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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:51 - Lettori online 1176
POZZALLO - 12/10/2011
Attualità - Dimenticate i discorsi del ministro dell’Ambiente

Avanti tutta del Governo per il petrolio nel Mediterraneo

Un’accelerata per le infrastrutture energetiche come oleodotti, impianti di raffinazione e piattaforme petrolifere offshore, vanno in questa direzione le proposte del ministero dello Sviluppo economico per il decreto legge che dovrà favorire gli investimenti nel nostro Paese

Dimenticate i discorsi del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, la quale, qualche mese fa, spergiurò che non avremmo visto alcuna trivella solcare le acque del Mediterraneo. Dimenticate anche le rassicurazioni che il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Catia Polidori, diede rispondendo alla interpellanza dell’onorevole siciliano del Pd, Angelo Capodicasa, sulla paventata presenza di nuove perforazioni nei fondali del sud-est siciliano. Dimenticate tutto perché il Governo italiano ha messo in moto la macchina organizzativa per poter sfruttare la grande giacenza di petrolio che il sottosuolo marino del Mediterraneo conserva.

Un’accelerata per le infrastrutture energetiche come oleodotti, impianti di raffinazione e piattaforme petrolifere offshore, vanno in questa direzione le proposte del ministero dello Sviluppo economico per il decreto legge che dovrà favorire gli investimenti nel nostro Paese. Il Governo, difatti, ritiene che le trivellazioni nei mari italiani, in particolare nel Canale di Sicilia, possano attirare un significativo «gruzzolo» di milioni di euro in tempi brevi. A patto di semplificare le varie autorizzazioni, incluse quelle ambientali.

La cosa non è sfuggita neppure al «Financial Times», il quale, ieri, ha riportato una notizia che riguarda proprio il sud-est del Mediterraneo e del mar Ionio. Secondo il prestigioso quotidiano economico, il Governo italiano sarebbe in procinto di preparare "a delineare – è scritto - una zona economica del sud-est della Sicilia per favorire nuovi impianti e valutare le nuove offerte per le perforazioni di petrolio".

Un altro ostacolo da rimuovere, secondo il ministero dello Sviluppo Economico, è la "mancata definizione dei limiti di sovranità dell’Italia con altri Stati rivieraschi, in particolare con Malta", che impedisce alle compagnie energetiche di programmare gli investimenti nelle infrastrutture petrolifere. Così, con il decreto in corso di elaborazione, si definisce il limite di sovranità «in base a criteri oggettivi e in conformità alle prassi internazionali, in attesa di ratificare i conseguenti opportuni accordi con gli Stati frontisti».

A suffragare questa tesi, l’invio, nei giorni scorsi, tramite l’ambasciatore italiano a La Valletta, di una lettera del Governo italiano in segno di protesta contro la pubblicazione di Malta, nel mese di agosto, di una gara d’appalto per l’esplorazione petrolifera che coprono le aree della piattaforma continentale nel Mar Ionio rivendicato da Italia (la fonte della notizia è sempre proveniente dal Financial Times).

Tutte notizie che, indubbiamente, non faranno dormire sonni tranquilli ai cittadini delle province di Siracusa e Ragusa, «a stretto contatto» con la creazione di nuovi pozzi petroliferi lungo l’asse del sud-est siciliano.

Insomma, se due più due fa ancora quattro, il Canale di Sicilia, verosimilmente a partire dal prossimo anno, potrà riempirsi di nuovi giacimenti, previa autorizzazione ministeriale. In barba anche agli appelli dei sindaci iblei, i quali, alla notizia dell’arrivo della Transunion Petroleum e dei «sondaggi» nel sottosuolo marino per individuare alcune zone dove estrarre greggio, alzarono le prime barricate solo qualche mese addietro, rivendicando un patrimonio turistico e storico da conservare.

"Il petrolio di Pozzallo – ha detto Sulsenti – è il turismo, che con le trivellazioni potrebbe essere definitivamente compromesso, visto che gli air gun, che servono a sparare aria per ricercare idrocarburi, potrebbero far sentire il proprio effetto immediato a largo delle nostre coste". Anche il sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale, ha segnalato ai vari Ministeri che il Comune «già con deliberazione di giunta municipale ha manifestato la contrarietà dell’amministrazione comunale di Ragusa alle trivellazioni petrolifere «offshore» nel territorio ragusano e nella regione siciliana in genere».

A tutto questo, sono significative e assai poco rassicuranti le parole che il sottosegretario Catia Polidori disse a Capodicasa, rispondendo all’interpellanza in Parlamento. "Nel breve periodo – disse la Polidori - non ci saranno perforazioni per la ricerca di petrolio nel Canale di Sicilia" frase, questa, riferita lo scorso 8 giugno. Siamo autorizzati a pensare che il «breve periodo» sia quasi alla conclusione?