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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:17 - Lettori online 1396
MODICA - 12/07/2010
Attualità - Modica: reazioni alle dichiarazioni del presidente della commissione regionale antimafia

Tutti contro Speziale: "Nel Ragusano la mafia esiste"

L’esponente istituzionale aveva ridimensionato il problema Foto Corrierediragusa.it

Una vittima del racket delle estorsioni, per un´attività commerciale aperta tempo fa a Vittoria, dichiara il contrario di quanto sostenuto dal presidente della commissione regionale antimafia, sostendendo che la malavita nel Ragusano è ben radicata. Lillo Speziale, in visita istituzionale lunedì scorso a Modica, aveva invece sostenuto che "La provincia di Ragusa costituisce un’autentica isola felice, nel panorama siciliano, per quanto concerne il preoccupante fenomeno dell’illegalità".

"La mafia in provincia di Ragusa esiste eccome - dichiara la vittima dell´estorsione, nella lettera firmata inviata via e-mail alla nostra redazione - e meno male che l´antimafia di Catania ha riconosciuto il mio status di vittima del racket". La vittima del racket delle estorsioni ha scritto al Corriere di Ragusa .it dopo aver letto le dichiarazioni di Speziale sul sito. "Ritengo che la pubblicazione di simili notizie - scrive il beneficiario della legge 44/99, in attesa del rimborso fondo di solidarietà - possa spingere tanta brava gente a cadere in inganno, e ciò non è affatto giusto". La vittima del racket per l´attività commerciale avviata a suo tempo a Vittoria risulta presente nelle liste di addiopizzo.

Di tutt´altro tenore invece le dichiarazioni rese da Speziale durante la sua visita a palazzo San Domenico: «La mafia – aveva dichiarato Speziale – non ha per fortuna attecchito in questo lembo di Sicilia, e sta agli amministratori e agli stessi cittadini stare in guardia affinché ciò non accada mai». Speziale aveva quindi sottolineato la necessità di «Mantenere alta la soglia di attenzione su questo territorio straordinariamente ricco di micro economia, in un’area siciliana immune da consistenti e gravi episodi di criminalità organizzata o mafiosi».

La lettera della vittima del racket delle estorsioni a Vittoria ribalta invece le dichiarazioni del presidente regionale della commissione antimafia, di cui sarebbe a questo punto interessante conoscere la controreplica e, soprattutto, in base a quali dati in suo possesso abbia potuto rilasciare simili dichiarazioni. In effetti, a Vittoria, il racket delle estorsioni ha colpito, nel recente passato, più di una vittima.

La stagione delle lotte sanguinose tra clan malavitosi, che negli scorsi anni ha interessato maggiormente proprio il comprensorio ipparino, sembra essere tramontata, grazie al lavoro sinergico delle istituzioni. Speziale, nel suo intervento, non ha però fatto riferimento ad una presunta «mutazione» del fenomeno mafioso, che, al posto delle stragi, pone in evidenza gli interessi economici manovrati dietro le quinte dai cosiddetti «colletti bianchi», per certi versi insospettabili, anche nella provincia iblea.

Il presidente della commissione regionale antimafia ha poi dimostrato «Apprezzamento e stima per l’azione che il sindaco Buscema, pur tra mille difficoltà, sta compiendo in città, in un tessuto sociale ed economico sano, come pochi altri in Sicilia». E’ stato ovviamente proprio il primo cittadino a fare gli onori di casa, assieme al suo vice Enzo Scarso.

Nella stanza del sindaco, Speziale ha avuto anche un breve confronto con i sindacati, anche in riferimento alle tematiche relative all’illegalità, che potrebbe comunque insidiare alcuni settori lavorativi, quali quello dell’autotrasporto o della gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Erano presenti il segretario generale della Cgil Giovanni Avola, il segretario della Camera del lavoro Nicola Colombo e il segretario provinciale della Cisl Enzo Romeo.

All’incontro con Speziale c’erano poi anche il presidente del consiglio comunale Paolo Garofalo, gli assessori Elio Scifo ed Antonio Calabrese e il rappresentante dell’associazione «Libera» Giorgio Abate. Solidarietà Speziale ha poi mostrato all’on Riccardo Minardo, in riferimento al recente gesto intimidatorio della testa di capretto mozzata attaccata al cancello d’ingresso della residenza di campagna del deputato regionale. «Questo grave episodio – ha aggiunto Speziale – travalica le appartenenze di partito, in quanto su queste tematiche la classe politica, nella sua interezza, deve dimostrare coesione e una forte unità.

Politica e forze sociali – ha rimarcato Speziale – devono fronteggiare con decisione e determinazione questi gesti criminali». Il sindaco Buscema, ringraziando Speziale per la visita, si è dichiarato convinto dell’utilità di un confronto costante con l’istituzione, «In quanto utile a prevenire soprattutto fenomeni malavitosi in un territorio in forte espansione e che vedrà concretizzare una serie di interventi, nelle opere pubbliche, assai consistenti e decisivi per il decollo – ha concluso Buscema – dei processi economici e di sviluppo di questo territorio».

(Nella foto un momento della visita istituzionale di Lillo Speziale a palazzo San Domenico)


LE REAZIONI E I COMMENTI: riceviamo e pubblichiamo

Gentilissimo Direttore,
non possono lasciare indifferenti le parole dell’on. Speziale, Presidente Commissione Antimafia dell’Ars, in merito al livello di illegalità presente in provincia di Ragusa. Come è stato ribadito da analisi più approfondite, negli anni nei territori iblei non si è radicata la mafia che spara. A dispetto di tale particolarità storica, la provincia ha espresso tuttavia livelli di illegalità e incrostazioni mafiose non indifferenti.

E’ vero che la mafia tradizionale non ha «attecchito» in tale area così come altrove, ma essa è ben presente sotto forme mimetiche: riciclaggio, usura, ma anche racket, come faceva notare la vittima che vi ha scritto e come recentemente si è ricordato in un convegno in memoria di Giovanni Spampinato, «giornalista ucciso a Ragusa perché scriveva troppo» su fatti illeciti frutto di intrecci fra trame nere e crimine organizzato.

Come «Libera Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie», coordinamento di Ragusa, siamo vicini alle persone che, pure alle nostre latitudini, vengono quotidianamente vessate nella loro attività di impresa dall’economia criminale.

Un esempio per tutti: il «pomodorino mafioso», che dal mercato di Vittoria parte per quello di Fondi, terra di clan camorristi e di cosche della ‘ndrangheta, per poi tornare nel sud-est ibleo, come documentato dalle inchieste di Repubblica, l’Espresso, il Sole 24Ore, e come riscontrato dai recenti arresti a Vittoria della DIA di Napoli nello scorso giugno.

La tracciabilità del fenomeno mafioso si rileva dall’ufficialità delle relazioni della DNA e DDA 2008, dal rapporto di Sos Impresa e dal rapporto Ecomafie di Legambiente 2009/2010, nonché dalla Commissione Nazionale Antimafia nelle relazioni di minoranza 2006 a pag. 271, e nell’ultima relazione finale della Commissione Antimafia 2008 a pag. 50.

«Nella provincia di Ragusa la criminalità organizzata che si è andata ricostruendo ruota intorno

al mercato ortofrutticolo di Vittoria e si concentra in particolare tra i comuni di Comiso,

Vittoria e Ragusa. Nel 2008 è stata portata a termine un’operazione significativa denominata

Flash back» (rapporto Sos Impresa 2008 pag. 15)

Tutto questo a danno delle forze produttive sane, dei lavoratori che vengono taglieggiati sulle buste paga, o assoldati in nero dai caporali come nel caso dei lavoratori immigrati. In un clima generale di «emergenza democratica», come afferma il nostro presidente don Luigi Ciotti, in cui «i complici» delle mafie, come dell’Utri, sono definiti «perseguitati» dalla magistratura, che invece fa solo il proprio dovere di ricerca della verità.

In un contesto generale in cui i mafiosi alla Mangano sono santificati come «eroi», qualsiasi occasione per generare confusione, come affermato dalla vittima del racket che vi ha scritto, è un punto di vantaggio concesso alle mafie, che di questo silenzio e di questa invisibilità hanno fatto una vera e propria strategia operativa.

«Se esiste meno mafia militare, oggi è aumentata la mentalità mafiosa nella società», affermava poco tempo fa un alto magistrato della DDA di Palermo, allievo di Paolo Borsellino, dal quale abbiamo appreso che l’indifferenza genera la contiguità e quindi la complicità.

Ci auguriamo che le forze migliori delle istituzioni siano sempre attente a riconoscere e a fronteggiare le varie forme di illegalità, e delle mafie anzitutto, spesso annidate nei comitati di affari della politica, in sinergia con le cosiddette «mafie dei colletti bianchi», le quali sicuramente non sparano, ma il cui contrasto dovrebbe essere la priorità vera dell’agenda della classe dirigente nazionale e locale di questo paese.

Gianluca Floridia – Libera, coordinamento prov. di Ragusa

Carlo Ruta – giornalista d’inchiesta, responsabile Libera Informazione, coordinamento prov. di Ragusa

Peppe Rizzo – Libera , coordinamento prov. di Ragusa

Giorgio Abate – Libera, coordinamento prov. di Ragusa

Giorgio Ruta – Libera , collettivo redazionale «Il Clandestino», coordinamento prov. di Ragusa



Suscitano enormi perplessità le dichiarazioni, riprese da diverse testate giornalistiche, del Presidente della Commissione Regionale Antimafia Lillo Speziale in visita qualche giorno fa a Modica. E´ grave ed inaccettabile affermare e che la Provincia di Ragusa sia impermeabile alla malavita e alla mafia. Le parole di Speziale non sono condivisibili in quanto non tengono conto della realtà drammatica che vivono pezzi di territorio ragusano, tra l´altro a pochi chilometri da Modica.

Vittoria e il versante ipparino della Provincia vivono da anni una situazione pesantissima: negli ultimi due mesi diverse segherie bruciate, grosse evasioni fiscali e illegalità rilevate in aziende che operano all´interno del Mercato Ortofrutticolo e dentro la filiera agroalimentare, arresti di casalesi in «trasferta» infiltrati nel giro degli autotrasporti, mega-sequestro di capannoni, di ville abusive con piscine e box per cavalli e persino di quattordici automotrici da autotrasporto rubate in Austria e utilizzate illegalmente in questo territorio. Non siamo a cinecittà o a Palermo e tutto ciò non è un film o una situazione che riguarda il quartiere Brancaccio palermitano ma è una dura realtà presente in Provincia di Ragusa. Vittoria e una parte della provincia bruciano da tempo ed emettono periodicamente un bollettino di guerra. Una guerra in cui c´entrano molto le mafie vecchie e nuove e che si sviluppano troppo spesso nell´indifferenza, nella rassegnazione, nel silenzio generale.

Malaffare e malavita in provincia di Ragusa sono presenti e sono un cancro da estirpare e di cui parlare pubblicamente e senza reticenze. Il quadro è drammatico. Occorre creare una nuova Resistenza.

Peppe Cannella, portavoce provinciale della Federazione della Sinistra