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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 719
POZZALLO - 12/03/2015
Attualità - L’uomo chiede che gli venga restituita la sua dignità di uomo e di professionista

Chiede giustizia il già direttore della Bapr Iemmolo

"Sono trascorsi tre mesi - dice l’interessato - e niente mi è stato restituito di tutto quello che mi hanno tolto: le mansioni che svolgevo, lo stipendio che non mi è stato accreditato, le spese legali sostenute" Foto Corrierediragusa.it

«Mi chiamo Giuseppe Iemmolo, nato a Modica, domiciliato a Pozzallo, e sono alla disperata ricerca di giustizia». Così scrive l’ex direttore della filiale di Pozzallo della Banca Agricola Popolare di Ragusa in una lettera, dopo essere stato assolto, lo scorso dicembre, con formula piena, dal processo per concorso in usura continuata ed aggravata, vicenda per la quale il 3 giugno 2011 fu raggiunto da ordinanza di custodia cautelare, insieme con i due fratelli pozzallesi Salvatore e Giorgio Civello. «Sono trascorsi tre mesi – dice - e niente mi è stato restituito di tutto quello che mi hanno tolto: le mansioni che svolgevo, lo stipendio che non mi è stato accreditato, le spese legali sostenute. Tutto è iniziato quella mattina, all’apertura della banca, quando si presentarono 4 carabinieri i quali comunicarono che da quel momento mi si imponeva «il divieto di esercitare attività professionali o imprenditoriali connesse all’esercizio del credito, e in particolare quella di direttore della filiale». Fu perquisita la sua casa e l’ufficio. Dopo essere interrogato dal gip, poté leggere i documenti contenuti nel fascicolo processuale.

«Mi sono reso conto che i fatti erano totalmente inesistenti e falsi. Ho informato i vertici della Bapr i quali mi risposero che si attenevano a quanto stabilito dai giudici. Rileggendo tutto il fascicolo, scopro, fra l’altro, che il pm aveva richiesto accertamenti bancari solo per uno dei due presunti usurai indicando la data di nascita errata; fu data delega a un Ctu per accertare i rapporti intercorsi tra me, i Civello e le presunte vittime. Non furono acquisite tutte le movimentazioni finanziarie dei presunti usurai e delle presunte vittime, le dazioni con assegni dei presunti usurai, viceversa, fra le dazioni di una delle presunte vittime erano stati inclusi assegni utilizzati per l’acquisto di un’autovettura, di un’attività commerciale, di un’attività artigianale ed assegni dati a presunti finanziatori non denunciati. Ero accusato di non aver consegnato alle presunte vittime il carnet di assegni tanto da non consentire loro di emettere assegni posdatati senza avere disponibilità sul conto corrente; La mia difesa ha prodotto tutte le richieste di fido avanzate ed accolte, smentendo, a dibattimento, l’accusa».

Il pubblico ministero, ora, ha presentato appello all’assoluzione dell’uomo. «Sono state dette tante falsità, l´essere così tanto prevenuti, il silenzio assordante, l´isolamento professionale giornaliero, non vedersi riconosciuto d´iniziativa il dovuto, essere costretti a ricordare ad ogni circostanza senza possibilità alcuna di poter immediatamente dimenticare tutto, portano sempre in misura maggiore a pensare di farla finita. Tutto questo per me – conclude Iemmolo - senza ombra di dubbio, equivale ad istigazione al suicidio. Proverò a resistere, non riesco a garantirne il successo».