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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 463
POZZALLO - 22/01/2011
Attualità - Pozzallo: la presentazione del rapporto della Caritas sui nove comuni

Nella Diocesi di Noto aumentano gli immigrati

Per il vescovo Mons. Antonio Staglianò l’accoglienza non è semplice assistenza

Gli immigrati nei nove comuni della diocesi di Noto sono passati dal due per cento della popolazione al 3,8. E’ il dato più rilevante emerso dalla relazione del referente regionale per l’immigrazione della Caritas Vincenzo La Monica in occasione della presentazione del secondo volume dei «Quaderni dell’Osservatorio» dal titolo «L’altro fratello».

La presenza degli immigrati dunque cresce e si va stabilizzando, come dimostra pure l´elevato numero di ricongiungimenti familiari e di minori stranieri. La ricerca della Caritas diocesana di Noto parte dai dati numerici per ricercare quindi gli aspetti qualitativi. Anzitutto sul vivere degli immigrati, fatto di lavoro, casa, affetti, relazioni.


Emerge un quadro complesso: molti immigrati permettono l´equilibrio familiare in presenza di anziani, ma perdono il loro, dovendo tante bandanti lasciare soli i loro figli che così diventano veri e propri "orfani bianchi". Grazie agli immigrati si svolgono tanti lavori nelle nostre campagne con manodopera disponibile, ma anche si registrano conflittualità tra nazionalità quando un gruppo è più disponibile di altri a lavorare in nero o a un lavoro sottopagato, mentre molti, troppi sono gli aborti e molte le violenze nascoste.

Quanto all´abitare ci sono esperienze ambivalenti: sono gli immigrati a ripopolare vecchi quartieri dei nostri centri storici, ma la loro presenza diventa positiva solo se mista, se c´è anche popolazione locale. Salvo Garofalo ha presentato - proseguendo sul versante qualitativo - una serie di interviste da cui emerge come il processo di integrazione è ancora in corso e richiede una maggiore consapevolezza.

Da qui la convinzione, richiamata dal Vescovo Mons. Antonio Staglianò nella presentazione del volume, che gli immigrati ci ricordano come l´accoglienza non è equivalente a semplice assistenza ma è fattore costitutivo del nostro essere uomini e, per i cristiani, dell´essere figli dello stesso Padre. Per questo sono necessari una "carità nella verità", un discernimento, una forte tensione educativa che accompagni i processi sociali - dall´immigrazione a qualsiasi forma di diversità - nell´ottica della fraternità, dell´altro che diventando fratello rende anche noi più autentici, non ingenui certo, ma sempre attenti a non semplificare, capaci quindi di cogliere sempre una chiamata alla responsabilità.