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PALERMO - 26/11/2010
Attualità - Palermo:le alterne vicende delle sventurate infrastrutture iblee

Aeroporto e «514», temi da commedia degli equivoci

Il presidente Lombardo viene a parlarci della Ragusa-Catania, paragonabile alle «Fatiche di Sisifo»

Per mesi la vicenda dell’aeroporto «Magliocco» di Comiso ha tenuto banco, fra certezze di alcuni, dubbi di altri, infine dubbi e certezze si sono incrociati e l’aeroporto è ancora lì, pronto ad iniziare la propria attività, ma paradossalmente inattivo. Veggenti e profeti, depositari ciascuno di verità rivelate, annunciano improbabili aperture. Più o meno prossime, l’una puntualmente in contrasto con l’altra. A chi credere? Meglio a nessuno, anche perché la verità incontrovertibile è una e una sola: dal «Magliocco» di Comiso, ad oggi, si levano in volo e vi atterrano solo ed esclusivamente i volatili di stagione: e questa che stiamo attraversando è quella delle allodole!

A fronte del disastro aeroporto, fino a qualche settimana fa, si poteva obiettare che la lunga ed estenuante battaglia, portata avanti per ben tre lustri (con almeno quattro campagne elettorali in mezzo) dal senatore, prima, deputato nazionale, poi, deputato regionale, infine, onorevole Riccardo Minardo, stava per diventare una realtà, magari da spendere in vista della ormai prossima competizione elettorale. Poco importa se nazionale o regionale. Ed invece tutto viene messo in discussione. La cronaca di questi ultimi giorni è quanto mai esaustiva per un’esilarante commedia degli equivoci, alla quale verrebbe da accostare, per antonomasia, «Molto rumore per nulla» e «La commedia degli errori» di William Shakespeare.

Il cittadino medio ibleo, industrioso, risparmiatore e non mafioso potrebbe chiedersi e chiedere ai responsabili: ma è possibile che nella pratica politica tutto si riduca ad una farsa, che per quindici anni l’onorevole Riccardo Minardo abbia preso in giro la provincia intera? Conosco personalmente l’onorevole Minardo da circa venti anni, non lo reputo capace di mistificazioni nei confronti dei cittadini iblei, quanto invece lo vedo in affanno nel dover difendere posizioni centralistiche, fino alla primavera del 2008, autonomiste e sicilianiste, dopo. Chiaramente, autonomismo e sicilianismo «di rito calatino», del presidente Lombardo, il quale ora, a proposito della 514, furbescamente e con raffinato sadismo, rilancia per azzerare tutto e riprendersi in mano il pallino del giuoco. Prassi consolidata ed identificativa dell’azione «riformatrice» politico-amministrativa del presidente Lombardo ormai a tutti nota. Tutto ciò ha sbarellato l’eroe della 514. Sì, perché la vicenda della Ragusa-Catania è diventata per lui una sorta di «supplizio di Sisifo». Pare, infatti, che per questo stato di cose cominci a stargli stretta la camicia lombardiana, che rischia di diventare sempre più urticante ed in grado di compromettere il futuro parlamentare dell’inossidabile deputato modicano.


Porto, aeroporto, autostrada, piano paesistico, per restare alla superficie dei problemi iblei, da soli bastano ed avanzano per far tremare le vene ai polsi a chiunque. La loro mancata soluzione in tempi brevi servirà solo a dare linfa ad uno schieramento trasversale che si sta già organizzando e che ha come obiettivo quello di raccogliere le tessere elettorali di quanti, per protesta, non si recheranno a votare a partire dalle prime consultazioni utili. La provincia di Ragusa fra il 1944 ed i primi mesi del 1945 – stanchi di una guerra già perduta - bruciò le cartoline del richiamo alle armi voluto da Badoglio e fu il «Non si Parte»; nel 2010, la comunità iblea – stanca della marginalizzazione alla quale sembra condannata da un ineluttabile destino - potrebbe seriamente pensare di riconsegnare - se non addirittura bruciare - le tessere elettorali e sarebbe il «Non si Vota».