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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 545
MODICA - 25/05/2009
Attualità - Il convegno sulle povertà fa emergere nuovi bisogni

Nuovi poveri crescono, c´è bisogno di maggiore solidarietà

Sono le donne in particolare a rivolgersi ai centri di ascolto della diocesi di Noto

Scarso reddito, disoccupazione, bisogni familiari e di salute. I nuovi poveri si rivolgono ai centri di ascolto della Caritas per far fronte a questi problemi quotidiani. Sono le donne sotto i 35 anni nel 66 per cento dei casi ad esporsi e a chiedere aiuto; sono donne con un livello di istruzione medio anche se per il 15 per cento dei casi registrati si tratta anche di soggetti in possesso di laurea o di diploma di scuola superiore.

L’indagine della Caritas della diocesi netina ha focalizzato l’attenzione in particolare sui centri di ascolto di Modica, Noto, Pachino ed Avola grazie a un progetto , «Rete», promosso dalla Caritas a livello regionale. Le richieste avanzate ai centri di ascolto sono in particolare di beni e servizi materiali, fitti, cibo, vestiario, assistenza allo studio con una incidenza del 58 per cento mentre la richiesta di ascolto da parte di chi è in difficoltà si attesta sul venti per cento e la richiesta di sussidi solo al tre per cento.

Oltre la metà delle richieste, il 55 per cento, arriva da cittadini italiani mentre rumeni e marocchini sono le nazionalità che si avvicinano con più frequenza alle strutture di ascolto. I dati forniti dalla Caritas oltre ad altri tipi di indagini condotte sul territorio induce a pensare che la situazione economica generale e la mancanza di lavoro sono alla base della crescente domanda di assistenza che spesso non viene e non può essere soddisfatta dagli enti locali. Dalle relazioni presentate dagli operatori della Caritas al recente convegno sulle povertà tenuto alla presenza del vescovo di Noto, Mons. Antonio Staglianò, sono emerse altre due emergenze sociali. La prima riguarda un bisogno relazionale sempre più diffuso.

La conformazione dei quartieri, il rinchiudersi all’interno della famiglia, evidenzia lo sfaldamento del tessuto del vicinato lasciando famiglie e singoli in balia di se stessi per cui sorge la necessità di creare un tessuto inclusivo , fatto di buoni rapporti, di capacità di ascolto, di attività promozionali e di mediazione linguistica che possa rendere le città più giuste e solidali.

L’altra emergenza è quella di dare risposte educative ai giovani alla luce della debolezza della struttura famiglia e degli enti formatori come le scuole. Nella comunità insomma c’è scarsa protezione sociale per cui è necessario promuovere microclimi accoglienti nelle città mentre nelle persone capacità di relazione e di cittadinanza. L’integrazione tra ente pubblico, associazioni di volontariato, mondo della chiesa a questo punto appare come la risposta più confacente per venire incontro a quanti vivono un disagio non solo materiale ma anche , se non soprattutto, sociale.