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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 814
MODICA - 01/08/2009
Attualità - Modica: qual è il reale motivo del blocco dei finanziamenti statali?

A Video Mediterraneo questa crisi poteva essere evitata?

I giornalisti chiedono aiuto e comprensione, l’editore si sente sfiduciato e ipotizza addirittura una sorta di complotto. Ma su cosa si basa la presunta inchiesta della procura? La gestione dell’azienda è sempre stata inattaccabile? Sono rispettati tutti i requisiti di legge per accedere ai fondi statali? Domande senza risposte

Questa situazione si sarebbe potuta evitare? Com´è stata la gestione di questi ultimi anni? In attesa di risposte, nessun braccio di ferro dei giornalisti si profila con l’azienda "Video Mediterraneo". Ventitrè giornalisti del gruppo editoriale hanno firmato un documento per rendere pubblica la loro posizione rispetto alla situazione in cui sono venuti a trovarsi a seguito della decisione dell’editore Carmelo Carpentieri di chiedere la cassa integrazione a partire da oggi per via del taglio al contributo per l’editoria ammontante ad un milione 200mila euro.

La loro condizione potrebbe anche peggiorare in un prossimo futuro se questo percorso non dovesse essere attivato e l’editore decidesse di ridimensionare in via definitiva l’azienda riducendo i livelli occupazionali. C’è insomma un rischio licenziamento con tutte le conseguenze che questo comporta in un momento economico delicatissimo anche, se non soprattutto, nel campo editoriale.

I giornalisti accettano la scelta dell’editore di accedere alla cassa integrazione ma dicono nel loro documento « Non possiamo non rendere palese la situazione di disagio che ci troviamo a vivere, dal momento che ognuno di noi vanta nei confronti dell’azienda un credito oramai di diverse mensilità, senza intravedere, allo stato attuale, la possibilità di concordare un vero piano di rientro per poterle percepire.

Più di ogni altra cosa però oggi ci troviamo a dover esprimere una fortissima preoccupazione per il nostro futuro, data l’assoluta incertezza del percorso intrapreso per individuare gli strumenti e gli ammortizzatori sociali necessari a tutelare il nostro lavoro, che sono per ovvie ragioni differenti da quelli che tuteleranno i lavoratori impiegati negli altri reparti dell’azienda.

In queste ultime ore la vertenza che riguarda noi giornalisti, siamo 23 alle dipendenze del Gruppo Editoriale Video Mediterraneo, sta conoscendo il suo momento più difficile, nonostante l’impegno dell’azienda e dell’Assostampa regionale e provinciale, che in queste ore si stanno spendendo in tutti i modi per individuare il percorso più corretto per salvaguardare il lavoro di tutti.»

I giornalisti chiedono di non essere lasciati soli anche se sentono attorno a loro la solidarietà e la vicinanza di istituzioni e gente comune che in questi giorni non hanno mancato di manifestare il loro appoggio. I giornalisti tuttavia si appellano proprio alle istituzioni , alla deputazione nazionale e regionale, ai sindacati perché siano al loro fianco in modo concreto per salvaguardare non solo i posti di lavoro ma anche la libertà di informazione.

CARPENTIERI SI SENTE SFIDUCIATO E IPOTIZZA ADDIRITTUA UNA SORTA DI COMPLOTTO
«Sono sfiduciato al massimo ma continuerò la mia battaglia per salvare l’azienda». Per l´editore di Video Mediterraneo Carmelo Carpentieri è forse la partita più difficile. La cassa integrazione per i sessanta dipendenti del gruppo Video Mediterraneo lo ha lasciato in confusione ma non c’è voluto molto per ritrovare la grinta che lo contraddistingue pur se l’editore-imprenditore non nega la realtà dei fatti.

«La situazione è quella che è; l’ho prospettata ai miei dipendenti, tecnici e giornalisti. Il caso del mancato finanziamento grazie ai fondi della legge sull’editoria è unico in Italia e mi fa pensare molto. Non vorrei che ci fosse qualcos´altro dietro. Da chi mi devo difendere? La legge del 1999 sull’editoria prevede una graduatoria in base alla quale si assegnano dei fondi per sostenere le aziende che producono informazione.

Nel giro di qualche ora sul tavolo del ministero è arrivata una comunicazione della guardia di finanza e della procura della repubblica di Modica con la quale si informava che i tre rami dell´azienda Video Mediterraneo, Mediterraneo Due e Mediterraneo Sat, non hanno una gestione separata così come prevede la legge. Ecco perché è stato bloccato il contributo di un milione 200mila euro.

E’ un assurdo perché l’azienda è sempre una, è un’unica attività che non può essere separata. Non posso intestare tre contatori della luce per rifornire tre aziende diverse, ne pago uno che fornisce energia a tutte. Se produciamo un’intervista la facciamo ruotare per le tre testate, ecco perché la separazione contabile non ha senso. E’ stato così dal 2002 al 2007, aspettavo i fondi del 2008 per coprire le esposizioni di cui mi sono fatto carico ma ecco il taglio e l’indagine giudiziaria»

Cosa farà ora Carmelo Carpentieri?

Andrò fino in fondo, percorrerò tutte le strade, ricorrerò al Tar del Lazio, ma ahimè ci sono tempi lunghi che non sono quelli della televisione e dell’azienda.

E allora,ragionere?

Non posso mantenere la struttura, non posso continuare, non ce la faccio e non posso portare l’azienda al fallimento. Ecco perché ho pensato alla cassa integrazione o in ultima analisi al licenziamento. Andremo avanti da subito con venti persone sulle 60 ingaggiate in attesa degli eventi. Faremo quel che potremo, con la nostra professionalità ed esperienza. Ho detto ai miei dipendenti che, nel caso dovessi ricevere le provvidenze statali, li chiamerò subito al lavoro per riprendere a tutto gas. Non abbandono i miei dipendenti ma non posso permettermi altro oggi. Vorrei solo sapere contro chi combattere, perché al momento non lo so; mi sembra solo un gran cavillo burocratico. Forse sono in questa situazione perché da sempre sono stato un Don Chisciotte».

Carpentieri ha incassato la solidarietà di semplici cittadini, del sindaco Antonello Buscema che si è detto preoccupato per la sorte dei dipendenti e per la libertà di informazione. Anche i sindacati, Cgil, Cisl ed Uil, sono sul chi vive e seguono passo passo l’evolversi della situazione. Giovanni Iacono di IdV e il Partito Democratico garantiscono l’impegno per assicurare l’esistenza degli editori puri.

L´ORIGINE DELLA CRISI
Il mancato trasferimento dei fondi statali per l’editoria mette a rischio sessanta posti di lavoro. E’ la realtà con cui deve misurarsi l’editore del gruppo radiotelevisivo Mediterraneo, Carmelo Carpentieri, che ha dovuto prendere atto in questi giorni delle mancate provvidenze assegnate annualmente in base ad un graduatoria nazionale delle emittenti tv elaborata dal Corecom.

Da agosto andranno in cassa integrazione una sessantina tra giornalisti, tecnici e operatori di ripresa, il cui futuro lavorativo resta incerto. Carmelo Carpentieri, proprietario di Video Mediterraneo e Mediterraneo Due (ex Teletre Modica) ha dovuto prendere atto della mancata assegnazione di poco più di un milione di euro a favore del gruppo. L´editore ha quindi chiesto la cassa integrazione per i circa 60 dipendenti del gruppo tra giornalisti, tecnici ed amministrativi.

Si prospetta un accordo in tal senso tra l’editore, l’Assostampa e la Cisal, sindacato che raccoglie il maggior numero di adesioni all’interno del gruppo. L’intesa prevede una cassa integrazione a rotazione almeno fino a quando l’assegnazione delle provvidenze statali non sarà risolta. La notizia ha destato preoccupazione tra gli interessati in modo diretto, ma anche in tutto il mondo dell’informazione, visto il ruolo di leader che il gruppo Mediterraneo ha svolto in un ventennio in provincia e non solo.

La situazione non è resa facile a causa dell’aumento dei costi di produzione e degli oneri sociali, oltre che dalla mancata riscossione da parte del gruppo editoriale di crediti di tanti enti locali, che non hanno risorse per onorare i propri debiti. Una boccata d´ossigeno per Video Mediterraneo è stata tuttavia costituita in questi ultimi mesi da un crescente aumento degli introiti pubblicitari, pari ad oltre il 30%.


PUBBLICHIAMO DI SEGUITO IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO DELLA SEGRTERIA DELLA SEZIONE PROVINCIALE DI RAGUSA DELL´ASSOCIAZIONE SICILIANA DELLA STAMPA

La segreteria provinciale di Ragusa dell’Associazione Siciliana della Stampa esprime forte preoccupazione per lo «stato di crisi» dichiarato dal gruppo editoriale Video Mediterraneo che mette a rischio più di 50 posti di lavoro con la richiesta di cassa integrazione per tutti i dipendenti.

Esprime piena solidarietà ai lavoratori che di punto in bianco non hanno più la certezza del posto di lavoro, si appella alle forze istituzionali e politiche affinché perseguano azioni di tutela e salvaguardia dei livelli occupazionali; fa voti al Prefetto di Ragusa di convocare una riunione in tempi brevi per individuare un percorso istituzionale utile a dare tranquillità ai lavoratori assicurando il pagamento arretrato delle mensilità e avviare tutte le iniziative utili affinché il gruppo editoriale Video Mediterraneo possa continuare a svolgere nel panorama editoriale di Ragusa e della Sicilia orientale la sua azione di informazione al servizio dei territori e delle istanze dei suoi cittadini assicurando quel necessario pluralismo utile a realizzare una democrazia compiuta.

L’Assostampa di Ragusa, a tutela dei 23 giornalisti per cui l’azienda ha proposto la cassa integrazione, dopo aver indetto e tenuto due assemblee con i colleghi interessati al provvedimento, ha chiesto all’editore di seguire le corrette procedure utili per l’ottenimento della cassa integrazione e di farla scattare dal primo settembre 2009, dopo aver verificato le norme di legge che consentono il ricorso agli ammortizzatori sociali in deroga col proprio istituto di previdenza (l’Inpgi) ed ha chiesto con forza il pagamento delle mensilità arretrate che stanno mettendo a dura prova i lavoratori che non percepiscono lo stipendio da diversi mesi.

La segreteria provinciale e la segreteria regionale sono fortemente impegnate in una vertenza difficile e problematica che investe uno dei gruppi editoriali maggiormente presenti nel panorama informativo siciliano e fanno appello alle Istituzioni di esprimere con atti concreti vicinanza ai lavoratori che rischiano il proprio posto di lavoro.