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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 0:33 - Lettori online 552
MODICA - 16/12/2009
Attualità - Modica: il deputato nazionale chiarisce la situazione e stoppa il dibattito

Nino Minardo carte alla mano: "Niente Igp per il cioccolato"

"Non ci si può appigliare a ciò che è impossibile ottenere, come certificato dalla lettera ministeriale dello scorso febbraio"

Identità geografica protetta sì o no per il cioccolato modicano? Il dibattito rischia di diventare ridondante. Da una parte il presidente del consorzio di tutela del cioccolato modicano Tonino Spinello e il presidente della Camera di commercio Pippo Tumino, che intendono portare avanti la battaglia per l’ottenimento del marchio Igp, dall’altra il deputato nazionale Nino Minardo che ribadisce, carte alla mano, l’impossibilità della circostanza. Tumino comunque non intende arrendersi, e si rivolgerà addirittura a Bruxelles.

«Non ci faremo fermare – dice Tumino – da un funzionario ministeriale». Spinello aveva in precedenza dichiarato di volere creare «un caso nazionale, adendo, se necessario, alle vie legali». Ma stando a quanto riferito dall’on Nino Minardo, Tumino era già al corrente ben nove mesi fa del dato di fatto che la richiesta dell’ottenimento del marchio Igp per il cioccolato modicano, giudicata non ricevibile dal dirigente del ministero delle politiche agricole Roberto Varese, sarebbe stata archiviata.

Di questa missiva Tumino non ha fatto di recente mistero. Ma perché muoversi solo adesso e non prima? Il cioccolato, ora come allora, non è difatti incluso nella lista dei prodotti che si possono fregiare del marchio Igp. La circostanza è palesata da questa famosa missiva inviata dallo stesso Ministero alla Regione, al consorzio di tutela e alla Camera di commercio. Ci si chiede allora, perché fino ad oggi Spinello e Tumino avevano taciuto?

Se lo chiede anche l’on Nino Minardo, secondo cui «non ci si può appigliare a ciò che è impossibile ottenere, come certificato dalla lettera ministeriale e come confermato dallo stesso Varese nel corso del vertice romano della scorsa settimana. E – precisa Minardo – stiamo parlando di un dirigente ministeriale, non di un passacarte qualunque». Minardo lascia intendere che, anche se si riuscisse ad «aggirare» qualche normativa, secondo una interpretazione meno rigida da parte del ministero per ottenere l’Igp, la revoca del marchio sarebbe inevitabile a seguito dei sicuri controlli successivi da parte dei preposti organi del Ce. Si proseguirà quindi sulla strada del marchio geografico collettivo, come sostenuto anche, tra gli altri, dal vicepresidente della provincia Mommo Carpentieri. Fine del dibattito?


Spinello non s´arrende: "Marchio Igp per il cioccolato"
«Se si renderà necessario, non esiterò a creare un caso nazionale». Il presidente del consorzio di tutela del cioccolato modicano Tonino Spinello lancia la controffensiva, sentendosi poco soddisfatto dell’esito del vertice romano al ministero per le politiche agricole, svoltosi la scorsa settimana per discutere del marchio da adottare per proteggere il dolce prodotto della città della Contea.

Spinello crede poco alla reale utilità del marchio geografico collettivo, proposto a Roma, e intende portare fino in fondo la battaglia per l’ottenimento del tanto agognato marchio d’identità geografica protetta. «Ci abbiamo lavorato sei anni – dice Spinello – e non intendo arrendermi solo perché un funzionario fornisce spiegazioni abbastanza vaghe sulle reali motivazioni che impedirebbero al cioccolato modicano di potersi fregiare del marchio Igp».

D’altronde, Spinello creò nel 2003 il Consorzio di tutela, di cui è ancora presidente, proprio con il precipuo obiettivo di conquistare l’ambito marchio per il dolce prodotto. Lo stesso Spinello, che ha preso parte al vertice romano della scorsa settimana, svela qualche particolare in più sull’esito. «Non mi convincono – dice il pasticcere – le spiegazioni fornitici dal funzionario del ministero Roberto Varese. Quest’ultimo sostiene che la nostra richiesta sarebbe respinta dalla Comunità europea al pari di quella avanzata da un comune italiano, che chiedeva il marchio Igp per tutelare il particolare gusto al cacao di un gelato. Come è ovvio – prosegue Spinello – si tratta una esigenza del tutto diversa rispetto a quella che anima i nostri propositi».

A sostegno della sua tesi, il presidente del consorzio di tutela del cioccolato modicano dichiara che, nella tabella delle categorie dei prodotti meritevoli d’essere insigniti del marchio Igp, figurano anche «il cacao in grani, anche infranto, greggio o torrefatto» e, in extrema ratio, anche «i prodotti di pasticceria e di confetteria». «Possibile – dice Spinello – che tra queste categorie non possa rientrare anche il cioccolato modicano? Mi rifiuto di crederci, solo perché lo sostiene un funzionario ministeriale, per giunta con la debole giustificazione del rigetto, da parte della Ce, della richiesta di un comune che poco o niente ha a che vedere con la nostra situazione. Qualcuno mi spiega cosa c’entra il gusto di un gelato con le peculiarità caratteristiche del cioccolato modicano»?

In altre parole, Spinello sostiene la Comunità europea potrebbe accettare la richiesta, che, in base all’iter burocratico, va avanzata dal Ministero, che, nel timore di incorrere in un’altra «gaffe», propone invece di percorre la strada del marchio geografico collettivo. «Ben venga questo marchio – dice Spinello – così come anche la denominazione comunale (de.co.), che ritengo però non debbano essere sostitutivi dell’Igp». Insomma, il presidente del consorzio di tutela non si arrende, e intende percorre la strada dell’Igp fino in fondo, adendo anche le vie legali, se necessario, per far avanzare la richiesta dal Ministero alla Comunità europea.

Spinello ha trovato nel presidente della camera di commercio Pippo Tumino e in mezza dozzina di consiglieri provinciali dei validi alleati che la pensano proprio come lui. Ma questi problemi non si sarebbero potuti evitare se la documentazione fosse stata inoltrata in tempo utile al ministero, magari prima che si registrasse l’avvicendamento alla direzione?

«Può anche darsi – aggiunge Spinello – ma noi scoprimmo che la documentazione giaceva ancora all’assessorato regionale alla cooperazione e pesca solo dopo un sollecito telefonico, tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007, del funzionario del ministero dottoressa La Torre. Fu poi grazie all’interessamento del funzionario regionale Maurizio Villaggio – conclude Spinello – che gli incartamenti furono finalmente spediti a Roma». Sulla vicenda interviene anche il capogruppo consiliare a palazzo San Domenico Paolo Nigro, che, in una nota, esorta tutte le parti in causa di questa vicenda «a passarsi una mano sulla coscienza».