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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 719
MODICA - 17/03/2010
Attualità - Modica: nostra intervista ai genitori del bambino di 10 anni sbranato dai cani

Giovanni Brafa e la moglie ricordano il figlio Giuseppe

"Abbiamo sentito vicino a noi anche le istituzioni, la città che ci chiede da un anno notizie sulla vicenda giudiziaria, non per semplice curiosità ma come forma di solidarietà e vicinanza alla nostra tragedia" Foto Corrierediragusa.it

La lunga giornata di Giovanni Brafa (nella foto con l´immagine del figlio Giuseppe, vietata la riproduzione) e della moglie Concetta, genitori di Giuseppe, si è chiusa nella serata di ieri nella loro casa di vico Agosta a Modica Alta, dove parenti ed amici sono stati vicini, come hanno fatto tutto l’anno, nel loro giorno della memoria. L’ambiente è accogliente e Giuseppe sorride da tutti gli angoli della casa; le sue foto sono raccolte sulla consolle all’ingresso e lo ritraggono ora con la maglietta del Milan, ora in tenuta da sci, ora sulla bici. Genitori discreti, sereni, per come si può essere dopo aver visto un figlio finito dai cani, ma avvolti dal dolore, come testimoniano i loro occhi stanchi e rossi.

«Ringraziamo tutti -dicono Giovanni e Concetta- I bambini dell’oratorio soprattutto, hanno partecipato in silenzio, il sussurro degli angeli, come ha detto Don Mazzali. Abbiamo sentito vicino a noi anche le istituzioni, la città che ci chiede da un anno notizie sulla vicenda giudiziaria, non per semplice curiosità ma come forma di solidarietà e vicinanza alla nostra tragedia. Non sappiamo rispondere; in noi c’è la speranza, non disperazione ma tanta rabbia». Papà Giovanni è più loquace e ricorda per la prima volta quei momenti di un anno fa. «Mio figlio mi ha aiutato quella domenica fino alle 11 per sistemare una tettoia. Quando abbiamo finito il lavoro mi ha chiesto se poteva andare a fare un giro in bici. Quante volte ho rimpianto di avere finito quella tettoia! E’ stata l’ultima volta che ho visto Giuseppe da vivo»

«In quella casa non siamo più tornati da un anno -dice mamma Concetta- Neppure dalle parti del mare. Troppi ricordi legati alla vita di Giuseppe che è cresciuto là visto che trascorrevamo oltre tre mesi al Pisciotto. Non abbiamo la forza di tornare eppure stavamo tanto bene; un giorno, forse torneremo, chissà»

Signora, cosa presenterà per lei il domani?

Riprende la via crucis della vita, perché la vita continua ma il ricordo del passato resta con noi, è indelebile. Viviamo il passato con Giuseppe, viviamo il presente con nostra figlia Iolanda. Ed il lavoro, gli amici, i parenti, ci aiutano a vivere».

Giovanni ricorda il figlio ma anche la sua personalità «Nonostante i dieci anni dimostrava grande maturità, conosceva molta gente, era disponibile ed aiutava tutti, era il mio braccio destro, ecco perché lo chiamavo il mio piccolo grande uomo.

Quale messaggio lancia ai genitori?

"Il consiglio è quello di apprezzare quanto hanno, i gesti, i momenti della vita dei figli e con i loro figli»

Perché questa intervista dopo un anno ?

Perché mio figlio è morto ma ci sono tanti bambini che devono essere tutelati, perché mi pare che non abbiamo fatto passi avanti, perché l’attenzione resti alta su un problema che tutti abbiamo sottovalutato. Io mi preoccupavo delle macchine, della pericolosità della strada, delle coppiette, ma non ho mai pensato ai cani quando ero al Pisciotto, nessuno me l’aveva detto , nessuna segnalazione. Ecco perché chiediamo giustizia, vogliamo sapere chi e dove si è sbagliato, la gente deve e vuole sapere; Giuseppe non deve essere morto invano».