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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:51 - Lettori online 821
MODICA - 28/07/2009
Attualità - Modica: i fondi destinati al piano di zona del distretto socio sanitario 45

3 milioni dalla Regione, per la Cgil non vanno sprecati

E’ di fondamentale importanza tagliare il superfluo, monitorare i servizi, specie quelli sanitari, integrandoli con quelli offerti dall’Ausl 7 Foto Corrierediragusa.it

I tre milioni di euro destinati dalla Regione per il triennio 2010/2012 del piano di zona del distretto socio sanitario 45 saranno sfruttati, oppure andranno perduti? Questo in sintesi il quesito posto dalla Cgil, nell’ambito del confronto di ieri a palazzo Grimaldi con le istituzioni, i tecnici e gli operatori del settore. Dopo la recente approvazione del piano, che interessa i comuni di Modica, ente capofila, e quelli di Ispica, Pozzallo e Scicli, è di fondamentale importanza tagliare il superfluo, monitorare i servizi, specie quelli sanitari, integrandoli con quelli offerti dall’Ausl 7.

Tutto questo per ovviare agli errori degli anni passati, a cominciare dall’affidamento dei servizi stessi, da sottrarre alla competenza delle Ati (associazione temporanee d’imprese), la cui scelta non si è rivelata vincente. Meglio puntare sui bandi pubblici, che, almeno sulla carta, garantiscono una maggiore trasparenza nell’appalto dei servizi. A differenza di quanto accaduto in passato, si deve adesso puntare sulle reali esigenze dell’utenza delle fasce più deboli. Non più l’erogazione di servizi la cui offerta ha superato la domanda in quanto buoni solo a garantire occupazione, e quindi voti ai politici di turno che assecondano questo stato di cose.

Si deve puntare su una sorta di rivoluzione volta ad ottimizzare i costi e a valorizzare le risorse, nella consapevolezza che i tre milioni di euro a disposizione nel triennio non devono essere visti dai comuni come sostitutivi del bilancio dei singoli enti, quanto piuttosto aggiuntivi. Molti comuni, difatti, depauperano i rispettivi bilanci di previsione dai capitoli destinati al sociale, proprio perché fanno affidamento sui fondi regionali, determinando ben pochi margini di manovra per la famosa rivoluzione di cui sopra. Il punto nodale è dato da una gestione più attenta del settore sanitario, con l’integrazione dei servizi prevista per legge, in maniera obbligatoria, a seguito della riforma sanitaria varata dall’Ars lo scorso marzo.

Bisogna procedere ad un uso razionale delle risorse economiche destinate alla legge quadro 328 per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, focalizzando l’attenzione su pochi progetti facili da realizzare. Tra questi spicca quello della casa salute, una sorta di centro di assistenza per esigenze sanitarie di ordinaria amministrazione, a beneficio soprattutto degli anziani. L’idea consiste nel coordinamento tra i medici di famiglia, quelli specialistici e l’Ausl 7, in modo da fornire, anche a domicilio, servizi quali la somministrazione di una flebo, di una iniezione o altro ancora, in modo da non costringere i malati a lasciare la propria abitazione per essere ricoverati in ospedale. In questo caso, oltre alla valenza sociale e psicologica di un simile progetto (l’anziano viene curato tra le rassicuranti mura domestiche, anziché in un’anonima stanza d’ospedale), sarebbe decisamente rilevante il risparmio in termini di spesa sanitaria.

Un giorno di degenza si aggira difatti sulle 340 euro, mentre con il progetto della casa salute si spenderebbe meno di un terzo di quella somma. Un’idea caldeggiata dalla Cgil, come evidenziato da Piero Pisana dello Spi provinciale. A settembre si parlerà del progetto della casa salute nell’ambito di un convegno tematico. Un’idea che si scontra però con la paura, spesso infondata, di un graduale ridimensionamento, se non addirittura la chiusura, di alcuni ospedali della provincia. Riorganizzare al meglio i servizi pare si un concetto astruso alla mentalità comune.

Di questi aspetti hanno discusso, nell’ambito del confronto, il sindaco Antonello Buscema e il segretario della camera del lavoro Nicola Colombo, d’accordo sull’opportunità di valorizzare al meglio i fondi disponibili, per non rischiare di sprecarli. I lavori, moderati da Roberta Malavasi, segretario generale Spi Cgil Ragusa, sono stati conclusi dagli interventi di Donatella Ingrillì, segretario regionale dello Spi Sicilia, e da Marcella Coppa, segretario regionale della Fb Sicilia.

(Nella foto Nicola Colombo, Roberta Malavasi e Donatella Ingrillì)