Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 574
POZZALLO - 01/04/2014
Attualità - Si tratta della piattaforma petrolifera di proprietà dei colossi Eni ed Edison

Via libera Ministero a "Vega B" per estrazione in mare

La seconda piattaforma sarà molto più piccola di quella attuale Foto Corrierediragusa.it

Il Comitato tecnico per la valutazione di impatto ambientale del Ministero dell´Ambiente ha dato parere positivo (con prescrizione) al progetto della «Vega B», la piattaforma di proprietà dei colossi Eni ed Edison, già presente nel mar Mediterraneo con una piattaforma estrattiva, la «Vega A» (foto), dal 1987. Sui tavoli del ministero, a Roma, è pronto il provvedimento che sarà ufficializzato fra qualche giorno. Sul sito istituzionale del ministero è già possibile leggere l´esito di più di due anni di lavoro, fra carte bollate e autorizzazioni necessarie per ubicare la nuova piattaforma. Si è giunti, dunque, alla conclusione di un iter che ha visto in primo piano 49 Comuni siciliani (quasi tutti dell´area iblea) dire di «No» al progetto di una nuova piattaforma, assieme ad alcune associazioni ambientaliste quali Legambiente e Greenpeace. Anche la Regione Sicilia, per bocca del suo presidente, Rosario Crocetta, si era impegnata nella difficile battaglia al fine di contrastare nuovi giacimenti a largo delle coste iblee, salvo poi dare il via libera ad un progetto che vale qualcosa come 100 milioni di euro. "La volontà di realizzare un’altra piattaforma, la Vega B – è stato detto qualche mese addietro da responsabile Operations Edison in Sicilia, Sten Stromberg - nasce dal fatto che dalla piattaforma Vega A si riesce a produrre solo da una parte del giacimento che abbiamo in concessione e la produzione sta pian piano declinando. Si prevede che se non si farà niente fra alcuni anni, non oltre 5 o 6, l’attività sul campo non sarà più economica e in quel caso chiuderemo".

La seconda piattaforma «Vega B» sarà molto più piccola di quella attuale, avrà il peso di un quinto di «Vega A» e sarà una struttura satellitare dalla quale si riesce a fare estrazione nel resto del giacimento, quello che non si riesce a fare dal Vega A. Si stima che con questo investimento la vita del campo sarà prolungata di almeno 20-25 anni. Per mettere in funzione la Vega B servirà «bucare» altro fondale marino. Si comincerà con quattro pozzi ma, in caso di risultati positivi, potrebbe subentrare la necessità di perforarne altri, fino a ventiquattro. L’obiettivo è produrre più di sei mila barili di greggio al giorno. Un quantitativo che, moltiplicato per quattro lustri del progetto totale, fornisce una stima dieci volte superiore a quella preventivata. I conti non tornano e i risultati potrebbero rivelarsi scarsi, ma comunque sostenibili dal punto di vista economico. Del resto è quello che avvenne anche per la Vega A, per la quale si stimavano sette mila barili di greggio giornalieri e più, oggi scesi a meno di tre mila.

E il fronte del «no»? Più di centomila firma raccolte in 24 mesi, 49 sindaci dell´area iblea (escluso il sindaco di Pozzallo, Luigi Ammatuna, in prima linea a dire «no» quando due anni non si parlava d´altro, salvo poi ripensarci e ritirare la propria firma), esponenti di spicco del mondo della cultura e dello spettacolo assieme alle associazioni ambientaliste, tutti a chiedere lo stop delle trattative e conseguente annullamento del progetto. Nonostante la volontà di tutta questa gente, le decisioni prese saranno altre. Pozzallo, così come tutta l´area iblea, è un territorio la cui economia si basa su porto e marineria, turismo e navi da trasporto. La deputazione politica locale (deputati regionali e nazionali, soprattutto dell´area iblea) avevano promesso un intervento per fermare l´intera operazione. A parole, difatti, è stato così. Nei fatti, purtroppo, si è visto altro.