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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 19:51 - Lettori online 1169
POZZALLO - 14/11/2013
Attualità - Amaro sfogo del primo cittadino contro Ministero, Prefettura e Questura

Immigrazione: prefetto risponde a sindaco

Ammatuna ha «stoccate» per tutti, non ultimo il ministro dell’Interno Foto Corrierediragusa.it

Ammatuna chiama, Vardè risponde. Non sono andate giù al prefetto di Ragusa le parole di Luigi Ammatuna (foto), dette nel corso della conferenza stampa indetta dal sindaco di Pozzallo sull´emergenza «migranti» nella città di Pozzallo. Secondo Ammatuna, il prefetto, specie nel corso delle ultime settimane, ha ignorato la città di Pozzallo «invasa» da 700 migranti circa, molti dei quali insofferenti alle buone maniere e al quieto vivere. "Ritengo tali accuse – dice Vardè - che mi amareggiano, totalmente ingiustificate. La Prefettura è sempre stata vicina al comune di Pozzallo, sotto ogni punto di vista. Io stesso, peraltro, ho presenziato innumerevoli volte ai momenti di dibattito ed alle iniziative organizzate in città sui temi citati. Tornerò presto a Pozzallo per discutere della vicenda col sindaco e per constatare quanto è successo. La città di Pozzallo e i suoi cittadini non sono mai stati abbandonati".

Nessuna polemica, tiene a precisare Vardè, più che altro stupore per le parole riferite dal sindaco di Pozzallo. Forse un incontro (fra qualche giorno, a palazzo La Pira?) chiarirà gli aspetti di questa vicenda che, a ieri, non ha comunque posto alcuna soluzione all´assedio dei tanti migranti girovaghi. Settecento erano e settecento sono rimasti, in una città che viene depauperata del proprio tessuto sociale, soprattutto nelle ore serali. E´ un continuo «Io ho paura, la sera non esco» quello che riecheggia nelle orecchie di tante persone. Una situazione ai limiti della tollerabilità che ha fatto perdere la pazienza persino al sindaco, stufo di sentirsi tirato quotidianamente per la giacca dai cittadini che chiedono sicurezza e meno noie. Ammatuna, ieri, non ha voluto parlare proprio perché attende, adesso, che sia il Prefetto a fare la prima mossa. Il sasso nello stagno è stato gettato. Alle parole, ha fatto sapere ai suoi fedelissimi, il sindaco aspetta ora che seguano i fatti.

Chi, invece, ha parlato, schierandosi col sindaco, è stato Giovanni Avola, segretario provinciale della Cgil. "Siamo a fianco del sindaco di Pozzallo – dice Avola - nella sua battaglia solitaria per tutelare la sicurezza e l’incolumità dei suoi concittadini la cui vita è stata improvvisamente stravolta da alcuni episodi inquietanti che si sono verificati a Pozzallo. La tolleranza misura il livello di civiltà di una comunità che non può, superato quel livello, sopportare oltre, soprusi e angherie che vanno assolutamente evitati per garantire una pacifica convivenza in un comunità sempre pronta, per tradizione e cultura, ad aprirsi alle popolazioni confinanti".

Il Prefetto di Ragusa ha infine riferito che, stando alle prime indagini dei carabinieri della Stazione di Pozzallo, l´aggressione subita dai due giovani alla villa comunale, domenica sera, non sarebbe stata opera di persone, ospiti del centro di prima accoglienza del porto.

LO SFOGO DEL SINDACO
"Consegnerò la fascia tricolore entro la fine di novembre se il Prefetto di Ragusa, Vardè, continuerà a non dare peso ai problemi del Centro di prima accoglienza e della questione riguardante la sicurezza per i pozzallesi. Non sento il Prefetto di Ragusa da circa un mese, il Comune di Pozzallo è abbandonato al suo destino. Io sono rimasto solo ". E´ un Luigi Ammatuna senza peli sulla lingua quello che si è presentato in aula, in un´affollato incontro dove erano presenti molti pozzallesi. Ad un primo periodo dove l´amministrazione comunale ha risposto esaustivamente alle richieste del Prefetto di Ragusa seguono gli ultimi 50 giorni nel corso dei quali sono accaduti fatti spiacevoli e atti delinquenziali, con il territorio presidiato da poche unità di polizia. "Ho chiesto una maggiore presenza delle forze dell´ordine – ha detto Ammatuna – Non è successo niente. Ho chiesto che i migranti, a determinati orari, tipo la sera tardi, siano dentro la struttura e non a girovagare per le vie della città. Niente. Vedo che si mettono di fronte ai supermercati a chiedere la questua, hanno fatto il bagno nudi in mare. Ho come l´impressione di essere stato troppo accondiscendente con questa gente. I migranti cominciano a «pesare»".

Ammatuna ha «stoccate» per tutti, non ultimo il ministro dell´Interno, Angelino Alfano. "Ho avuto – ha detto ancora Ammatuna – l´accortezza di arrivare fino a Siracusa, dialogando coi prefetti della Sicilia e non coi sindaci. L´avevamo invitato e non è giunto in città. É calato il silenzio attorno a tutta la vicenda. Gli unici a pagare le conseguenze siamo rimasti noi. Se io non vedrò in questi giorni un segnale diverso, andrò a Ragusa a consegnare al prefetto la fascia tricolore, declinando ogni responsabilità". Parole al veleno anche per chi decide le trasferte dei migranti dopo essere giunti a Lampedusa ed Augusta. "Qualcuno mi dica - ha detto Ammatuna – perché, una volta sbarcati a Lampedusa o Augusta, non vengono stipati in centri dell´agrigentino o del siracusano. Non possiamo sostenere un peso così enorme. Il centro di prima accoglienza straborda e abbiamo utilizzato l’unico palazzetto dello sport presente in città per ospitare gli immigrati, togliendo la possibilità ai giovani di allenarsi. Questo, oggettivamente, non è giusto".

Alla domanda di un giornalista se la conferenza stampa non fosse giunta in maniera tardiva rispetto a quanto verosimilmente accaduto nelle scorse settimane (non ultima, l´aggressione ai due ragazzi alla villa comunale di domenica sera), Ammatuna ha risposto di "essere a conoscenza del malcontento dei miei concittadini – ha detto - da circa venticinque giorni. Siamo stati, ci tengo a ribadirlo, lasciati soli. Questo è il punto nodale".

Ammatuna, a fine incontro, ha infine ribadito che non parteciperà alla protesta di Forza Nuova, sabato prossimo, a favore della chiusura del Centro di accoglienza.


Prendiamoli in massa e lasciamoli a ragusa
13/11/2013 | 12.54.14
patriot

c´e´ poco da dire e tanto da fare: o si fa come a rosarno e li cacciamo dal nostro territorio oppure si prendono in massa e si lasciano a girovagare a ragusa e vedrete che il culo i politici locali se lo muovono.