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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:28 - Lettori online 1177
POZZALLO - 09/03/2015
Attualità - Non si arrestano gli appetiti delle compagnie petrolifere

"Transunion" pronta a trivellare a Pozzallo

Interessata una vasta area che comprende le acque internazionali di Malta fino a Portopalo di Capo Passero Foto Corrierediragusa.it

Non si arrestano gli appetiti delle compagnie petrolifere nei confronti del mar Mediterraneo ed, in particolare, per il tratto di mare a sud di Pozzallo. Sono pronti i soldi, svariati milioni di euro, che la compagnia inglese Transunion avrebbe intenzione di mettere sul piatto per accaparrarsi le licenze al fine di trivellare il sottosuolo marino. Una vasta area che comprende anche le acque internazionali di Malta fino a Portopalo di Capo Passero. Un ipotetico triangolo per un´estensione di 697,4 chilometri quadrati. Il progetto prevede la campagna di acquisizione di 100 chilometri di linee sismiche a mare. "Confermo – dice Alessandro Giannì, direttore delle campagne nazionali di Greenpeace Italia - che l´istanza in questione "occupa" il vertice occidentale dell´area, molto più estesa, tra Capo Passero e Malta in cui anche Schlumberger (altra compagnia petrolifera, ndr) vuol fare rilievi sismici. Confermo che Greenpeace non si è mai occupata di questa specifica istanza, è impossibile seguirle tutte, ma che di fatto le informazioni inviate alla commissione Via per la Schlumberger mi paiono riferibili a questo caso. Ho già avvisato i colleghi di altre associazioni e spero decideremo al più presto come muoverci".

Sul portale ufficiale del ministero dell´Ambiente, un nuovo aggiornamento sul progetto della compagnia inglese scuote gli animi di associazioni ambientaliste e quanti sono contrari a nuovi «buchi» nel sottosuolo marino. Sul progetto "d 359 C.r-.Tu", quello appunto della Transunion, sarebbe pronto il provvedimento che darebbe il via a tutte le operazioni di trivellazione. L’istruttoria tecnica Ctvia (Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale) presso il Ministero dell’Ambiente ha dato parere positivo. Ma, a ben guardare, non sarebbe un gran affare trivellare da queste latitudini. Secondo le valutazioni del ministero dello Sviluppo economico, difatti, ci sarebbero nei nostri fondali marini circa 10 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe. Stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per appena 8 settimane.

Sul bacino del Mediterraneo si concentra più del 25 per cento di tutto il traffico petrolifero marittimo mondiale, già responsabile, secondo le associazioni ambientaliste, di un inquinamento da idrocarburi che non ha paragoni al mondo.

Non sarebbe, dunque, solo la «Vega B», la piattaforma all´interno del campo Vega, di proprietà Eni-Edison, a 12 miglia da Pozzallo, a preoccupare i 49 sindaci del comprensorio ibleo i quali, nel 2012, siglarono un protocollo, a firma Greenpeace, dove si chiedeva di non trivellare i fondali marini. Di contro, uno spiraglio si sta aprendo per coloro che "tifano" per turismo e pesca nel mar Mediterraneo. Dopo l´approvazione in Senato del ddl sugli eco-reati, che blocca nuove concessioni per trivellare, si attende adesso solo il via libera della Camera. "Non abbassiamo l´attenzione – ribadisce Giannì – nonostante le buone nuove che giungono dal Senato. Il premier Renzi è convinto di poter avere ragione sui nuovi pozzi ma mi domando se il premier sia mai entrato in contatto con la grandissima «fetta» di cittadini iblei che non vogliono trivelle a largo. Io credo di no".