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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 18:26 - Lettori online 1001
MODICA - 22/06/2009
Attualità - Modica: coinvolti non meno di 200 nuclei familiari. Per alcuni si tratta della seconda casa

Modica: la Regione preme, 300 case abusive da demolire

Al comune spetta il compito di avviare l’iter per l’acquisizione al patrimonio comunale degli edifici fuorilegge o, in alternativa, di avviare le pratiche per raderle al suolo

C’è anche l’assessorato regionale al territorio ed ambiente a premere sul comune di Modica. Le case abusive devono essere abbattute o incamerate al patrimonio comunale; questo il senso della comunicazione arrivata sul tavolo dell’assessore all’urbanistica Elio Scifo qualche giorno fa.

Su precise richieste dalla procura generale di Catania la procura della repubblica presso il tribunale di Modica ha sollecitato il sindaco ad agire sulla scorta delle sentenze passate in giudicato nei confronti di oltre duecento proprietari di immobili dichiarati abusivi perchè non rientrati in alcuna sanatoria o non sanabili perché ricadenti all’interno di aree protette; di qualche giorno fa invece la comunicazione dell’assessorato regionale che vuole che palazzo S. Domenico faccia ordine del proprio territorio.

Scifo ne ha parlato a quattr’occhi con il sindaco Buscema che come prima decisione ha chiesto di nominare due geometri che dovranno occuparsi dei rilievi e dell’accatastamento degli immobili. Tra i proprietari di seconde case, garage, locali commerciali, laboratori, circola già il panico perché la sensazione è che sia arrivato il momento decisivo per loro.

»La politica a questo punto non può far niente - dice Carmelo Scarso, avvocato, capogruppo di Mpa a palazzo S. Domenico - e l’unica via d’uscita è una sanatoria che il governo dovrebbe promuovere, ma non mi sembra che ci siano lee condizioni giuste. Il problema abusivismo nella nostra città nasce dalla mancanza di un piano regolatore da venti anni a questa parte. La gente ha agito autonomamente nella speranza di sanare ma non c’è niente da fare con chi ha costruito nei terreni destinati a opere pubbliche o nelle fasce entro i 150 metri dal mare».

Scarso si riferisce in particolare alla zona di Maganuco dove insiste il cinquanta per cento delle costruzioni abusive; queste risalgono agli inizi degli anni 80’ ed hanno visto lo stesso Scarso alla testa di un comitato di protesta dieci anni fa perché la fascia venisse ampliata dalla regione Sicilia.

In venti anni intanto tutti i tre gradi di giudizio sono stati aditi dai proprietari che si trovano oggi con sentenze passate in giudicato che attendono solo di essere eseguite come chiede la procura della repubblica. «Una soluzione – suggerisce Carmelo Scarso- potrebbe essere quella di acquisire formalmente al patrimonio pubblico le costruzioni e poi darle in comodato ai proprietari dietro il pagamento di un canone mensile. Ma bisogna dimostrare che le costruzioni siano di interesse pubblico. Si può?»

L´EVOLUZIONE DELLA DELICATA VICENDA
Ci sono trecento case fuorilegge nel territorio della città. Non sono state sanate e non sono sanabili e risultano pertanto abusive. Al comune di Modica spetta il compito di avviare l’iter per l’acquisizione al patrimonio comunale degli edifici abusivi o, in alternativa, di avviare le pratiche per la demolizione.

Sono coinvolti non meno di duecento nuclei familiari visto che per alcuni si tratta di una seconda casa, di un laboratorio artigianale, di uno stabile adibito a garage o magazzino. Gli immobili sono sparsi per tutto il territorio comunale, da Maganuco fino a Montesano, e sono presenti anche all’interno della cintura urbana all’intrno di terreni agricoli o destinati a spazi pubblici e verdi. La grande concentrazione degli immobili a rischio demolizione tuttavia si registra nella fascia costiera ed in particolare nella striscia che va da Marina di Modica a Maganuco.

Si tratta di villette residenziali che sono state costruite a cavallo degli anni 80’ all’interno della fascia di rispetto di 150 metri. La procura della repubblica di Modica ha trasmesso al sindaco Antonello Buscema il provvedimento con il quale si ordina al comune di dare esecutività alle sentenze emesse nei confronti dei proprietari degli immobili non sanati. Le sentenze infatti sono passate ormai in giudicato e sono dunque esecutive per cui tocca all’amministrazione in carica procedere con i provvedimenti consequenziali.

La comunicazione della procura della repubblica è stata recapitata già da qualche mese a palazzo S. Domenico ma l’amministrazione è andata cauta prima di avviare il procedimento che alla fine dovrà portare alla demolizione o alla acquisizione degli immobili. Il sindaco e con lui tutti gli amministratori si rendono infatti conto della bomba sociale che comporta un provvedimento del genere. Le pressioni ulteriori della procura rispetto alla lentezza, se non inerzia, del comune, hanno tuttavia indotto il sindaco a fare il primo passo. Due professionisti sono stati infatti nominati con il preciso incarico di procedere ai rilievi degli immobili ed al loro accatastamento.

Una volta acquisiti questi dati l’amministrazione dovrà poi andare avanti con la fase due; questa prevede che l’amministrazione indichi gli eventuali immobili che ritiene utilizzabili per fini sociali e quindi li acquisisca o in alternativa proceda alla demolizione per restituire decoro e dignità al territorio. In ogni caso i proprietari degli immobili saranno privati del bene ufficialmente abusivo e non sanato e tra l’altro dovranno provvedere ai costi derivanti dalla demolizione.

La notizia della iniziativa della procura della repubblica turba il sindaco Antonello Buscema ed i suoi più stretti collaboratori perché ha dei risvolti di ordine sociale non indifferenti ma non può essere più ignorata se non a rischio di una denunzia penale da parte del magistrato per la mancata esecutività del provvedimento emesso. Sono gli stessi funzionari dell’ufficio tecnico che si occupano del caso a premere perché una decisione venga comunque presa.

La nomina dei due professionisti è l’inizio di un procedimento che, pur essendo lungo, è stato già avviato e che solo la politica,semmai ne abbia i margini, potrà risolvere. I titolari degli immobili per i quali è scattato l’ordine di demolizione non sono del tutto al corrente degli ultimi sviluppi e confidano, come avviene da almeno dieci anni a questa parte, in una non meglio precisata «sanatoria».