Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 804
PALERMO - 13/09/2010
Attualità - Palermo: le dichiarazioni offensive del ministro della Pubblica amministrazione oggetto di dibattito

Brunetta fa apologia di razzismo fra Nord e Sud

Caro ministro, Massimo Catalano direbbe: «Meglio essere ricchi del Nord che poveri del Sud». Venga in Sicilia per un confronto pubblico

«Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l´Italia sarebbe il primo Paese in Europa". Con queste parole il Ministro Brunetta ha tracciato un solco che divide ancor di più l’Italia in due entità distinte e separate: il Nord, infrastrutturato, industriale, ricco ed europeo; il Sud senza infrastrutture, agricolo, povero e mediterraneo.

Se non l’avessi letta personalmente la frase sopra citata, avrei pensato ad una delle battute del celebre Catalano, del tipo «è meglio essere ricchi che poveri». Usata da un Ministro della Repubblica mi fa accapponare la pelle e mi fa temere il peggio per i miei figli e per i miei nipoti, per i figli ed i nipoti di tutti i meridionali. Nello stesso tempo, però, m’induce a riflettere sulla drammaticità dell’affermazione e a tentare di capire perché un Ministro si spinga a fare un’affermazione così grave ed offensiva per la metà del Paese. Sì, metà del Paese perché anche se non l’ha citata, la Sicilia era lì, nella sequenza, seppur non pronunziata. Chissà perché non l’ha inserita nel calderone: lapsus linguae? paura di mettere troppa carne al fuoco? rispetto delle prerogative statutarie siciliane? Chissà!

Spiegando l´importanza del federalismo, il ministro Brunetta ha parlato di un sistema malato ben rappresentato dalla "conurbazione" Napoli-Caserta, definendola "un cancro sociale e culturale. Un cancro etico, dove lo Stato non c´è, non c´è la politica, non c´è la società".

Verrebbe da chiedersi: e dove sta la novità? il Ministro Brunetta se ne sta accorgendo solo ora che lo Stato non c’è, non c’è la politica, non c’è la società? Perché il Ministro solo ora si chiede perché la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta e – aggiungo io – la Sicilia e la restante parte del Meridione, non hanno gli stessi standard del Paese? Dov’è vissuto dal dopoguerra ad oggi? Cosa ha studiato dell’economia meridionale, della storia, della civiltà di questi «strani» popoli? La frase «Questione meridionale» gli dice qualcosa? conosce il metodo adoperato dai Savoia e dal signor Cavour per annettersi questo fastidioso, quanto desiderato Meridione? E’ a conoscenza del «prelievo» operato dal generale Garibaldi 150 anni or sono, per esempio, presso il caveau del Banco di Sicilia a Palermo e presso il Banco di Napoli dopo? Gli dice qualcosa l’industrializzazione del Nord, nel secondo dopoguerra, fatta con la manodopera meridionale? Sa che all’indomani del 1860, la Sicilia e il Meridione ebbero modo di conoscere i «vantaggi» dell’Unità solo attraverso la leva obbligatoria, i reali Carabinieri e l’agente delle tasse? Sa quale fu la carta da visita con cui si presentarono i Savoia ai Siciliani e ai Meridionali? La tassa sul macinato!

Il Ministro cosa crede che siano le mafie meridionali, solo una sorta di consorterie di malandrini o altro? Sono la rappresentazione plastica dell’assenza dello Stato. Ogni volta che lo Stato arretra, le mafie conquistano territorio, lo controllano e – nella vacatio delle Istituzioni – ne suppliscono le funzioni, fino a diventare anti-Stato.

Sicuramente il Ministro sa che le frasi ad effetto servono a fare i titoli dei quotidiani e dei media in genere, ma si rende conto che per i milioni di meridionali che ogni santa mattina si alzano per andare a lavorare, che s’ingegnano per contribuire a costruire una società migliore, frasi come quella da lui usata diventano macigni? Leggendo, poi, quello che, per esempio, è accaduto in prossimità dello stadio Rigamonti di Brescia, dove un ragazzo universitario ragusano, riconosciuto dall’accento come meridionale, viene selvaggiamente picchiato da ragazzi bresciani, viene da pensare che un uso così «disinvolto» di frasi ad effetto possano rappresentare, per menti deboli e facilmente impressionabili, una sorta di salvacondotto per compiere azioni scellerate sotto tutte le latitudini.

Il Ministro dovrebbe chiedersi com’è stato possibile che per tanti, troppo decenni il Meridione non è esploso. Ciò, comunque, non significa che non possa accadere. Gli uomini delle Istituzioni, come il Ministro, o si rendono conto che senza Meridione, senza Sicilia, non c’è Italia, che se non si porta il Meridione agli standard europei l’Italia non cresce, oppure si accetta l’idea leghista della separazione fra un Nord europeo ed un Meridione mediterraneo.

Ma, mi chiedo e chiedo al Ministro: se il Meridione e la Sicilia rappresentano quello che ha affermato con la sua «incauta» frase, perché durante la stagione separatista lo Stato arrivò a «trattare», oltre che con gli anglo-americani, anche con la mafia siciliana per impedire la realizzazione di uno Stato siciliano, federato con gli altri possibili Stati regionali, per comporre un’Italia federata? Insomma, chi ha voluto il centralismo romano? vuoi vedere che alla fine della favola, la colpa è dei meridionali e dei siciliani? che gli «eroi» del federalismo siano oggi Calderoli e Bossi?

Mi piacerebbe che il Ministro Brunetta accettasse un incontro in contraddittorio – alla presenza dei giornalisti - su questi temi, io mi faccio «provocatore» di un tale evento: incontriamoci qui a Comiso, negli spazi aeroportuali, dove, fra l’altro, avrà modo di constatare come, ancora una volta, si tenta di mortificare il meridione, attraverso marchingegni diciamo così «burocratici», per non rendere efficace un’infrastruttura già realizzata, che può far crescere l’intero territorio meridionale del centro e del sud della Sicilia. Signor Ministro, un’intera Comunità l’attende, con i riguardi che la Civiltà siciliana riserva all’Ospite. A presto!