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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 961
PALERMO - 16/10/2010
Attualità - Palermo: la Magistratura aprirà indagagine sulla morte del bandito monteleprino

Il pm Ingroia vuole riesumare la salma di Turi Giuliano

La dichiarazione del magistrato alla Adnkronos. Il giornalista Rai Franco Cuozzo, che sta scrivendo un libro sul bandito, aveva già chiesto la verifica sul cadavere
Foto CorrierediRagusa.it

"Prossimamente daremo ai medici legali del Policlinico di Palermo l´incarico per riesumare la salma di Salvatore Giuliano (nella foto subito dopo l´omicidio). Non sappiamo ancora quando avverrà, certo non oggi, ma ci siamo resi conto che è una scelta obbligata". Lo ha detto all´ADNKRONOS il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, parlando della nuova indagine aperta sulla morte del bandito di Montelepre, ucciso in circostanze misteriose il 5 luglio di sessant´anni fa.

La Procura di Palermo è chiamata a fare luce, in particolare, sull´ipotesi che il cadavere di Giuliano ripreso sul luogo del delitto, il cortile De Maria a Castelvetrano, fosse lo stesso di quello fotografato nell´obitorio del cimitero di Castelvetrano.

A chiedere la verifica sul cadavere è stato un giornalista Rai, Franco Cuozzo, che sta scrivendo un libro sulla vicenda, l´ennesimo sul mistero di Montelepre. È stato lui a notare le incongruenze, quel sangue fresco sul cadavere del presunto bandito Giuliano, troppo fresco per appartenere a un uomo che in piena estate, in Sicilia, era stato sul selciato per ore e ore.

Ecco perché è stato disposto dalla magistratura un esame approfondito dei filmati e delle fotografie a disposizione. A mettere in dubbio la certezza che il cadavere mostrato ai giornalisti fosse davvero Salvatore Giuliano è stato, tra gli altri, un docente di Medicina Legale, il professor Alberto Bellocco. "Dobbiamo fare un´attenta verifica del materiale a nostra disposizione – ha ribadito Ingroia - per accertare se quanto affermato dal professor Bellocco sia plausibile".

C´è un altro volume interessante sulla vicenda, recentemente pubblicato dal nipote di Giuliano, Giuseppe Sciortino Giuliano «Via d´inferno. Cause ed affetti». Un volume inquietante, oltre che introvabile. Il nipote, infatti, racconta che ai giornalisti fu mostrato in realtà il cadavere di un sosia e che il vero Salvatore Giuliano sarebbe stato aiutato a fuggire e sarebbe morto circa quattro anni fa, ultraottantenne, dopo essere tornato per due volte nella sua Montelepre, in occasione dei funerali delle due persone a lui più care: quello della madre e quello della sorella Mariannina. «Una ricostruzione - precisa il nipote - frutto dell´immaginario popolare». Ma, chi può dire quanto lontana dalla realtà?

Pare che anche il prof. Giuseppe Casarubea, figlio di una delle vittime della banda Giuliano ed illustre studioso del «caso» Giuliano, si sia deciso a seguire, per così dire, una via giudiziaria per raggiungere una verità che s’è nascosta o ci è stata nascosta per sessanta lunghi anni. Alla luce di tutto ciò, il fascicolo della Procura, fino ad ora di "atti relativi", da domani, diventerà così un vero e proprio procedimento penale a carico di ignoti, in cui sono ipotizzati i reati di «omicidio e sostituzione di cadavere».

Nei prossimi giorni, sarà affidato agli anatomopatologi del Policlinico di Palermo, l´incarico di riesumare il corpo del bandito Salvatore Giuliano per verificare se quelli sepolti sono effettivamente i resti del "re di Montelepre". Gli specialisti del Policlinico palermitano eseguiranno sulle spoglie sepolte nella tomba di Montelepre l´esame del DNA, su disposizione della Procura di Palermo che ha aperto un´indagine per verificare la fondatezza dei dubbi avanzati dalle ultime denunce e rivelazioni, rispettivamente di Franco Cuozzo e del pronipote del bandito. Il DNA estratto dai resti sarà confrontato con quello dei parenti ancora in vita del bandito di Montelepre.

Avevamo anticipato ai nostri lettori nel nostro articolo dell’1 settembre scorso quanto oggi sta accadendo. Restiamo scettici sulla metodologia che pare si voglia adottare per dipanare le nebbie che ancora avvolgono la morte del famoso bandito monteleprino.

Eravamo e continuiamo ad essere convinti che la via da seguire sia quella di una più organica e approfondita «ricerca storica» su fatti, avvenimenti, personaggi che agirono con o contro il bandito Giuliano; e ancora, quella di ingaggiare una vera e battaglia di civiltà per far cadere quel «segreto di Stato», che da sessanta anni impedisce al mondo di conoscere la verità e che è destinato a durare almeno fino al 2016. Una verità per via giudiziaria potrà dirci in via definitiva se il cadavere sepolto nel cimitero di Montelepre appartiene a Salvatore Giuliano o ad un suo sosia. E più niente.