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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:17 - Lettori online 859
MODICA - 20/07/2009
Attualità - Modica: dopo un anno di lavori a cura dell’impresa ragusana "Kermes s.r.l."

La chiesa di S. Giovanni si svela dopo il restauro esterno

L’interno resta off-limits, dal momento che i lavori di restauro non sono ancora cominciati
Foto CorrierediRagusa.it

Dopo l’ultimazione dei lavori di restauro della facciata, durati poco meno di un anno, è stata «liberata» dal ponteggio la chiesa di San Giovanni (nella foto di Carmelo Poidomani), che domina dalla scalinata l’omonima piazza a Modica Alta. La chiesa può essere ammirata da vicino da turisti e residenti, visto che in settimana è stato rimosso anche il recinto di legno attorno alla facciata. L’interno resta però off-limits, dal momento che i lavori di restauro non sono ancora cominciati. Dopo il consolidamento strutturale del tetto, delle colonne portanti e della canonica, restano adesso da appaltare il lavori di restauro interno. La Protezione civile si sta dando da fare per reperire i necessari finanziamenti, tentando di attingere ai fondi regionali.

Il progetto interesserà anche le statue che si ergono dalla scalinata, una delle quali rischia di crollare. La messa in sicurezza operata dal geometra Biagio Gennaro, dell’ufficio tecnico della Curia di Noto, limita il rischio, ma non lo scongiura del tutto. Per la riapertura al culto del tempio, si dovrà ancora attendere un bel po’. Impossibile, al momento, stabilire una data certa. I fattori sono molteplici e variabili, per potersi pronunciare con un discreto margine di precisione: innanzitutto il lasso di tempo necessario al reperimento dei finanziamenti. Un impresa tutt’altro che semplice. E poi ancora le lungaggini burocratiche per l’appalto dei lavori e i tempi per il restauro. A voler essere ottimisti, la chiesa non riaprirà i battenti prima del 2012. Tutto dipenderà da quest’ultima tranche dei lavori, le cui prime due sono consistite nel rafforzamento strutturale degli interni e nel restauro della facciata.

Quest’ultimo lavoro, commissionato dalla Curia di Noto e finanziato con i fondi Cei derivanti dall’8 per mille della dichiarazione dei redditi dei contribuenti, è stato appaltato all’impresa ragusana «Kermes s.r.l.» ditta di restauro dei soci restauratori Alba Paolino, Antonella Pancaldo e Carmelo Vitale, che, insieme alla loro equipe di operatori specializzati, hanno lavorato con la massima professionalità per garantire un risultato d’insieme, che, allo stato dei fatti, può essere definito eccellente. Il colore della pietra è stato riportato all’originario splendore, mentre le statue e l’enorme croce (che è stata sostituita), poste sulla sommità della chiesa, accanto al campanile, hanno riacquistato la loro antica bellezza, ripulite dalle impurità formatesi a causa degli agenti atmosferici e dalla colata di muratura eseguita nei lontani anni ’60, quando fu operato un primo, rozzo restauro. Proprio il riposizionamento della nuova croce in calcarinite è risultato essere il lavoro più complesso e studiato nei minimi dettagli.

Il risultato finale è stato soddisfacente. Il manufatto, alto poco più di tre metri e largo oltre un metro e mezzo, per un peso di circa una tonnellata, è stato solidamente fissato con perni e cavi d’acciaio e con un sistema strutturale di montaggio di provata affidabilità, per garantire la massima sicurezza. La croce in cemento armato, costruita negli anni ’60, aveva per anni costituito un pericolo concreto: era difatti a rischio crollo, come già accaduto negli anni ’50. Al termine dei lavori, la croce è stata benedetta da Padre Giovanni Stracquadanio, nell’ambito di una breve cerimonia alla presenza di tutti i responsabili e degli operai del cantiere. Un cantiere che ha fatto della sicurezza il suo cavallo di battaglia: il ponteggio è stato realizzato nel pieno rispetto delle rigide norme in materia. Per montarlo sono stati necessari quasi due mesi. 30 giorni sono bastati per smontarlo e mostrare lo splendore della facciata agli affascinati occhi di residenti e turisti.

Le complesse operazioni di restauro, effettuate da mani esperte e da specialisti qualificati, si sono articolate in diverse fasi: la pulitura delle parti più delicate tramite apposite attrezzature e sostanze chimiche per eliminare i danni causati dagli attacchi biologici dei microorganismi (muffe, licheni, batteri vari). La micro sabbiatura a pressione controllata e impacchi di AB 57 (uno speciale composto chimico), operazione questa che ha consentito di riportare alla luce e mantenere la cosiddetta «patina» originale. Le varie integrazioni di malta e pietra sono state utilizzate in maniera tale da garantire la continuità visiva.

Le statue, consolidate dal punto di vista strutturale, sono state altresì scrostate dalla patina di cemento di cui erano state rivestite oltre mezzo secolo fa e riportate all’aspetto originario, con l’esaltazione dei magnifici dettagli, opera di maestri scalpellini. Un lavoro lungo e difficile, portato avanti con competenza e passione dagli esperti restauratori e concluso in tempi più che ragionevoli. Adesso, come accennato, si attende l’avvio della terza e ultima fase dei lavori di restauro, che interesseranno l’interno del tempio.

(Sotto le foto con il dettaglio delle parti restaurate della chiesa di San Giovanni. Cliccateci sopra per ingrandirle)

La croce alta oltre 3 metri e pesante circa una tonnellata Una delle statue riportate all´antico splendore Il dettaglio di una statua durante l´operazione di restauro