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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 1146
POZZALLO - 29/09/2011
Attualità - Via dal centro di prima accoglienza i migranti

Rimpatriato l´immigrato che aveva ingoiato il sapone

Ieri, intanto, a Porto Empedocle sono giunte la nave Moby Vincent, attraccata al porto con a bordo circa cento immigrati, assieme ad una seconda nave, la Fantasy, costantemente in rada

Sono rimasti quattro giorni i 50 immigrati giunti da Palermo in città, sabato sera. Ieri mattina, difatti, sono stati nuovamente rispediti al mittente, pronti per salire su un aeroplano con destinazione Tunisi. Operazione effettuata grazie all’ausilio di Guardia di Finanza e Carabinieri, i quali hanno scortato i due pullman, carichi di migranti clandestini, fino al capoluogo della Regione.

Ieri, intanto, a Porto Empedocle sono giunte la nave Moby Vincent, attraccata al porto con a bordo circa cento immigrati, assieme ad una seconda nave, la Fantasy, costantemente in rada. In Prefettura, a Ragusa, confermano che la città di Pozzallo, a differenza degli ultimi arrivi, non sarà interessata da un altro «sbarco» di immigrati provenienti da Lampedusa. Nessuna situazione simile a quella di sabato scorso, insomma. Questo, ad onor di verità, è l’ordine imposto per la giornata di ieri. Come a dire che, se a Roma «qualcuno» decidesse il contrario nelle prossime ore, Pozzallo tornerebbe nuovamente a riempirsi di africani. Con l’aggravio, stavolta, di non accogliere 50 africani, bensì almeno cento.

In tal caso, non ditelo al primo cittadino della città di Pozzallo, Peppe Sulsenti, il quale anche ieri, non volendo rilasciare alcuna dichiarazione, ha fatto capire che le arrabbiature potrebbero tornare a galla se tale previsione venisse confermata.

E’ andato via anche il ragazzo tunisino che, qualche giorno addietro, aveva ingoiato un sapone intero, per protesta. Arrabbiato, come gli altri. Stanchi di dover affrontare l’ennesimo viaggio in cerca di sistemazione.

Su Pozzallo e il suo Cpa, c’è da registrare l’intervento del professore di Diritto privato e Diritto di asilo e statuto costituzionale dello straniero presso la Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Palermo, Fulvio Vassallo Paleologo. "La cosa che fa pensare – dice Vassallo – è che questi sono luoghi di intrattenimento informale, non ci sono provvedimenti che si possono impugnare. Questo è un problema perché così le tutele giuridiche non si possono esercitare; il diritto di difesa non si può far valere perché non c’è un provvedimento formale di trattenimento. Non c’è la convalida del giudice, in sostanza non c’è nulla".

Per quanto riguarda la situazione a Pozzallo, Vassallo è chiaro. "E’ un hangar – dice - in pratica. Un capannone gigante sito nella zona industriale del porto di Pozzallo. Non ha nulla di adeguato per la permanenza di persone per più di 48-96 ore. Invece in quel centro le persone ci restano anche un mese. E comunque sicuramente più di tre settimane e poi alcuni vengono trasferiti nei Cie (Centro di identificazione ed espulsione). Perché, in realtà, i luoghi come Pozzallo nascono con il prolungamento a diciotto mesi della detenzione amministrativa, praticamente è come se avessero chiuso i Cie.

Quindi c’è stata la necessità di utilizzare luoghi informali in prossimità delle frontiere per trattenere immigrati che in altri tempi sarebbero finiti direttamente in un Centro di Identificazione e Espulsione, perché magari non presentavano domanda di asilo, perché migranti economici, perché tunisini, anche se le categorie non si sovrappongono e ci dovrebbero essere anche cittadini tunisini in grado di fare la richiesta d’asilo. Poi però i luoghi come Pozzallo, la caserma Barone a Pantelleria, sono tutti luoghi di sbarco e, quindi, di prima accoglienza che sono stati usati come strutture detentive in quanto il messaggio che si voleva mandare è che l’Italia effettuava direttamente le espulsioni e non permetteva nemmeno l’ingresso nel territorio.

Anche perché a tutti gli effetti, questi luoghi sono in Italia ma è come se le leggi e le norme italiane, così come quelle europee, non fossero in vigore. Sono come dei luoghi «Off Shore», rispetto all’applicazione delle regole del diritto che sono previste dal nostro ordinamento per gli immigrati irregolari e anche dall’ordinamento comunitario che prevede come codice delle frontiere Schengen del 2006 tutta una serie di formalità e garanzie anche per i casi di respingimento in frontiera delle persone".