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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 673
MODICA - 01/04/2009
Attualità - La delegata Oipa Valentina Raffa cerca famiglia per 14 bestie

A Milano non sono andati i cani assassini, si tratta di altri randagi

Gli animali potenzialmente pericolosi restano rinchiusi nei canili della «Dog professional» e della «Maia» in attesa della decisione della magistratura sul loro futuro
Foto CorrierediRagusa.it

I cani giunti all’aeroporto di Linate, nel capoluogo lombardo, non appartengono al gruppo di circa 60 randagi, tristemente noti come «cani assassini», catturati tra Sampieri e Marina di Modica e al momento sotto sequestro nei canili della «Dog professional» e della «Maia». La delegata provinciale dell’Organizzazione italiana protezione animali Valentina Raffa (nella foto), che ha accompagnato i cani a Milano, tiene a precisare che «questa iniziativa non deve essere strumentalizzata, collegandola alla drammatica vicenda dell’aggressione mortale dei randagi al bambino modicano di 10 anni al Pisciotto. Questi cani – dichiara la Raffa – che oggi saranno a Milano, non hanno nulla a che vedere con i randagi catturati dagli accalappiacani nella zona degli attacchi registratisi in danno delle persone».

E non potrebbe essere altrimenti. Quei cani, potenzialmente pericolosi, restano sottochiave a disposizione della magistratura, che dovrà decidere sulla loro sorte. Non potrebbero essere affidati a delle famiglie dei randagi che, forse, hanno in passato aggredito le persone. «I cani che oggi ho portato con me – aggiunge la delegata provinciale Oipa – sono stati raccolti in diverse zone del Modicano, compresa anche Marina di Modica, come ad esempio Jerry e una mezza dozzina di cuccioli. Alcuni di loro sono già stati adottati a distanza, altri saranno ospitati nel canile che dista pochi chilometri da Linate. Ma si tratta di cani docili, che non hanno mai aggredito nessuno. Non ci vedo nulla di speciale in questa ennesima adozione di cani – conclude la Raffa – visto che per me è routine raccoglierli per strada e trovare loro una famiglia che se ne prenda cura. Solo che, prima della tragedia del Pisciotto nessuno se ne curava, mentre invece adesso sembra qualcosa di straordinario».

La verità è che la strumentalizzazione di una vicenda dai contorni assurdi sta rasentando l’incredibile, quasi a voler far passare i cani come le uniche vittime dell’accaduto. Ma i fatti, quelli veri e oggettivamente inconfutabili, parlano di un bambino divorato da una muta di randagi, un paio dei quali abbattuti perché si stavano avventando anche contro chi tentava di catturali.

Non si registrano invece novità sul fronte dell’inchiesta, che annovera al momento nel registro degli indagati il possessore dei cani Virgilio Giglio, per omicidio colposo, e due medici veterinari dell’Ausl 7. Si tratta di Roberto Turlà e Antonino Avola, per i quali sono prospettabili le ipotesi di reato di omissione d’atti d’ufficio e falso in atto pubblico in riferimento al sopralluogo effettuato lo scorso settembre nel casolare canile di Giglio, ora sotto sequestro. Altri avvisi di garanzia, almeno due, dovrebbero essere notificati entro la fine della settimana.

Per i prossimi giorni si attende anche la versione dei fatti dell’avvocato Francesco Riccotti, difensore di Virgilio Giglio, la cui posizione sarà al vaglio dei giudici del riesame di Catania martedì prossimo. «Sto ultimando di raccogliere prove documentali a discolpa del mio assistito – ha affermato il legale – che mi consentiranno di poter rilasciare delle dichiarazioni eclatanti sulla piega che sta prendendo l’inchiesta. Una cosa mi sento di dover ribadire: non permetterò – conclude Riccotti – che Virgilio Giglio funga da capro espiatorio in una vicenda dove le responsabilità sono comuni a tante persone già individuate e che, per ovvi motivi legati al segreto istruttorio, non posso rivelare».