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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 1024
MODICA - 16/04/2009
Attualità - Modica: nel cortile dell’oratorio S. Domenico Savio hanno partecipato alla messa mille persone

Abbraccio tra il Vescovo Staglianò e i genitori di Giuseppe

Chi non resiste di fronte all’immagine sorridente del bambino sbranato dai cani apposta sul muro con la sua maglia della squadra dell’oratorio si allontana in qualche angolo e singhiozza

L’abbraccio del vescovo Antonio Staglianò con Giovanni, Concetta e Iolanda, padre,madre e sorella di Giuseppe Brafa davanti alla gigantografia che domina il cortile dell’oratorio S. Domenico è il momento conclusivo di un pomeriggio di commozione e grande partecipazione.

Il vescovo non parla davanti alla foto di Giuseppe, si limita ad un abbraccio forte e sentito e poi lascia il cortile dove parenti, amici, giovani, bambini ed adulti non sanno trattenere le lacrime; chi non resiste di fronte all’immagine del piccolo Giuseppe apposta sul muro con la sua maglia della squadra dell’oratorio si allontana in qualche angolo e singhiozza. Poi ognuno ritorna a casa lentamente per i vicoli e le strade di Modica Alta dove la comunità dell’oratorio e le conoscenze salde delle famiglie sono il forte tessuto connettivo che nel tempo possono risultare i fattori capaci di mitigare il dolore di una famiglia ancora straziata.

Nel cortile dell’oratorio S. Domenico Savio ci sono quasi mille persone, un palco sul quale Mons. Staglianò presiede la messa in suffragio di Giuseppe concelebrando insieme al suo vicario Don Salvatore Cerruto ed al parroco Don Gino Tirrito; su un angolo spicca una foto del bambino, un pallone e due magliette, quella del Milan e dell’Or.Sa, le due squadre per cui Giuseppe tifava e di cui faceva parte.

In prima fila il sindaco Antonello Buscema, non ci sono altri rappresentanti istituzionali della città né quell’attenzione mediatica che appena un mese fa si concentrò sul funerale. La cerimonia religiosa è sentita, partecipata, vera, seguita in silenzio da famiglie , bambini, dai compagni di squadra di Giuseppe, dai giovani dell’oratorio con i catechisti Eliana e Daniele. Risuonano invece le parole del vescovo di Noto che ha scelto il trigesimo di Giuseppe per essere per la prima volta presente in città per testimoniare alla famiglia ed a tutta la comunità la sua vicinanza.

Mons. Staglianò lo vuole ricordare a conclusione della sua omelia: «La morte di Giuseppe è caduta nell’antivigilia della mia ordinazione a vescovo e la notizia mi ha raggiunto a Crotone. E’ stato un segno indelebile per me; mi ha riempito di amarezza e di tristezza ed ho subito pensato a questa comunità». Mons. Staglianò ha lanciato alcuni messaggi forti nel corso dei 28 minuti della sua omelia.

«I cani - ha detto il vescovo - sono strumenti nelle mani dell’uomo. Possono diventare strumento di morte come nel caso di Giuseppe , sono strumenti di vita quando vengono utilizzati per salvare vite umane come in Abruzzo. Sono gli uomini a trasformare i cani in strumenti di salvezza o di morte. Ci sono tempi ed azioni che favoriscono la morte, che non deve essere assecondata dal comportamento degli umani». Staglianò ha parlato con tono deciso,fuori dalle convenzioni, quasi prorompente in alcuni passaggi della sua omelia, si è rivolto in particolare ai giovani, vittima di una società consumistica, di un modello di civiltà che insegue il consumo, l’apparire, le mollezze, il vouyerismo, porcherie che entrano nelle programmazioni tv di ogni giorno. Bisogna dunque cambiare stile di vita, fare crescere i valori della giustizia, del bene e della fratellanza.

«Non seguite Narciso, ha detto il vescovo , ma il crocifisso. I giovani vuoti passano la vita, ma non la vivono» . Il richiamo del vescovo è alla pienezza della vita e dei suoi valori perché non vinca quello che Mons. Staglianò ha definito il «terribile gioco della morte» , intesa non solo in senso fisico ma anche spirituale. « La morte di Giuseppe , ha concluso il vescovo, sia segno di rinascita e di ricostruzione dei veri valori, cambiamo lo stile di vita nella sua memoria. Gli uomini danno la morte, Dio dà solo speranze e nuove energie per vivere meglio».

NELLA FOTO SOTTO IL MOMENTO DELL´ABBRACCIO TRA IL VESCOVO E LA MAMMA DI GIUSEPPE. CLICCATECI SOPRA PER INGRANDIRLA