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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:46 - Lettori online 936
POZZALLO - 28/09/2014
Attualità - Un’analisi critica sullo stato di fatto del futuro dopo la soppressione delle province

Liberi consorzi: chi li vuole per davvero?

In Sicilia le riforme si fanno per non farle, nella logica descritta da Tomasi di Lampedusa nel "Gattopardo" Foto Corrierediragusa.it

A Pozzallo sono venuti in tanti a dibattere di Liberi Consorzi e della L.R. 8/2014 che fingendo di promuoverli di fatto ne ha impedito la costituzione: erano presenti i sindaci di Ragusa, Modica, Pozzallo, Scicli, Ispica, Noto, Palazzolo Acreide, i deputati regionali Di Pasquale e Ragusa, il neo-assessore regionale al Territorio Gerratana, numerosi rappresentanti delle Forze dell´ordine, i soci dell´Alcse, tanti cittadini. Gli interventi "tecnici" sono stati affidati ai colleghi Andrea Piraino (Università Palermo) Francesco Raniolo ( Università Cosenza ) e al sottoscritto (Università Catania). Qualche inevitabile passerella, diverse stoccate polemiche, ma soprattutto tre ore di discussione vera e di analisi lucida per certificare il fallimento di una delle peggiori leggi approvate dall´Ars nella sua storia.

Le Province sono state abolite in Italia. La legge 56/2014 (legge Del Rio) ha previsto una fase transitoria con elezioni di secondo grado per le amministrazioni provinciali, che scompaiono all´atto della riforma costituzionale del Titolo V. Le loro funzioni passano per gran parte ai Comuni, che potranno (e quelli più piccoli "debbono") associarsi nelle Unioni dei Comuni. Alle Unioni, libere aggregazioni su base volontaria , possono trasferirsi funzioni e competenze delle ex Province come i servizi idrici e ambientali, la promozione del territorio, il turismo e i beni culturali, la Protezione civile. Senza l´accentramento burocratico e lo stipendificio delle Province si possono così realizzare modelli amministrativi più virtuosi, trasparenti e "leggeri": un´ amministrazione non autarchica, indipendente e sovraordinata rispetto ai Comuni, ma una struttura associativa su basi progettuali.

In Sicilia nulla di tutto questo. Qui le riforme vengono annunciate dal presidente della Regione Rosario Crocetta (foto) nei talk-show (L´Arena di Giletti o Le invasioni barbariche de La7) e poi non si fanno. E non a caso lo stesso governatore diserta, per motivi più o meno validi, dibattiti come quello di Pozzallo che, al di là del risultato finale, può essere comunque utile per tracciare il punto della situazione. Riforme che, per meglio dire, si fanno per non farle, nella logica descritta da Tomasi di Lampedusa nel "Gattopardo". La legge regionale 7/2013 abolisce le Province e la successiva legge 8/2014 istituisce i Liberi Consorzi, ma con procedure talmente farraginose e prive di logica giuridica da bloccarne l´applicazione. Così si rimandano a un´altra improbabile legge le funzioni e le competenze da assegnare ai Consorzi, si stabilisce una vera e propria ´"riserva indiana" per le nove ex Province che vengono automaticamente promosse a Liberi Consorzi, si fissano astratti parametri quantitativi ( 180 000 abitanti ) senza tener conto di criteri qualitativi ( identità e storia dei territori, economia, cultura ), si danno appena sei mesi di tempo per quei Comuni che volessero staccarsi per formare nuovi Consorzi, con delibere dei rispettivi Consigli da sottoporre a referendum confermativo: una tipologia referendaria pressoché inesistente negli Statuti di moltissimi Comuni e giuridicamente aleatoria.

Con tali norme- capestro diventa impossibile creare Liberi Consorzi, ed infatti nei sei mesi nessuna iniziativa riesce ad andare in porto, nonostante una diecina di proposte più o meno plausibili : Gela, Marsala, Barcellona, Taormina-Bronte, Acireale, Caltagirone, Modica-Noto. Qualcuno dirà: troppi. Ma nel 1813 la riforma del Parlamento siciliano abolì la feudalità, approvo´ una Costituzione liberale e suddivise l´isola in 23 Distretti (nel Sud-Est quelli di Siracusa, Noto e Modica). Altri tempi, i Borboni le riforme le facevano sul serio. La legge 8 e´ stata blindata invece come una fortezza, in modo tale da lasciare spazio solo ai vecchi capoluoghi. A tutti gli altri Comuni sono rimaste sulla pancia solo le polemiche per aver osato di dividersi : così Gela con Caltanissetta, così Modica con Ragusa, ecc. Accuse di tradimento, litigi e faide interne a non finire hanno avvelenato l´ambiente cittadino. Le vecchie Province hanno così stravinto, vestendo i finti panni nuovi di Liberi Consorzi. Cambiare tutto per non cambiare nulla, ricetta tuttora valida della politica di sempre.

Don Luigi Sturzo si ribella così nella tomba. Padre spirituale dello Statuto siciliano egli aveva inventato i Liberi Consorzi come strumento di democrazia, Unioni di Comuni senza burocrazie e clientele. Ma i 90 deputati dell´Ars se ne sono infischiati del prete di Caltagirone e hanno votato per lo status quo, e per mantenere i collegi e ettorali così come sono. A scanso di equivoci. Si allontana il sogno di poter dar vita a un grande e libero Consorzio del Val di Noto, superando le divisioni del 1927 e del 1950 che hanno distrutto l´ unità territoriale del Sud-Est fatta di storia comune, cultura comune, economia comune. Siracusa e Ragusa celebrano però vittorie di Pirro, e con esse le miopi e sorde classi dirigenti. Molti non demordiamo e continueremo a combattere una difficile quanto giusta battaglia di civiltà. La Sicilia merita una diversa "governance", un sistema del governo locale più efficace e partecipato. Con una nuova legge che cancelli questo aborto giuridico e consenta ai 390 Comuni dell´isola di scegliere liberamente "dove" e "con chi" stare. Senza riserve indiane.


BASTA!
30/09/2014 | 15.16.25
Emanuele

Sono felice di apprendere che il progetto di istituzione dei Liberi Consorzi è fallito. Il buon senso e la constatazione della pessima qualità della legge di riforma, ha aperto gli occhi e le intelligenze.