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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 17:16 - Lettori online 878
POZZALLO - 03/09/2013
Attualità - Ambientalisti sul piede di guerra, ma pare ci sia ormai poco da fare

Trivelle nel Canale di Sicilia, si fa sul serio

Dopo l’Eni e le sue concessioni, difatti, anche la Transunion Petroleum ha deciso di trivellare al largo delle coste siciliane Foto Corrierediragusa.it

Trivelle nel Canale di Sicilia, da oggi si fa sul serio. Scade oggi, 3 settembre 2013, l´invio delle osservazioni al Ministero dell´Ambiente per poter fermare l´arrivo delle trivelle lungo la costa che interessa la provincia di Ragusa. Dopo l’Eni e le sue concessioni, difatti, anche la Transunion Petroleum ha deciso di trivellare al largo delle coste siciliane. Si tratta della concessione «D361 CR TU», il cui termine ultimo per presentare osservazioni è la giornata odierna. Un progetto per esplorazioni con tecniche air-gun e poi la trivellazione di un pozzo esplorativo. L’area che si estende per circa 500 chilometri quadrati in totale è in acque che variano dai 66 agli 800 metri, quindi in acque profonde. Ma la distanza dalla costa è ridicola. Circa 7 chilometri da riva e nelle strette vicinanze dell’area protetta Biviere di Macconi di Gela, la palude caratterizzata da rive fatte di canneti e con qualche isolotto rifugio di ricchissima avifauna. Non lontano, la costa di Contrada Branco Piccolo, sita nel comune di Ragusa, dichiarata di notevole interesse pubblico e la zona di territorio comprendente il Fiume Irminio e zone circostanti nei comuni di Scicli, Modica e Pozzallo.

Inoltre, sulla costa iblea, sono presenti zone di ripopolamento ittico, tartarughe marine, c’è la posidonia oceanica a 13 chilometri di distanza, una delle specie più importanti del mare ed è protetta da una serie di convenzioni europee ed italiane. Trivellare in suddette zone, secondo quanto riferito dalle associazioni ambientaliste, resta un fatto di un´inaudita gravità. Stavolta la distanza è veramente minima, dicono gli esponenti di Greenpeace, i pozzi di esplorazione sarebbe troppo vicini alla costa e in acque profonde dove numerosa è la ricchezza naturale e marina.

E le altre notizie che giungono, non faranno sicuramente contenti gli ambientalisti. E´ previsto per l´inizio del nuovo anno il termine per poter «contestare» la realizzazione del nuovo impinato Edison, denominato «Vega B». Con i suoi 4 mila barili al giorno (contro i sessantamila registrati negli anni trascorsi), la «Vega A» deve assolutamente «rinvedire» i fasti degli ultimi anni, pena la chiusura. Un rischio, la dismissione dell´impianto, che costerebbe alla Edison più della realizzazione della nuova Vega. Ecco i motivi del piede sull´accelleratore da parte dei vertici del colosso petrolifero. La strategicità del sito, poi, ha fatto decidere alla Edison, titolare del progetto, non soltanto di mantenere in esercizio la Vega A ma anche di lanciare la Vega B. Evidentemente questo giacimento sottomarino promette qualcosa di buono.

Nei mesi scorsi, i Comuni dell´ibleo, Ragusa e Scicli in particolar modo, hanno presentato una ricca documentazione per scongiurare l´arrivo delle trivelle in zona. Nei giorni scorsi, in quel di Scicli, si è pure tenuto un Consiglio comunale aperto per chiedere lo stop auspiscato dalle associazioni ambientaliste. Fra quelli, invece, che vogliono l´estrazione del greggio, solo il Comune di Pozzallo (con in testa il sindaco Luigi Ammatuna) ha dato parere favorevole, dopo aver cambiato idea sull´impatto negativo che potrebbero avere le trivelle in un´area che «vive» principalmente di turismo e di pesca. Fermamente contrari, invece, gli esponenti pozzallesi di Sinistra Ecologia e Libertà, che hanno lasciato la Giunta targata Ammatuna, qualche settimana addietro, anche (e non solo) per questo motivo.


Trivelle nel canale di Sicilia
03/09/2013 | 16.36.28
massimo

Visto che Scade oggi, 3 settembre 2013, l´invio delle osservazioni al Ministero dell´Ambiente per poter fermare l´arrivo delle trivelle lungo la costa, spero che arriveranno un mare di osservazioni.
Massimo Puccia