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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:40 - Lettori online 1407
PALERMO - 13/04/2015
Attualità - Resterà comunque in carica fino a maggio

Il presidente Anas Ciucci si è dimesso

Sulla decisione del manager, comunque, pesa ovviamente anche la polemica legata al viadotto Himera Foto Corrierediragusa.it

Il presidente dell´Anas Pietro Ciucci (foto), ha rassegnato il proprio mandato nelle mani del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. La notizia viene confermata dalla stessa azienda autostrade: "Ciucci - spiegano - rimarrà comunque in carica fino a metà maggio, quando l´assemblea degli azionisti valuterà il bilancio 2014. Era una decisione già prevista". L´annuncio di Ciucci è arrivato al termine di un vertice con Delrio. Stando alle posizioni ufficiali dell´azienda, la decisione prescinde dal cedimento del viadotto, ma è un gesto di puro garbo istituzionale: le dimissioni sono motivate con "il rispetto per il nuovo ministro al fine di favorire le più opportune decisioni in materia di governance di Anas".

Sulla decisione del manager, comunque, pesa ovviamente anche la polemica legata al viadotto Himera, visto che ancora fino a qualche giorno fa il presidente dell´Anas ricordava che la scadenza del suo mandato era prevista per l´anno prossimo.

PER RIPARARE AL DISASTRO CI VOGLIONO 30 MILIONI
Il danno riportato dalla struttura del viadotto Himera sembra inferiore a quanto fino ad ora temuto anche se comunque consistente: per ripararlo saranno necessari difatti ben 30 milioni di euro e lavori per un anno e mezzo. E’ quanto emerso nel corso dell’incontro fra la Regione siciliana ed i vertici dell’Anas. L’incontro si e’ svolto, a Roma, nella sede centrale dell’Anas di via Monzambano. Erano presenti il presidente dimissionario dell’Anas Pietro Ciucci e il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta, l’assessore regionale delle Infrastrutture Giovanni Pizzo, l’assessore regionale del Territorio e dell’Ambiente Maurizio Croce, il capo del Dipartimento Protezione Civile della Sicilia Calogero Foti, il Condirettore Generale Tecnico dell’Anas Alfredo Bajo e il Direttore dell’Esercizio e del Coordinamento del Territorio
dell’Anas Michele Adiletta.

«Il pilone danneggiato dalla frana – precisano dall’Anas – non aveva mai mostrato alcun problema di staticità così come l’intero viadotto Himera non mostrava alcun segno di cedimento». «La Regione Siciliana – si legge in una nota dell’Anas - aveva già deliberato il 12 marzo scorso (delibera n. 76) lo stato di calamità naturale della zona, in conseguenza delle precipitazioni piovose eccezionali abbattutesi sul territorio tra metà febbraio e inizio marzo, richiedendo lo stato di emergenza».

Sarà l’Anas a mettere in campo le risorse economiche necessarie all’intervento che potrà essere portato a termine senza demolizioni con esplosivo ma smontando le parti danneggiate in quattro fasi per poi procedere alla ricostruzione. Terminata la prima fase di smontaggio (da 4 a sei mesi) si dovrebbe poter aprire la corsia Catania – Palermo a doppio senso di marcia ripristinando la percorribilità della A 19. una prim a fase che potrebbe essere completata dopo l’estate.

Il disagio, dunque, durerà anni e i primi mesi saranno estremamente complessi fino al ripristino della viabilità autostradale almeno a doppio senso su una corsia. resta il nodo de fronte della frana. senza un consolidamento del territorio qualsiasi intervento sulla strada rischia di essere vanificato da un nuovo smottamento sempre possibile

IPOTESI TASK-FORCE?
«Tantissimi sono i punti interrogativi sulle indecenti e infrastrutture, una sola cosa è certa, non ammetteremo la minima perdita di tempo per ripristinare una accettabile viabilità . Tantissimi siciliani sono angosciati. La loro vita è stata scombussolata dal pilone crollato Non possiamo permettere che ciò duri in eterno. Se qualcuno pensa che qui assisteremo ad una riedizione dell’Aquila si sbaglia e si sbaglia di grosso». Il M5S Sicilia annuncia una opprimente operazione fiato sul collo sull’autostrada Palermo-Catania con la creazione di una sorta di task-force di deputati nazionale e regionali e collaboratori che quasi quotidianamente pretenderà notizie sulle procedure adottate e sull’andamento dei lavori, denunciando pubblicamente eventuali colpevoli ritardi e omissioni e chiedendo rimozioni se saranno riscontrate inefficienze.

«Abbiamo ottenuto – dicono i deputati - l’immediata trattazione della questione in aula, ma è ovvio che questo non basta, stiamo pensando di portare la commissione Ambiente sul posto e di organizzare lì una ispezione di tutti i parlamentari siciliani e nazionali eletti in Sicilia. Tutti i deputati di Camera, Senato ed Ars siamo in continuo contatto e stiamo valutando tutte le possibili azioni da mettere in campo, tra queste la fortissima pressione sul governo nazionale, perché dichiari lo stato di emergenza. Questa volta Renzi non tratterà, come al solito, la Sicilia a pesci in faccia». «Chiederemo nuovamente – proseguono i parlamentari all’Ars – lo stato dell’arte delle infrastrutture in Sicilia, cosa che abbiamo fatto all’indomani del crollo sulla Palermo-Agrigento, ma invano. Ora non faremo più sconti a nessuno».

FALCONE: "SERVONO RISPOSTE E GARANZIE"
«Una Sicilia divisa in due a causa del cedimento improvviso dell’A19, un Sud-Est destinato a non crescere per colpa di scelte miopi del governo nazionale, che dopo la sottrazione dei fondi per opere infrastrutturali ha stralciato la Catania-Ragusa dall’elenco delle opere strategiche per il Paese. Sono i due nodi che i sindaci e la deputazione siciliana, riunitisi oggi a Catania, chiedono di potere affrontare al tavolo del ministro Delrio. L’unione fa certamente la forza, per questo motivo abbiamo confermato ad Enzo Bianco, primo cittadino di Catania, la volontà di Forza Italia di prendere parte all’incontro con il ministro. Una disponibilità lasciata cadere nel vuoto nei mesi scorsi dal presidente della Regione Crocetta, impegnato in un confronto con Roma dai risultati disastrosi, e che oggi sembra invece avere sortito miglior risultato. La politica per bene ha il dovere di unirsi e di portare sulla giusta via il governo nazionale», così l’on Marco Falcone capogruppo di Forza Italia all’Ars.

CIRONE E MARZIANO: "ISTITUIRE COMMISSIONE D´INCHIESTA"
"Il Pd siciliano e il gruppo parlamentare all´Ars chiedano che il governo regionale riferisca in Aula circa i provvedimenti d´emergenza e le iniziative da avviare per porre rimedio alla disastrosa condizione dell´isola a seguito della frana che ha travolto un tratto della Palermo-Catania, e della contestuale gravissima precarietà delle strade interne». Lo dicono i deputati regionali del Pd Marika Cirone e Bruno Marziano, che aggiungono: «A questo punto serve un atto di trasparenza e chiarezza verso la comunità siciliana: si istituisca all´Assemblea Regionale Siciliana una commissione di inchiesta, che accerti responsabilità e omissioni".

In relazione ai problemi di mobilità, Cirone e Marziano dicono: «Sono indispensabili interventi urgenti per ripristinare la viabilità interna di collegamento dei per garantire il diritto alla mobilità, alla salute, allo studio e alla sicurezza di tutti i siciliani. In attesa che il piano infrastrutturale venga determinato, il governo dia immediate risposte in tema di rete integrata di trasporti per agevolare gli spostamenti dalle province limitrofe verso Catania e Palermo. Si pensi poi alle province di Siracusa e Ragusa già penalizzate per il taglio dei treni, oggi ulteriormente isolate».

GIBIINO: "DANNI INCALCOLABILI ALL´ECONOMIA SICILIANA"
«La principale arteria di collegamento tra Catania e Palermo è ad oggi interrotta e lo rimarrà per molto tempo, con un danno incalcolabile all’economia della nostra terra, alle nostre imprese, agli scambi commerciali, ad una logistica già estremamente precaria e fallace, con disagi enormi agli spostamenti delle persone. Nelle prossime ore presenterò una interrogazione parlamentare, con la quale chiederò al ministro delle Infrastrutture di fare piena luce sull’accaduto, accertando eventuali responsabilità, verificando altresì se l’opera in questione sia stata, nel tempo, adeguatamente monitorata e sottoposta a controlli, vista per di più la fragilità geologica del territorio. A distanza di pochi mesi dal cedimento del viadotto Scorciavacche, sulla statale Palermo-Agrigento, altra tragedia sfiorata, ci troviamo di fronte ad un fatto oltremodo inquietante, all’ennesima emergenza che colpisce la Sicilia, terra abbandonata dal governo nazionale e mal gestita da quello regionale. Perché il pilone dell’A19 non ha retto? Qual è il reale stato di salute delle strade siciliane? Cosa si fa per garantire ai cittadini condizioni di piena sicurezza?

Al ministero delle Infrastrutture chiediamo risposte vere e tempistiche certe sul ripristino. In occasione dell’interrogazione che presentai a gennaio sul viadotto della Palermo-Agrigento, alla quale seguì l’audizione in commissione Lavori Pubblici del presidente di Anas Ciucci, ebbi risposte insoddisfacenti. Ci auguriamo di trovare oggi, nei nostri interlocutori, voglia di piena verità e chiarezza», così il senatore Vincenzo Gibiino, capogruppo di Forza Italia in commissione Lavori Pubblici e Trasporti e coordinatore azzurro in Sicilia.