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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 661
PALERMO - 24/07/2012
Attualità - Non è vero che l’editoria è in crisi, almeno non tutta!

La stampa soffre la crisi? Ci sono giornali "fortunati"...

Soldi a palate per le testate che hanno per editore un partito o, a volte, addirittura un singolo parlamentare

Ci sono situazioni abbastanza emblematiche come i "misteri" dell´editoria italiana: non è affatto vero che il settore è in crisi, almeno non tutta quanto; non è vero che i giornali stanno chiudendo perché a causa della crisi gli editori non ce la fanno più; non è neanche del tutto vero che decine di giornalisti rischiano di restare disoccupati e che storiche voci dell’informazione italiana saranno presto ridotte ad un semplice ricordo. O, almeno, non è vero per undici fortunate testate.

Non si tratta delle migliori, né delle più lette, e forse neanche delle più diffuse. Ed allora, direte voi, qual è il requisito che gli consente di sopravvivere in barba alla crisi ed in spregio ai sacrifici di chi con i giornali tenta di fare impresa oltre a produrre informazione? Semplice: sono testate che hanno per editore un partito o, a volte, addirittura un singolo parlamentare.


Il caso più emblematico è quello dell’Unità, che a fronte delle migliaia di lettori perduti, e della voragine di debiti accumulati, riceverà ben 5.267.860 euro di contributo statale, solo perché è testata ufficiale di partito, leggi Pd.

3.406.000 euro attendono invece la Padania, «house organ» della Lega che minaccia di andare via da Roma, ma la pagnotta romana non la disdegna mai, come del resto gli editori di riferimento del «Secolo d’Italia», per la cui gestione e controllo da tempo hanno avviato una lotta senza quartiere gli ex An ed i cugini di Fli.

Non so quante copie possa vendere ogni giorno «Cronache Liberal» o «Europa» o «Liberazione» oppure ancora «Terra» (al centro di una guerra senza quartiere fra ex redattori e società editrice); anzi, rischierei pure di chiedervi quanti di voi li hanno mai sentiti nominare. Prevedo in pochi, ma sappiate che ciascuna di queste testate porta a casa ogni anno circa 2.500.000 euro.

Vestigia del passato sembrano essere «Democrazia Cristiana» e « Socialista Lab», ma insieme riescono a raccattare la pur rispettabile cifra di quasi 700.000 euro di contributo statale.

E poi come dimenticare le autonomie linguistiche? A «Peuple Valdotain» 266.000 euro forse non li darebbero neanche i francesi stessi, cosi come dubito che in Austria il «Zufunkt in Sud Tirol» potrebbe mai sperare di ricevere 468.000 euro. Ed allora perché non stare in Italia, anche se nemmeno ci si sforza di parlare la lingua pur di raccattare la ricca prebenda?

In buona sostanza, ogni anno ben 22.802.028 euro servono a foraggiare 11 testate giornalistiche, molte delle quali sconosciute e la cui missione è oscura ai più. La stessa somma che occorrerebbe per costruire asili in tanti comuni d’Italia, o per garantire un valido sostegno a tanti portatori di handicap; o, magari, visti i tempi, per dare da mangiare a tante famiglie.

Però, si sa, la «spending review» è sempre meglio farla a spese degli altri e mai dei partiti o dei loro vassalli.

Fedro


ma allora come mai ?
24/07/2012 | 14.39.49
pinetta

convinta che questo commento non sarà pubblicato, vi chiedo come mai, se gli altri giornali, questo compreso, non percepisono somme "politiche", tuttavia fanno un bel distinguo nel trattamento delle notizie relative ad un partito, piuttosto che ad un altro? non ve ne siete mai accorti ?