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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 782
POZZALLO - 02/06/2008
Attualità - Pozzallo - Intervista al pozzallese liberato il 2 giugno 2007 dopo 33 giorni di prigionia nelle mani dei guerriglieri in Africa

Luca Gugliotta: rilasciato un anno fa dai ribelli del Mend

E il ricordo va inevitabilmente alla ragusana Jolanda Occhipinti, l’infermiera che da circa 2 settimane è prigioniera in Somalia Foto Corrierediragusa.it

2 giugno 2007. Una data che il giovane pozzallese Luca Ignazio Gugliotta (nella foto) non dimenticherà mai. ?, difatti, il giorno della sua liberazione, dai guerriglieri del Mend, nel giorno, per noi italiani, della Liberazione. Trentatrè giorni di prigionia, insieme ad altri colleghi sequestrati, senza sapere a quale destino si andava incontro. Un anno dopo, Luca Gugliotta è decisamente più sereno, ma alcune «cicatrici» restano indelebili. Ad un anno da quei brutti ricordi, lo abbiamo intervistato.

Luca, la prima domanda è d’obbligo. Come stai, adesso?

<< Porto ancora i segni di quel tragico mese. Sto facendo un percorso di cure riabilitative, soprattutto a livello psicologico, un dramma che ancora mi porto indelebilmente dietro. Adesso, comunque, sto bene. E ringrazio quanti mi hanno voluto bene, e me ne vogliono ancora. Piano piano, sto ritornando alla vita >>.

Che ricordi hai, di quel periodo?

<< Bruttissimi. ? stato, senza dubbio, il periodo più brutto della mia vita. Quella mattina, quando i guerriglieri del Mend, ci hanno assalito, ho pregato che non mi succedesse nulla. Alla visione, poi, di due colleghi uccisi, ho temuto seriamente per la mia vita. Ho pensato ai miei cari, a mia moglie. Ho cercato di rimanere calmo, il più a lungo possibile, senza dare segni di isterismo. Ma 33 giorni sono stati un’eternità >>.

Cosa ti ha colpito maggiormente degli attivisti del Mend?

<< Che avrebbero colpito senza indugi, rispettando il volere dei capi. Purtroppo, la situazione di una fame che uccide, in Africa, porta queste persone ad obbedire, indipendentemente se fosse giusto o sbagliato. Ricordo che alcuni soldati giocavano con noi, a basket, con un cestino di fortuna, la sera stessa ci puntavano i fucili e ci facevano spaventare, facendo scoppiare dei petardi, il tutto con l’intento di intimorirci. Era difficile pure dormire la notte. La volontà, con i colleghi, era di aiutarci a vicenda, ma come potevi stare tranquillo se la notte sentivi che quella poteva essere l’ultima notte della tua vita? >>

Il tuo unico desiderio era quello di tornare, vivo, a casa?

<< Ero sorretto dalla Fede, l’unica che mi dava speranza, in un momento disperato. Guarda, ti posso dire che non sono fra quelli che, ogni domenica se ne va in chiesa, ma non finirò di ringraziare mai il buon Dio per l’esito positivo, per il quale sono qui adesso, a raccontarti queste cose. Queste sono esperienze che, a raccontarle da casa, magari stai calmo, perché sai di averle vissute. Non augurerei un periodo così difficile e travagliato neanche al mio peggior nemico >>.

Veniamo al giorno della liberazione?

<< Non capivamo nulla. Quel giorno, l’ho vissuto talmente in fretta che sembrava che dovesse succederci qualcosa di negativo. Ho avuto sinceramente paura perché non capivo la lingua dei guerriglieri, e mi dicevano solo di andare via. Quando ho visto, poi, la polizia che mi prelevava, ho avuto la certezza che tutto andava finendo, con l’ovvia soddisfazione di volare verso la libertà >>.

Cosa pensi dei guerriglieri del Mend?

<< Mi hanno trattato bene, dico solo questo >>

Il pensiero vola ad un’altra ragusana, Jolanda Occhipinti?

<< Sono dispiaciutissimo che un’altra persona sia finita nelle mani di altri guerriglieri, per i propri tornaconti, indipendentemente che vada in Africa per lavoro o come volontaria per aiutare chi realmente soffre. Spero che la situazione, per lei, si sblocchi senza che, né lei né l’altro ostaggio, subiscano violenza. Prego per lei >>.

A chi deve dire «grazie» Luca Gugliotta?

<< A tutti quelli che hanno sofferto per me. Ricordo, qualche giorno dopo l’arrivo a Pozzallo, che una signora si è avvicinata a me, dicendo che aveva pregato per i 33 giorni di prigionia. Da premettere che io, quella signora, neanche la conoscevo. Ecco, l’affetto che mi hanno dato i pozzallesi, che hanno pregato insistentemente per me, è una cosa che non dimenticherò mai. Infine, ad un anno di distanza, voglio ringraziare pubblicamente, ancora una volta, la Farnesina, senza la quale sarebbe stata impossibile la mia liberazione >>.

Se la tua compagnia di lavoro te lo proponesse, torneresti in Africa?

<< Perché no? Non ho nulla contro il continente africano. Starei, forse, attento alla destinazione, ma non avrei problemi a «scendere» nel Continente Nero >>.

(Nelle 2 foto sotto Luca Gugliotta durante i giorni di prigionia in Africa con gli altri ostaggi italiani. Luca indossa la maglietta con il numero 73)