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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:38 - Lettori online 959
POZZALLO - 04/07/2013
Attualità - Per gli ambientalisti le trivelle metterebbero a rischio l’ecosistema marino

Greenpeace: "No pozzo nel Canale di Sicilia"

Il dramma della piattaforma Perro Negro 6, poi, di proprietà della Saipem (sussidiaria di Eni) affondata nella giornata di martedì, in Congo, ripropone con urgenza la questione della sicurezza di questi impianti Foto Corrierediragusa.it

Fermare il progetto di un pozzo esplorativo nel Canale di Sicilia, dove le trivelle metterebbero a rischio l´ecosistema marino. È questo l´obiettivo di Greenpeace, che insieme ad associazioni locali e del settore pesca e all´assessorato all´Ambiente della Regione Siciliana protestano per la realizzazione di un nuovo pozzo, nel Canale di Sicilia, ad una settimana dalla decisione del Ministero dell´Ambiente per la Via (Valutazione d´Impatto Ambientale) di autorizzare nuove perforazioni in mare. Il dramma della piattaforma Perro Negro 6, poi, di proprietà della Saipem (sussidiaria di Eni) affondata nella giornata di martedì, in Congo, ripropone con urgenza la questione della sicurezza di questi impianti, proprio quando anche nei nostri mari è in corso un vero e proprio assalto all’oro nero. "A poco meno di un mese dallo sversamento di petrolio a Gela – dichiara Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia - Eni é di nuovo sul banco degli imputati. Pensare che la Saipem sarà capace di trivellare in piena sicurezza a 700 metri di profondità nel Canale di Sicilia mentre non riesce a gestire una perforazione a 40 metri in Congo é una follia. Eppure, negli studi di impatto ambientale presentati per farsi autorizzare i pozzi esplorativi nel Canale di Sicilia, Eni continua a non prendere in considerazione l’eventualità di un serio incidente".

Secondo il responsabile Greenpeace, nonostante i continui disastri e le ovvie carenze negli Studi di Impatto Ambientale, la Commissione di valutazione di impatto ambientale (Via) del Ministero dell´Ambiente avrebbe già dato parere favorevole per progetti di trivellazione dei giacimenti Cassiopea e Argo nel Canale di Sicilia, e ora si accinge a valutare la richiesta su Vela 1. Fra qualche mese, si attende anche la valutazione d´impatto ambientale dell´altra piattaforma, la Vega B, antistante la costa iblea. "I progetti di estrazione di Eni – conclude Giannì - rappresentano un serio pericolo per l’ambiente, per la nostra salute e per la nostra economia. Per questo motivo, chiediamo al Ministro dell’Ambiente di fare finalmente qualcosa e intervenire affinché la Commissione Via effettui finalmente una seria e indipendente valutazione dei rischi delle attività petrolifere in mare. Allo stesso tempo, chiediamo a tutte le Regioni di schierarsi contro le speculazioni di giganti petroliferi senza scrupoli".