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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:16 - Lettori online 1027
POZZALLO - 28/04/2011
Attualità - Pozzallo: fronte comune del "No"

I comuni iblei fanno quadrato contro le trivelle

Sotto l’ombra di un possibile blackout energetico e con una guerra annunciata nei confronti della Libia, la primavera delle trivelle sul mar Mediterraneo è oramai alle porte

Le comunità locali contro il petrolio nel Mediterraneo. Una manifestazione per dire «no» alla proposta di trivellazioni petrolifere da eseguirsi al largo delle coste iblee. L’idea, prospettata dal primo cittadino di Pozzallo, Peppe Sulsenti, vedrà verosimilmente il coinvolgimento dei sindaci del comprensorio ibleo e di una delegazione politica maltese, il tutto da effettuarsi nel corso della manifestazione ambientalista «Le Notti Blu» che inizierà domani, venerdì 29 aprile.

Un fronte comune per ribadire la volontà di non voler perforazioni a scopo estrattivo lungo il Canale di Sicilia. L’episodio che ha provocato la mobilitazione di molti sindaci e della società civile è l’autorizzazione concessa nei giorni scorsi dal ministero dell’Ambiente alla Transunion Petroleum al fine di effettuare prospezioni nell’area marina tra la Sicilia e Malta.

Le comunità locali sono dell’avviso che l’insediamento di impianti di estrazione del petrolio in una zona a vocazione turistica danneggerebbe fortemente la natura incontaminata di aree di grande interesse naturalistico. "Il petrolio di Pozzallo – ha detto Sulsenti – è il turismo, che con le trivellazioni potrebbe essere definitivamente compromesso, visto che gli air gun, che servono a sparare aria per ricercare idrocarburi, potrebbero far sentire il proprio effetto immediato a largo delle nostre coste".

Nel frattempo, la deputazione politica locale si è mossa. Dopo gli appelli dei sindaci di Pozzallo e di Santa Croce Camerina, anche il Comune di Scicli, nella persona del sindaco Giovanni Venticinque, condanna l’arrivo delle trivelle nel Canale di Sicilia. "Il mio comune – dice - é patrimonio dell’Umanità per alcuni monumenti dall’enorme valenza architettonica, quindi da tempo ci siamo schierati contro le perforazioni nel nostro territorio".

All’appello, si accoda il sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale, il quale ha inviato una nota, trasmessa anche al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, al Ministero dello Sviluppo Economico, alla Regione siciliana ed alla Provincia regionale di Ragusa, nella quale lo stesso sindaco ha segnalato che il Comune "già con deliberazione di giunta municipale n. 389 del 15.09.2010 ha manifestato la contrarietà dell’amministrazione comunale di Ragusa alle trivellazioni petrolifere «offshore» nel territorio ragusano e nella regione siciliana in genere, fornendo in questo senso atto di indirizzo ai settori di questo ente".

Anche i sindacati non stanno a guardare. Giorgio Iabichella, segretario provinciale Isa, dichiara: "Facciamo fronte comune – dice - contro le minacce dichiarate al nostro territorio, terrestre e marino, abbandoniamo i colori politici e sindacali e riflettiamo insieme al futuro del territorio ove dovranno vivere i nostri figli. Chiediamo al Prefetto di Ragusa di intervenire e, magari insieme ai sindaci di Pozzallo e Santa Croce Camerina, convochi tutte le forze politiche e sociali attorno ad un tavolo, per poter ricercare una soluzione concreta, prima di dover far fronte a dei disastri ambientali colossali".

Anche il deputato regionale del Pd, Roberto Ammatuna, il consigliere provinciale del Pd, Venerina Padua e il partito di Sinistra Ecologia e Libertà di Vittoria hanno fatto sentire la propria voce e non vogliono sentir parlare di trivelle lungo il Canale di Sicilia.

C’è, però, chi si è già portato avanti col lavoro. Sul sito della Northen Petroleum, la compagnia petrolifera inglese che ha già effettuato alcuni «sondaggi» alla ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo, è ben visibile una nota che non lascia molti dubbi sulla questione: "L’aggiudicazione preliminare – è scritto - d351C.R-.NP del Canale di Sicilia, che copre 100 km², è stata importante in quanto riguarda l’estensione di una prospettiva già mappata, con un potenziale di risorse in due serbatoi di 1,1 miliardi di barili".

In poche parole, i vertici della compagnia petrolifera inglese hanno già ben chiara l’idea su dove trivellare. Il dubbio, lecito, è che le altre compagnie petrolifere che porteranno armi e trivelle nel Mediterraneo hanno già una mappatura dei luoghi dove ubicare gli impianti. Sarebbe bene, a questo punto, non perdere altro tempo.

MAMMA LE TRIVELLE!
Arrivano le trivelle della Transunion Petroleum. Una missiva inviata ai sindaci di Ragusa, Modica e Pozzallo esplicita molto bene le intenzioni del gruppo petrolifero inglese. I pozzi si faranno, con buona pace dei sindaci del comprensorio ibleo, i quali, all’unisono, nelle scorse settimane, hanno chiarito che la salvaguardia del territorio è un bene comune da tutelare. Discorso che, a quanto pare, non ha sortito le speranze che i sindaci dei comuni iblei hanno auspicato.

Sotto l’ombra di un possibile blackout energetico e con una guerra annunciata nei confronti della Libia, la primavera delle trivelle sul mar Mediterraneo (esorcizzata dal ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che prometteva di difendere a spada tratta il Canale di Sicilia, costi quel che costi) è oramai alle porte.

A 27 miglia da Pozzallo, il primo sondaggio, da effettuare entro la fine del mese. Poi, via a seguire, altri sondaggi che riguardano i fondali antistanti le coste del sud-est siciliano nonché a sud dell’isola di Malta. Insomma, se le compagnie petrolifere (oltre alla Transunion, sono previsti anche altri sondaggi della Northern Petroleum, della Hunt Oil Company e della Audax Energy) riconoscessero che il mar Mediterraneo sia la nuova "frontiera" per estrarre l’oro nero, nel giro di qualche anno si rischierebbe l’inflazione di molteplici giacimenti petroliferi. Alla faccia delle politiche ambientali tanto sbandierate dai ministri e dai politici locali.

Il rischio, poi, di trovarsi impanati in una situazione da cui difficilmente si troverà una via d’uscita, è grosso. Il pensiero, difatti, corre allo scorso 20 aprile 2010. Prima l’incendio e poi l’affondamento della piattaforma petrolifera della British Petroleum nel Golfo del Messico, la «Deepwater Horizon», provocarono la fuoriuscita di 5 milioni di barili di greggio nelle acque dell’oceano Atlantico. I danni visibili si quantificarono guardando all’invasione della marea nera lungo la costa sud degli Usa, in particolare in Louisiana. Un’intera economia di pescatori spazzata via, habitat di uccelli trasformati in sabbie mobili, un’intera catena alimentare rallentata nel suo ritmo abituale e che deve lentamente ricostruirsi. Ancora oggi.

Secondo i dati delle associazioni ambientaliste, sarebbero più di cento i permessi di ricerca di idrocarburi richiesti o vigenti nel Mediterraneo. Alcuni concessi a un tiro di schioppo da sabbie dorate e banchi corallini. Le piattaforme, che (secondo quanto riportato dai bollettini pubblicati sui siti delle compagnie petrolifere) potrebbero già entrare in azione tra poche settimane, confermano i timori manifestati negli ultimi mesi dagli ambientalisti: il decreto anti-trivella, firmato e fortemente voluto dal ministro Prestigiacomo, emanato lo scorso 26 agosto, non servirà a proteggere le acque del Mediterraneo. Il decreto prevede, infatti, il divieto di trivellazioni off-shore ad una distanza inferiore a 12 miglia dalle aree protette e a 5 miglia dalle coste dell’intero territorio nazionale. Una beffa, in parole povere, che si unisce al danno di un eventuale disastro se si verificasse quanto accaduto nel Golfo del Messico.

Qualche settimana fa, la Transunion Petroleum Italia ha inviato ad alcuni comuni della zona iblea, tra cui Pozzallo, Modica e Ragusa, un’istanza di avvio della procedura di valutazione d’impatto ambientale relativa ad un’area con un’estensione di 697,4 km quadrati, situata nel Canale di Malta. Le autorità locali hanno tempo fino al 27 aprile per le dovute osservazioni. Cioè oggi. Solo il sindaco di Pozzallo, Peppe Sulsenti, ha lanciato, nei giorni scorsi, un appello alla deputazione politica locale affinchè si faccia fronte comune contro l’arrivo di trivelle inglesi e statunitensi. Qualche consigliere comunale, in giro per la provincia di Ragusa, ha raccolto l’invito del primo cittadino di Pozzallo. Poi, tutto finito nel dimenticatoio.

Al riguardo, il Comune di Pozzallo ha sempre dichiarato di essere contrario all’iniziativa che contrasta fortemente con i programmi di sviluppo ecosostenibile del territorio. "Pronto ad organizzare un incontro – disse Sulsenti lo scorso 11 marzo - rimango in attesa di un sollecito cenno di risposta". L’appello, rivolto ai sindaci di Ispica, Modica, Pozzallo, Ragusa, Santa Croce Camerina, Scicli, Pachino e Portopalo di Capo Passero, è però caduto nel vuoto.