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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 665
POZZALLO - 27/10/2014
Attualità - Riflessione dopo le polemiche sul progetto scolastico "Mi metto nei tuoi panni"

La preside Aldrighetti: "Razzismo? Non a Pozzallo"

"I ragazzi sono stati entusiasti quando ho proposto questo progetto, non altrettanto alcuni genitori"
Foto CorrierediRagusa.it

"Non lo farei una volta. Lo farei dieci, cento, mille volte. Chi mi conosce bene, sa benissimo che non mi arrendo facilmente, a maggior ragione quando ritengo di essere nel giusto. E qui, conti alla mano, ho avuto ragione da vendere". Lo «scandalo» che ha travolto la scuola media «Antonio Amore» sui ragazzi di colore del Cpa in visita presso l´istituto per alcune ore, non ha turbato minimamente la preside e assessore comunale, Mara Aldrighetti (foto). E´ stato fatto tanto rumore per nulla, conferma la stessa. Specie per chi lotta da tanti anni per l´integrazione, non solo a livello scolastico. Un passo indietro. Alcuni genitori (otto, per l´esattezza), nei giorni scorsi, hanno manifestato un certo «fastidio» dovuto alla presenza di alcuni ragazzi di colore, ospiti del centro di prima accoglienza, all´interno di un progetto scolastico, per timore (talvolta misto a ignoranza) di contagio da malattie contagiose, tra cui addirittura l´ebola. In questo progetto, denominato «Mi metto nei tuoi panni», alcuni studenti dell´Amore hanno incontrato alcuni coetanei provenienti da Gambia e Nigeria per uno scambio di informazioni. Cosa fanno i ragazzi in Africa, come si vive, eccetera. Unico obbligo, lo scambio di informazioni deve essere effettuato in lingua inglese o francese, vietato parlare in lingua italiana. "I ragazzi sono stati entusiasti quando ho proposto questo progetto – dice la Aldrighetti – I problemi sono nati il giorno dopo la prima lezione, quando alcuni genitori mi hanno riferito di non essere molto d´accordo sull´ingresso a scuola dei ragazzi di colore. Per me, è stato un fulmine a ciel sereno. I ragazzi che provengono dal Cpa sono sani. Nessuna malattia. Lo sa cosa mi hanno detto i genitori che protestavano? «Che ne sanno i medici delle malattie?» mi hanno detto. Non ci potevo credere".

Preside, ma allora la città di Pozzallo è razzista...
"Non farei di tutta l´erba un fascio. Il giorno dopo, sono venuti a scuola due genitori che si sono complimentati per l´iniziativa e sono stata molto contenta di aver ricevuto questa attestazione di fiducia. Pozzallo è una città piena di marittimi, queste persone dovrebbero ben sapere che, girando il mondo, i marittimi possono tornare a casa con alcune malattie, ma non mi risulta sia mai successo qualcosa di simile. Sta nell´intelligenza di ognuno di noi capire che siamo nel 2014 e non ci può essere una mentalità da medioevo quando si parla di immigrazione. Specie se a parlare sono proprio i pozzallesi, che da più di dieci anni «convivono» con gli sbarchi".

E perché, allora, è successo tutto questo...
"Sinceramente, non saprei. So solo che ho lottato per questo progetto e non intendo rimangiarmi nulla. Lunedì, faccio venire altri ragazzi per un altro scambio culturale. Sfido a trovare altre persone che vengano a dirmi «Mara, tu, questa cosa, non la fai». Quando mi dicono queste cose, faccio l´esatto contrario. Non mi sono mai posta il problema del colore della pelle".

Ma hanno detto che non si lavavano, che puzzavano...
"Fandonie. Anzi, mi dà l´opportunità di ringraziare l´operatrice del Cpa, Marisa Colombo, che, proprio nel giorno in cui sono arrivati a scuola, li ha sistemati come si sistemano i propri figli. I ragazzi africani erano ordinati, puntuali, contenti. Cosa sia scattato nella testa di questi genitori, non riesco a capirlo. La cosa che mi rincuora di più è il fatto che tutti i ragazzi pozzallesi coinvolti nel progetto sono stati entusiasti. Nessuno è venuto a lamentarsi con me. Buon segno".