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PALERMO - 23/05/2012
Attualità - Alle 17,58, ora della strage di Capaci, suonato il Silenzio rotto dopo da un lungo applauso

Napolitano a Palermo: "I giovani speranza dell´Italia"

Due ragazze compagne di Melissa Bassi, la 16enne uccisa a Mesagne, hanno testimoniato il loro dolore
Foto CorrierediRagusa.it

In migliaia a Palermo nel segno dei giovani. Ventimila sono arrivati in nave e c’erano anche quelli provenienti da Brindisi, colpita come Palermo nel 92’, dal terrore delle bombe. Lo Stato a Palermo è stato presente non per dovere istituzionale ma per rappresentare il vero sentimento della nazione, quella sana che dice no alle mafie, al terrore, alla violenza.

Sugli scranni dell’aula bunker all’ Ucciardone, dove nel 1986 venne celebrato il primo maxiprocesso alla mafia, il capo dello Stato Giorgio Napolitano, il presidente del Consiglio Mario Monti, ministri, politici e magistrati, e soprattutto due compagne di classe di Melissa Bassi, la sedicenne uccisa a Mesagne. Aurora e Chiara, alunne della scuola Falcone-Morvillo hanno letto le paure e le riflessioni appuntate subito dopo la strage: «Due dati abbiamo in mente oggi: 16 anni e morte. Il programma di Melissa era quel giorno andare a scuola e poi a casa. Ma non c’è mai arrivata a casa perché a scuola hanno trovato la morte».

«I ragazzi di Brindisi - ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso - ci hanno dato una lezione incredibile. Hanno reagito, si sono ripresi il territorio, hanno gridato forte che la scuola non si tocca. In 20 anni Palermo è cambiata , anche se restano buchi neri e punti oscuri sulla strage di Capaci. Chi sa ci aiuti a fare chiarezza».
Un invito a chi sa di raccontare ogni minimo dettaglio del 23 maggio di 20 anni fa fatto proprio anche dal Primo Ministro Mario Monte: "I pezzi mancanti sulle stragi devono essere ricercati fino in fondo. Non c’è alcuna ragione di Stato che possa giustificare ritardi nell’accertamento dei fatti e delle responsabilità. L’unica ragion di Stato è la verità".

Parole condivise da Giorgio Napolitano (nella foto) per il quale non si deve esitare anche a mettere in discussione cose date per scontate. Un riferimento chiaro alle nuove indagini sulla strage in cui perse la vita Paolo Borsellino. Ma sul timore di una ripresa dello stragismo, espresso dal capo dello Stato, e sulla consapevolezza che la mafia rappresenta ancora un pericolo per la democrazia, nel bunker dell’Ucciardone ha prevalso l’ottimismo rappresentato dall’entusiasmo e dalla partecipazione dei ragazzi.

A loro, non riuscendo a trattenere le lacrime, si è rivolto il presidente della Repubblica che ha invitato i giovani a «scendere «al più presto in campo, aprendo porte e finestre per rinnovare la politica e la società. L’Italia ne ha bisogno, l’Italia ve ne sarà grata».

Gli studenti, i giovani hanno invaso poi le strade di Palermo. Due cortei sono partiti per l’albero Falcone, luogo diventato ormai simbolo della memoria e del riscatto di Palermo. Tra cori, canti e l’applauso dei cittadini che hanno appeso alle finestre i lenzuoli che, 20 anni fa, diedero vita alla rivoluzione pacifica contro la mafia, in oltre 10mila si sono radunati davanti all’abitazione di Falcone e di sua moglie Fracesca Morvillo.

Il Silenzio, suonato alle 17.58, l’ora dell’esplosione di Capaci, è stato rotto da un lunghissimo applauso. In serata la partita tra la nazionale cantanti ed i magistrati, vinta da quest’ultimi per 2-0 Poi le sirene delle navi della legalità» hanno fatto sentire il loro suono a tutta la città chiudendo una giornata che rimarrà nella storia di Palermo.