l’esito dell’operazione era pure riuscito. L’uomo, però, non aveva subito alcun intervento. Alla richiesta di un altro intervento, la stessa responsabile ha pure affermato che non era più possibile operare perché era inutile, a detta della responsabile, effettuare un secondo intervento quando l’operazione aveva dato esito positivo.

Il finale della storia sembra quasi scontato. L’anziano uomo, dopo un’odissea di quasi due anni e un intervento mai realizzato, ha pensato bene di rivolgersi presso una struttura privata per effettuare l’agognato intervento. L’anziano uomo ha dichiarato di aver speso, per tenere "sotto controllo" l’idrocele, in questi 18 mesi, qualcosa come 500 euro. Nel caso in cui, un anno e mezzo fa, il Cup avesse chiamato C.A. per l’intervento, questi 500 euro sarebbero rimasti nelle tasche della famiglia del malcapitato anziano. Due danni enormi, per colpa di qualche "files" scomparso. Anche questa è malasanità.