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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 0:33 - Lettori online 587
MODICA - 21/03/2010
Attualità - Modica: le dure, ma comprensibili, parole gridate in lacrime

"Maria, sei nella bara per colpa di un uomo senza cuore"

Oggi la donna avrebbe compiuto 36 anni
Foto CorrierediRagusa.it

«Maria Concita, se sei in questa bara la vigilia del tuo compleanno, è solo per colpa di un uomo senza cuore». Le dure, ma comprensibili, parole gridate in lacrime dalla cugina della donna di 35 anni uccisa martedì scorso nella collina dell’Idria dal marito, stridono con l’esortazione al perdono dei sacerdoti Umberto Bonincontro ed Ernesto Scarso nell’ambito dei funerali. Centinaia tra amici e parenti hanno preso parte ieri mattina alle esequie. Il santuario della Madonna delle Grazie ha contenuto a stento la folla.

Seduti dinanzi alla bara, assieme alla nonna materna alla quale sono stati affidati, c’erano anche i tre figli di Maria Concita Russo. Le femminucce di 15 e 7 anni e il maschietto di 11, hanno ascoltato in un composto dolore, mentre le lacrime scendevano giù, le parole d’amore e di speranza dell’omelia di don Scarso, al quale il loro papà, che in un raptus omicida ha provocato la tragedia, ha confessato in carcere i suoi peccati. «La nostra terra – ha detto il sacerdote – è stata in questi mesi martoriata da tanti, troppi fatti di sangue».

A Modica un figlio aveva colpito a morte con una spranga il padre perché sperperava troppi soldi con le scommesse. A Comiso una figlia aveva ucciso la madre nel sonno con venti coltellate, per motivi ancora da chiarire. Adesso, di nuovo a Modica, un marito ha tolto la vita alla moglie dopo il fallito tentativo di rimettere assieme i cocci di un rapporto ormai andato in pezzi. Tornando ai funerali, don Scarso e padre Bonincontro, che conoscevano bene la famiglia distrutta, hanno invitato al perdono, anche se difficile, «perché siamo tutti figli di Dio. Talvolta qualcuno di noi può smarrire la retta via, ma il perdono – hanno detto i sacerdoti – non andrebbe mai negato a nessuno».

Ma il dolore nel santuario era troppo forte. Forse i parenti della sfortunata ragazza un giorno perdoneranno il carnefice, ma non ieri. Una giovane cugina della donna, al seguito del feretro portato a spalla dai familiari dopo i funerali, ha espresso parole dure contro Orazio Toscano, il 39enne che ha strangolato e poi finito a colpi di pietra in testa la vittima. «Se non fosse stato per lui, saresti ancora con noi, Maria Concita, e non in quella bara». Parole gridate tra le lacrime che rigavano i volti, nel silenzio della commozione generale, mentre le campane rintoccavano cupe.

Un composto battito di mani si è levato per pochi secondi, quando il feretro è stato sollevato al cielo. Di Maria Concita sono state esaltate le sue tante qualità. Una ragazza solare, espansiva, amorevole. Quando non si dedicava ai suoi tre amati bambini, Maria Concita si spendeva per gli anziani. La donna lavorava in maniera saltuaria in una cooperativa sociale per l’assistenza alle persone disagiate. Un compito che, a detta di chi la conosceva bene, Maria Concita svolgeva con molta umanità.

Nel tempo libero, la donna amava chattare su internet, dedicandosi al profilo che aveva creato su Facebook. Proprio al popolare social network Maria Concita aveva affidato quelle che sarebbero poi state le sue ultime parole, un paio d’ore prima dell’incontro con il marito, sfociato nella tragedia. Oggi Maria Concita avrebbe compiuto 36 anni.

Il marito le voleva regalare la Toyota Yaris nuova di concessionaria sulla quale era scoppiata la furiosa lite che aveva scatenato la furia omicida dell’uomo. Intanto proprio Orazio Toscano, reo confesso dinanzi al magistrato, dopo essersi costituito ai Carabinieri di Ragusa pochi minuti dopo l’uxoricidio, alterna in carcere momenti di lucidità ad altri di amnesia, chiedendo ancora notizie di sua moglie. Pare che l’uomo non sia del tutto consapevole della terribile colpa di cui si è macchiato.